Poliziotti arrestati a Roma: ecco come rapinavano ladri e ricettatori durante perquisizioni fasulle

Finte perquisizioni, rapine vere: il caso dei due poliziotti indefeli arrestati dai carabinieri di Ostia. L'ultima vittima un capofamiglia rom del campo di via Gordiani

Agenti di Polizia. Foto di archivio

Prestavano servizio alla Squadra Anticrimine del Commissariato Parioli i due poliziotti arrestati ieri dai carabinieri di Ostia con l’accusa di aver rapinato una famiglia rom nel campo di via Gordiani, in presenza di tre ragazzini di cui uno, 12 anni, per la paura ha fatto la pipì sotto i pantaloni.

Finte perquisizioni, rapine vere: il caso dei due poliziotti indefeli arrestati dai carabinieri di Ostia. L’ultima vittima un capofamiglia rom del campo di via Gordiani

Il colpo per cui i poliziotti Danilo Barberi, 51 anni, e Dario Scascitelli, 42, sono finiti in carcere assieme a due pregiudicati – un croato e un magrebino – era stato commesso durante l’orario di servizio pomeridiano e con l’auto civetta del commissariato, una Megane, giusto un anno fa, il 18 dicembre 2024, per un bottino tra soldi e Rolex di circa 200mila euro prelevati dal controsoffitto della baracca dei rom. Si erano presentati falsamente come carabinieri dei Parioli, con Barberi nel ruolo di comandante.

Mi devi ringraziare che ti ho lasciato per le feste (il Natale) coi tuoi figli”, avrebbe detto ‘il comandante’ all’uscita della baracca, facendo credere che aveva risparmiato al rom capofamiglia l’arresto per armi (quando una pistola illegale l’avrebbero portata senza mostrarla gli stessi poliziotti).

I poliziotti: dai domiciliari al carcere

Nessuno shock, comunque, in ambito investigativo: i due poliziotti hanno ricevuto l’ordine di arresto a casa dove da giugno scontavano gli arresti domiciliari per una precedente rapina commessa durante un’altra ”perquisizione” in un appartamento di Mostacciano in cui avevano rubato – con un terzo agente della stessa squadra anticrimine e un pregiudicato albanese – 36mila euro, un Rolex e un Omega.

Stavolta si sono aperte le porte del carcere perché come ritiene il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma Tiziana Coccoluto i poliziotti hanno rivelato una spiccata capacità organizzativa e spregiudicatezza”, che profilerebbe una certa perseveranza considerato il precedente arresto.

Per la rapina nel campo rom sono entrati in scena in cinque. Per gli investigatori c’è Barberi, ritenuto la mente; il collega Scascitelli; un terzo uomo (pare sempre un agente per cui però la misura cautelare è stata respinta per insufficienza di prove) e infine due pregiudicati.

Uno è Said Essari, campione di Kickboxing e confidente della polizia arrestato sempre lo scorso giugno con altri due poliziotti del commissariato Tor San Lorenzo col ruolo di dare dritte su grosse quantitativi di droga da sequestrare per poi chiederne una fetta. E per ultimo Tomica Branilovic, detto Tommy, croato di 43 anni, il ‘palo’, che anni prima aveva scontato la galera a Roma proprio assieme al rom rapinato nel campo di Villa Gordiani. Era stato lui a proporre l’affare ‘zingari’ ai poliziotti infedeli.

Ma è sul sistema del gruppo che si è concentrata l’attenzione della procura di Roma: architettare finte perquisizioni e rapine vere ai danni di persone con problemi con la giustizia per garantirsi l’impunità. Tanto che in una intercettazione il marocchino dice al croato “Fanno schifo” sentendosi rispondere: “Falli lavorare, finché dura fa verdura”.

Ed è vero che le vittime, che vivono perlopiù di illegalità, hanno paura, soprattutto di arresti illegittimi. Basterebbe che gli venisse lasciata in casa un’arma o della droga. Quindi meglio accontentarsi solo di essere rapinati.

Il rom infatti, non denuncia nemmeno quando viene convocato a confermare quanto già i carabinieri di Ostia hanno già ricostruito. Eppure aveva subito capito che nella finta perquisizione nella sua baracca c’erano anche personaggi delle “forze dell’ordine veri” tanto che aveva provato, invano, a convincerli a non portare via almeno i soldi (tra i cinque e i seimila euro) inventando che erano falsi.

Gli indizi e prove a carico

Ma se il rom non parla i complici dei poliziotti, però, lasciano tracce. Durante la falsa perquisizione nella baracca (smontata con un trapano) Said Essari gira addirittura quattro brevi video che invia e verranno poi acquisiti nel fascicolo.

Mentre Tommy Branilovic (che era rimasto fuori a fare il palo) appunta su un file dell’IPhone: “Danilo (il poliziotto ndr) e altri ragazzi che lavorano con lui 18.12 (18 dicembre ndr) sono andati a fare perquisizione rapina che si sono portate due pistole rubate con loro nella roulotte di xxxxx e gli hanno rubato 6mila euro e orologi di valore di 200mila euro senza lasciare nessun foglio di perquisizione”.

Magari per Tommy è un tentativo di allontanare i sospetti da lui: non sa che all’uscita del campo rom c’è una telecamera puntata che inquadra la Jeep che guida (intestata alla fidanzata). Da fuori era entrato nel campo per sollecitare i complici, secondo la ricostruzione della procura. Era troppo tempo che erano all’interno. Ma era stato rassicurato.

A scandire i tempi della fine perquisizione era stata poi in un interrogatorio la moglie del capofamiglia rom. “Poco prima della fine della finta perquisizione uno dei finti carabinieri ha detto: ‘Abbiamo finito perché tanto sta giocando la Roma‘.” Gli investigatori dell’Arma che hanno lavorato assieme agli uomini della Squadra Mobile, appuntano che quella sera all’Olimpico si giocava la partita di Coppa Italia Roma-Sampdoria.

Il bottino non recuperato

Fatto sta che il bottino non è stato recuperato. Secondo quanto poi ammesso dalla moglie della vittima nella baracca sono spariti un Rolex Datejust con quadrante rosa; un Rolex Explorer 1 in acciaio con quadrante grigio; un Rolex Daitona in caucciù e quadrante in oro giallo; un Rolex Submariner in acciaio con quadrante nero; un Rolex Gmt e un Cartier con quadrante in oro, oltre a due anelli di valore. Preziosi di cui le vittime non hanno saputo giustificare il possesso.

Il giorno dopo la falsa perquisizione – è stato poi ricostruito  – che uno degli agenti si è informato col suo pc sul valore degli orologi (altro indizio a favore di chi indaga).