Monopattini selvaggi, nuovo allarme a Ostia: “Mobilità dolce diventata una barriera per disabili visivi”

Disabili visivi tornano a denunciare una giungla urbana dove il bastone bianco non basta più: monopattini abbandonati sugli scivoli e veicoli silenziosi che sfrecciano tra i pedoni

Per i cittadini ipovedenti e ciechi che ogni giorno tentano di reclamare il proprio diritto alla mobilità nelle strade di Roma, il marciapiede ha smesso di essere una zona sicura per trasformarsi in un campo minato. Quella che doveva essere la rivoluzione della “mobilità dolce” si è rivelata, nei fatti, una barriera architettonica mobile e imprevedibile. Come denunciato con forza da Jacopo Di Paolo, delegato dell’Associazione Disabili Visivi nel territorio ostiense, la presenza indiscriminata di monopattini e biciclette elettriche in sharing rappresent, ancora oggi, uno dei principali fattori di rischio per l’incolumità fisica di chi si muove con l’ausilio del bastone bianco.

Disabili visivi tornano a denunciare una giungla urbana dove il bastone bianco non basta più: monopattini abbandonati sugli scivoli e veicoli silenziosi che sfrecciano tra i pedoni

“Il problema non è ideologico, ma pratico e drammatico — spiega Di Paolo -, la sostenibilità ambientale resta infatti un valore condiviso, ma la sicurezza delle persone non può essere il prezzo da pagare per un noleggio rapido”.

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Il bastone bianco e l’inganno del manubrio

L’aspetto più critico evidenziato dai disabili visivi riguarda la natura stessa degli oggetti abbandonati. Quando un monopattino viene lasciato al centro di un camminamento o davanti a uno scivolo per carrozzine, diventa un’arma impropria.

Il bastone bianco utilizzato dai non vedenti è progettato per intercettare gli ostacoli a terra; tuttavia, la struttura sottile e verticale del monopattino fa sì che il bastone spesso rilevi solo la base del mezzo, mentre il manubrio sporgente resta “invisibile” alla scansione tattile, colpendo l’utente al petto o al volto.

Questa dinamica causa cadute rovinose e traumi che limitano drasticamente l’autonomia di chi già deve affrontare le croniche carenze delle infrastrutture romane. A Ostia, come nel resto del quadrante sud-ovest, la situazione è definita insostenibile: i mezzi vengono sconsideratamente lasciati su percorsi tattili LOGES, davanti alle paline degli autobus e persino sugli attraversamenti pedonali.

Dal 2020 a oggi: una cronaca di promesse infrante

Il grido d’aiuto attuale non nasce dal nulla, ma affonda le radici in una battaglia che l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) di Roma aveva già intrapreso nel lontano 2020. All’epoca, il presidente Giuliano Frittelli promosse una petizione che metteva in luce criticità rimaste, purtroppo, identiche a distanza di sei anni.

Già allora si contavano oltre 9mila monopattini sparsi per la città senza una regolamentazione ferrea. L’UICI chiedeva l’adozione dell’AVAS (Audible Vehicle Alert System), un sistema di emissione sonora artificiale necessario per rendere individuabili i mezzi elettrici che, sotto i 30 km/h, risultano completamente silenziosi. Senza un segnale acustico, una persona cieca o sorda non ha modo di percepire l’arrivo di un mezzo che sfreccia sul marciapiede a velocità sostenuta, rischiando collisioni che possono rivelarsi fatali.

L’anarchia della sosta e la velocità senza controllo

Nonostante le normative europee del 2019 e i regolamenti comunali, la realtà quotidiana racconta di un controllo quasi nullo. L’abbandono del mezzo ovunque è diventato un costume accettato, nonostante le proposte di identificare siti di sosta obbligatori per combattere il degrado e l’ostruzione dei passaggi.

Un altro nodo cruciale resta la velocità: l’UICI e le associazioni di categoria avevano chiesto e ancora oggi attendono, l’adozione di sistemi GPS in grado di limitare automaticamente la velocità dei mezzi a 6 km/h nelle zone affollate o nei centri storici. Ad oggi, la discrezionalità dell’utente prevale sulla sicurezza collettiva, obbligando non solo i disabili, ma anche anziani, genitori con passeggini e persone con mobilità ridotta a un continuo e pericoloso slalom urbano.

Verso il modello Parigi o la tolleranza zero?

La domanda che agita il dibattito pubblico a Roma è se sia ancora possibile una convivenza civile o se l’unica strada percorribile sia quella del bando totale. Città come Parigi hanno già rimosso il servizio di sharing, e Firenze si prepara a farlo dal 1° aprile 2026.

Jacopo Di Paolo e molti rappresentanti della comunità dei disabili visivi pendono ormai verso la soluzione radicale, ritenendo che i controlli promessi dalle amministrazioni non siano mai stati efficaci. Se le società di gestione non saranno in grado di inibire tecnicamente il noleggio a chi usa i mezzi in modo improprio e se la Polizia Municipale non inizierà a sanzionare pesantemente ogni singola violazione sui marciapiedi, la raccolta firme per l’eliminazione definitiva del servizio diventerà l’unico strumento per restituire la città a tutti i suoi cittadini, nessuno escluso.