Madonnetta: rinvio a giudizio per il clochard che inseguì Riccardo Pica, morto per lo spavento

Chiesto il rinvio a giudizio per il clochard che inseguì Riccardo Pica nel Parco della Madonnetta: "Responsabilità di morte non voluta"

parco della madonnetta

Roma: è stato chiesto questa mattina, dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Dr. Minisci, il rinvio a giudizio per il clochard che dimorava nei locali abbandonati del Parco della Madonnetta, e che il 26 febbraio scorso, armato di accetta, avrebbe minacciato Riccardo Pica e i suoi amici inseguendoli. Il terribile epilogo di quell’aggressione, fu la morte del giovane Riccardo, per un’anomalia cardiaca aggravata dalla circostanza emotiva dovuta al forte spavento. Ora per il clochard, è stato chiesto il rinvio a giudizio per la “responsabilità di morte, come causa non voluta dal colpevole di un altro reato”.

Chiesto il rinvio a giudizio per il clochard che inseguì Riccardo Pica nel Parco della Madonnetta: “Responsabilità di morte non voluta”

Stamattina si è fatto un altro passo per il processo per la morte di Riccardo Pica, morto nel parco della Madonnetta lo scorso 26 febbraio – lo dichiara l’Avvocato Guido Pascucci che assiste la proprietà del Centro Sportivo e del Comitato di quartiere del Parco della Madonnetta, e che in qualità di penalista, sta seguendo con interesse la vicenda”.

“Il Sostituto Procuratore della Repubblica, Dr. Minisci – prosegue l’Avvocato – ha chiesto il rinvio a giudizio per il clochard, per una responsabilità ai sensi dell’art 586 c.p. che in sostanza si riferisce alla circostanza di morte come causa non voluta dal colpevole di un altro reato”.

Per spiegare il reato che il P.M. ha ipotizzato, l’Avvocato Pascucci chiarisce:

L’arresto cardiaco è di fatto la causa della morte di Riccardo Picaprosegue l’Avvocato di Ostia – e fino a questo momento, l’ipotesi accusatoria è di fatto la minaccia di morte. L’elemento psicologico del clochard era presumibilmente ed esclusivamente, quello di allontanare i ragazzi minacciandoli e spaventandoli”.

E proprio l’autopsia, effettuata all’inizio del mese di agosto (leggi qui), aveva confermato che la morte del giovane Riccardo Pica, era avvenuta in conseguenza di tre elementi costitutivi: anomalia cardiaca, lavoro muscolare e circostanza emotiva dovuta a spavento che si è verificato durante la fase di inseguimento, in un cuore già sottoposto cronicamente ad un surplus di lavoro.

“Se mai il processo iniziasse con questa motivazione – conclude Pascuccii familiari della vittima hanno già manifestato l’interesse a richiedere l’ampliamento delle responsabilità, quindi non solo quelle del clochard di nazionalità rumena, ma anche dell’amministrazione pubblica che verrà chiamata in causa dalle parti offese”.

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