Il Lago di Albano sta scomparendo sotto i colpi di una crisi idrica spaventosa, eppure i progetti di sfruttamento non si fermano. Una denuncia del Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani, si innalza contro il presunto silenzio delle amministrazioni locali, accusate di concedere autorizzazioni che mettono a rischio la sopravvivenza dell’ecosistema.
Attivisti del Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani insorgono su nulla osta ad ACEA ATO2 per il Lago di Albano: “Manca una regolare concessione”
Il bacino lacustre dei Castelli Romani sta vivendo una fase di agonia senza precedenti, con i dati scientifici che certificano una situazione drammatica. Il livello delle acque del Lago di Albano ha raggiunto minimi storici drammatici.
A fronte di un deficit idrico spaventoso, in cui mancano all’appello tra i sei e gli otto metri di livello idrico, è giunta una decisione politica e amministrativa che ha scatenato la dura reazione del territorio. L’Ente Parco dei Castelli Romani, ha infatti rilasciato il proprio nulla osta ad ACEA ATO2 per il potenziamento delle infrastrutture collegate al pozzo denominato Sforza Cesarini.

Il progetto prevede la posa di una nuova condotta premente, per collegare l’impianto di sollevamento al serbatoio di Monte Gentile, attraversando i territori comunali di Castel Gandolfo, Albano Laziale e Ariccia. Il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani, ha per questa ragione, immediatamente espresso il suo sdegno affermando che “il Lago Albano muore ma l’Ente Parco dà il via libera ad ACEA”.

L’atto autorizzativo, secondo gli attivisti che hanno sollevato il caso, rappresenta un colpo durissimo alla tutela della biodiversità di un’area protetta di rilevanza comunitaria, “un intervento assurdo” su un bacino idrico ormai ridotto allo stremo e sottoposto a tutele speciali.
L’assenza di concessione e i prelievi idrici incontrollati
La contestazione sollevata dai cittadini, poggia su solide basi documentali estratte dagli stessi atti autorizzativi del Parco. Nello specifico, il provvedimento evidenzia come il gestore idrico non possieda ancora la concessione di derivazione per lo sfruttamento delle acque sotterranee del pozzo.
Nella denuncia degli attivisti si legge che “manca una regolare concessione di derivazione delle acque, rendendo di fatto impossibile calcolare il reale bilancio idrico e i limiti di prelievo ecologici”.
Il regime di prelievo attuale si attesta già su “livelli insostenibili”, pari a circa 37 litri al secondo, una portata continua che impoverirebbe il lago abbassandone la superficie di ben 20 centimetri ogni anno. E dunque secondo gli attivisti, con l’installazione delle nuove tubature a sezione maggiorata, l’equilibrio di questo ecosistema, protetto dai vincoli europei della Rete Natura 2000, rischierebbe di essere compromesso in via definitiva per meri scopi commerciali.
Il gioco delle tre carte e i rifiuti nel parco
Il Comitato avrebbe inoltre smascherato quelle che ritiene essere evidenti contraddizioni metodologiche nella pianificazione del progetto edilizio ed estrattivo. Nel progetto definitivo, ACEA ammetterebbe formalmente che l’approvvigionamento idrico avviene tramite emungimento diretto dal bacino lacustre. Ma in seguito l’azienda avrebbe negato tale circostanza. Una condotta definita al Comitato come “il gioco delle tre carte” ideato esclusivamente per ottenere l’approvazione delle opere.
Un ulteriore elemento di forte preoccupazione riguarda la gestione dei materiali obsoleti. I cittadini denunciano come le vecchie condotte idriche dismesse, rischino di rimanere sul posto, ignorando le prescrizioni formali e configurandosi a tutti gli effetti come rifiuti speciali abbandonati nel cuore della foresta protetta.
Le accuse di inazione e il silenzio delle istituzioni
La critica politica mossa dagli esponenti del Comitato non risparmierebbe in queste ore la presidenza dell’Ente Parco né le amministrazioni comunali coinvolte, con l’accusa principale, che verte sulla prassi amministrativa dei pareri favorevoli condizionati, che scaricano la responsabilità del monitoraggio su controlli che spesso si rivelano inesistenti.
Gli ecologisti lamentano che “la linea della presidenza sembra essere quella del nulla osta con prescrizioni: non si vieta mai nulla, ma si approva tutto sperando che le regole vengano rispettate”. Per questo i rappresentanti del territorio si chiedono pubblicamente dove siano finiti i sindaci dei Comuni di Albano, Ariccia e Castel Gandolfo, l’Autorità di Bacino, la ASL e la Regione Lazio, di fronte a questo scempio ecologico.
La mobilitazione popolare e le rivendicazioni urgenti
Per la gravità dello scenario idrico intanto, gli attivisti hanno lanciato un appello alla mobilitazione collettiva per contrastare l’impoverimento della flora e della fauna locali, e attendono risposte concrete e immediate dai vertici decisionali.
Le richieste avanzate con forza all’indirizzo dell’Ente Parco, comprendono una moratoria immediata sui tagli boschivi commerciali e l’applicazione di un limite certo e invalicabile ai prelievi idrici dai laghi.
Da ultimo, il Comitato esige l’immediata dichiarazione formale dello stato di emergenza idrica e ambientale per salvaguardare la salute pubblica e preservare ciò che resta del patrimonio naturale dei Castelli Romani.
L’Ente Parco dei Castelli Romani smentisce l’aumento dei prelievi dal pozzo Sforza Cesarini
L’Ente Parco dei Castelli Romani smentisce categoricamente l’autorizzazione a incrementare i prelievi d’acqua dal pozzo Sforza Cesarini. Il presidente Ivan Boccali ha chiarito che il provvedimento non è un nulla osta ufficiale, ma un parere tecnico favorevole alla sostituzione delle vecchie condotte con una nuova tubazione. L’intervento mira a efficientare la rete e a azzerare le dispersioni idriche, mantenendo del tutto invariata la portata complessiva.
La nuova infrastruttura sarà utilizzabile solo in caso di emergenza dichiarata. Pur apprezzando la rimozione delle vecchie condotte, il Coordinamento delle associazioni ambientaliste ritiene insufficienti queste misure per arrestare il progressivo e preoccupante abbassamento del Lago Albano, sollecitando la progressiva dismissione del pozzo e il ricorso a fonti idriche alternative.


















