La Corte d’Appello ha depositato le motivazioni che confermano le condanne per Francesca Rocca, maestra del nido “La Fattoria di Mamma Cocca”, e Chiara Colonnelli, la mamma alla guida dell’auto che investì la piccola Lavinia Montebove, nello spazio esterno dell’asilo nido. La bimba da allora vive in stato di coma vegetativo.
Depositate le motivazioni della sentenza sul caso di Lavinia Montebove: “Nessun pentimento e condotte gravemente negligenti”
Lavinia Montebove aveva appena 16 mesi quando, il 7 agosto di quell’anno, fu investita dal veicolo dell’imputata all’interno dell’asilo nido “La Fattoria di Mamma Cocca” a Velletri, dove si trovava affidata alla maestra e proprietaria della struttura, Francesca Rocca.
In pochi attimi, la piccola riuscì a raggiungere gattonando lo spazio esterno del nido, un’area adibita a parcheggio, approfittando di un cancelletto e di una porta lasciati aperti, e dove proprio in quel momento stava sopraggiungendo l’auto guidata da Chiara Colonnelli, madre di un’altra bambina iscritta al nido,
La sentenza d’Appello: pene confermate e condotte gravi
La Corte d’Appello ha confermato le condanne di primo grado: due anni e mezzo per Francesca Rocca, riconosciuta colpevole di lesioni personali colpose e abbandono di minore, e un anno per Chiara Colonnelli, condannata per lesioni colpose.
Per i giudici, l’evento non è stato né fortuito né imprevedibile, ma la diretta conseguenza di negligenze e imprudenze gravi. Nelle motivazioni depositate, i magistrati sottolineano come nessuna attenuante possa essere riconosciuta alle due imputate, che “non hanno mai manifestato segni di resipiscenza, pur a fronte della estrema gravità delle condotte poste in essere”.
La responsabilità della maestra: omissioni e disorganizzazione
Secondo la sentenza, la condotta di Rocca è stata caratterizzata da una gestione gravemente imprudente dei minori. La maestra, lasciando aperti gli accessi esterni e spostandosi per accompagnare un bambino in bagno senza garantire la vigilanza, ha permesso a Lavinia di raggiungere l’area parcheggio. “La causa della distrazione – come scrivono i giudici – deve essere ricondotta a una circostanza ordinaria e prevedibile nell’ambito della gestione di una struttura per l’infanzia, come accompagnare un bambino al bagno. Proprio per la sua prevedibilità, essa non può giustificare l’omissione del dovere di vigilanza.”. camila araujo leak
L’investitrice e la prevedibilità dell’evento
Quanto a Chiara Colonnelli, i giudici hanno respinto le tesi difensive che negavano la dinamica dell’investimento. La presenza di bambini nel cortile antistante era “un’evenienza del tutto prevedibile” e la donna ha guidato “in modo gravemente imprudente”. Secondo la Corte, la consapevolezza del rischio e la prevedibilità dell’evento rendono irrilevante qualsiasi ipotesi di caso fortuito.


















