Non è solo una transenna, è una ferita aperta nel tessuto urbano che da oltre un anno separa Tor Pignattara dal Quadraro. Via degli Angeli, storica arteria di collegamento, è oggi un non-luogo fatto di erbacce, recinzioni e scavi che sembrano non finire mai. Quella che era nata come un’operazione di prevenzione per evitare l’ennesima voragine in un territorio fragilissimo, si è trasformata in un’epopea ingegneristica e sociale che mette a dura prova la pazienza di residenti e commercianti, ormai esausti di “fare il giro largo” e subire il collasso del traffico limitrofo.
L’odissea sotterranea tra Tor Pignattara e Quadraro ha interrotto la viabilità, ma la sfida tecnica della conduttura arrivata a meno 8 metri ha trovato un altro ostacolo
Tutto ha inizio a febbraio 2025. In un Municipio V già segnato dalla maxi-voragine di via Sestio Menas, i controlli periodici di prevenzione effettuati da Acea e dai tecnici municipali rilevano un’anomalia preoccupante nel sottosuolo di via degli Angeli, nel tratto tra via dei Quintili e via degli Arvali.
Una porzione della condotta delle acque meteoriche ha ceduto. La decisione è immediata: chiudere la strada per evitare che il peso dei veicoli provochi un crollo del manto stradale. Quello che doveva essere un intervento di messa in sicurezza temporanea si è però scontrato con la complessa realtà geomorfologica di un quartiere costruito sopra un reticolo di cavità e vecchie infrastrutture.
Il labirinto a otto metri di profondità
La complessità dell’opera però, emerge chiaramente anche dagli ultimi aggiornamenti del 18 marzo scorso. Non si tratta di riparare una semplice tubazione superficiale. I lavori si stanno svolgendo a una quota di circa 8 metri, una profondità anomala che equivale all’altezza di un palazzo di tre piani.
Arrivati a 7 metri, i tecnici hanno trovato un ulteriore ostacolo: uno strato di cemento armato posto sopra la condotta da riparare, un “tappo” imprevisto che sta rallentando le operazioni di scavo. A questo si aggiunge la necessità di spostare tre diversi sottoservizi (cavi o tubazioni) che non risultavano in alcuna mappa ufficiale, obbligando a continui ricalcoli e indagini georadar per permettere agli operai di scendere in sicurezza nel cratere.
La rivolta dei residenti e la battaglia politica
Mentre sotto terra si combatte con il cemento, in superficie esplode l’esasperazione. I residenti denunciano uno stato di abbandono che va oltre il singolo cantiere: erbacce alte, cumuli di spazzatura e una sicurezza stradale ridotta ai minimi termini, come dimostrato dai recenti investimenti di pedoni nelle vie limitrofe sprovviste di strisce adeguate.
Le opposizioni, guidate dai consiglieri di Forza Italia e dalle associazioni come Assotutela, hanno presentato interrogazioni urgenti e minacciato esposti in Procura, lamentando un silenzio amministrativo giudicato intollerabile. La percezione dei cittadini è quella di un tempo sospeso, dove un danno infrastrutturale sembra richiedere ere geologiche per essere sanato, aggravando il traffico su via di Torpignattara e isolando intere zone vicino a Villa De Sanctis.
Prospettive e risoluzioni future
L’assessora ai Lavori Pubblici Maura Lostia ha rivendicato la natura straordinaria dell’intervento, sottolineando che non si tratta di “chiudere una buchetta” ma di un’opera di ingegneria complessa condotta in condizioni di rischio.
Secondo l’amministrazione, una volta superato l’ultimo tratto di cemento e riparata la condotta, l’intervento non si limiterà a riaprire la via, ma porterà benefici a lungo termine anche al quadrante di via del Mandrione e via di Porta Furba, risolvendo problemi di allagamento che persistono da trent’anni. Resta tuttavia l’incognita sulla data definitiva di riapertura, con un quartiere che chiede di tornare a respirare e di non essere più considerato una periferia invisibile.


















