Rapina al campo rom mascherata da perquisizione: nel raid due poliziotti sospesi che si erano finti carabinieri

Migliaia di euro e orologi di lusso nel bottino sottratto terrorizzando una famiglia nel campo rom del Prenestino

Carabinieri al campo rom di via Gordiani - foto di archivio

Un episodio inquietante che sembra uscito da un film, ma che ha avuto luogo al Prenestino, quello dei due poliziotti sospesi dal servizio, che insieme a due complici, si erano finti carabinieri per mettere a segno una rapina al campo nomadi di Via dei Gordiani.

Migliaia di euro e orologi di lusso nel bottino sottratto terrorizzando una famiglia nel campo rom del Prenestino

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in quattro uomini avrebbero fatto irruzione nell’abitazione di due coniugi. Un blitz verosimile con il presunto scopo di una perquisizione, durante la quale si erano qualificati come carabinieri della Compagnia Parioli, con tanto di distintivi per giustificare un controllo “ufficiale” e a sorpresa.

Così con il pretesto di dover frugare l’ambiente per cercare armi e droga, hanno reso il tutto più pesante, con minacce inusuali a marito e moglie e anche ai loro figli minori, tutti addirittura costretti a restare all’interno dell’appartamento con la porta chiusa.

Un attacco calcolato, a cui solo la donna ha avuto per un attimo il coraggio di reagire. Non convinta della vera identità dei militari, ha tentato di smascherarli ottenendo per tutta risposta una reazione verbale ancora più violenta, verso di lei e il figlio 12enne.

Il bottino della rapina

Tra minacce i intimidazioni, i criminali sono riusciti così a smontare con un trapano i pannelli delle pareti dell’alloggio per accedere agli oggetti di valore che vi erano nascosti: migliaia di euro in contanti e orologi di lusso, tra cui Rolex e Cartier.

Con la denuncia, le indagini avviate dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia e dalla Squadra Mobile di Roma, coordinati dai magistrati del dipartimento “Criminalità diffusa e grave”, hanno portato i militari a ricostruire l’organizzazione complessa dei criminali, emersa con l’analisi di filmati di videosorveglianza, i tabulati telefonici, fino alle copie forensi dei dispositivi che si erano procurati gli indagati.

Con l’identificazione degli autori materiali inoltre, è emersa anche la responsabilità di un soggetto che faceva da basista, fornendo informazioni dettagliate sull’abitazione e sui nascondigli dei valori.

Per i due poliziotti del Commissariato Salario-Parioli, già sospesi e ai domiciliari per altra causa, e di due uomini di nazionalità marocchina e croata, è scattati l’arresto e la custodia cautelare in carcere.

Lo stato del procedimento è nella fase delle indagini preliminari, dunque gli indagati sono al momento da considerare innocenti fino ad accertamento di colpevolezza con sentenza definitiva.