Si scontra contro un pino caduto sulla strada priva di lampioni, perde la memoria, resta invalido ma il Comune gli nega il risarcimento

Vicenda paradossale: un pino crolla su via di Castelfusano priva di lampioni, l'automobilista riporta lesioni gravissime e permanenti ma Roma Capitale gli nega il risarcimento. L'appello ai testimoni

Foto di repertorio

A causa di un incidente causato da un pino appena crollato sulla strada, ha riportato la scomparsa della memoria e danni severi che gli hanno causato una invalidità permanente. Eppure il Comune di Roma gli nega il risarcimento.

Vicenda paradossale a Ostia: un pino crolla su via di Castelfusano priva di lampioni, l’automobilista riporta lesioni gravissime e permanenti ma Roma Capitale gli nega il risarcimento. L’appello ai testimoni

Vittima della vicenda è Francesco Bulfoni, 38 anni all’epoca del fatto. Prima dello schianto la sua vita era divisa tra lavoro e sport. Aveva giocato a calcio nel Castel di Sangro, partecipato a competizioni nazionali di sollevamento pesi e gestito per anni un noto ristorante di Ostia. Una persona abituata a lavorare, muoversi e programmare il futuro. Quella notte, tornando a casa, tutto si è fermato.

Il fatto

Erano circa le 3.15 della note del 29 agosto di tre anni fa e Bulfoni stava tornando a casa dopo una serata di lavoro in un ristorante sul lungomare di Ostia. Improvvisamente, in via di Castelfusano, è crollato un pino di traverso sull’intera carreggiata. Bulfoni, alla guida della sua Fiat Panda in una strada senza illuminazione, con il fondo dissestato dalle radici degli alberi, ha frenato disperatamente e sterzato nel tentativo di evitare l’ostacolo. Poi l’impatto, la rotazione dell’auto e una vita che ha cambiato tragicamente il suo destino.

Le conseguenze

L’incidente ha determinato in Bulfoni un grave trauma cranico e una severa perdita di sangue da un orecchio. Trasferito d’urgenza in terapia intensiva, ha ricevuto la diagnosi di grave trauma cranico diffuso. E’ rimasto in coma profondo per sette giorni, anche farmacologicamente indotto, con tracheotomia. Per quindici giorni ebbe bisogno di un supporto respiratorio assistito.

Il percorso di cura è proseguito tra ospedali e strutture riabilitative. La documentazione indica un ricovero di oltre un anno presso la strutture riabilitative.

Le conseguenze più pesanti hanno riguardato anche la memoria. Al risveglio Bulfoni non riusciva a ricostruire con continuità il proprio passato e ha dovuto affrontare un lungo lavoro per riconoscere le persone, recuperare i ricordi e riavvicinarsi alle attività quotidiane. «Mi sembra di vivere in un mondo che non conosco», ha raccontato descrivendo le difficoltà incontrate dopo l’incidente.

I verbali dei soccorritori

Secondo gli atti della Polizia Locale e la documentazione di ARES 118, sulla carreggiata si trovava un pino caduto che occupava entrambe le direzioni di marcia. Un ostacolo improvviso, in un tratto privo di lampioni e che, secondo la ricostruzione della difesa, si presentava in condizioni particolarmente difficili: buche, radici, dossi, dislivelli e profonde sconnessioni.

Bulfoni avrebbe frenato e sterzato per evitare l’albero, senza però riuscire a scongiurare la collisione. Dopo l’urto, la Fiat Panda avrebbe compiuto una rotazione di circa 180 gradi, arrestandosi a circa 7,80 metri dal punto dell’impatto.

Il nodo della velocità

Francesco Bulfoni ha presentato al Comune di Roma il conto di quanto patito per conseguenza, reputa, della mancata manutenzione dell’albero e della sede stradale. La richiesta, però, è stata respinta.

Uno dei nodi centrali della controversia con Roma Capitale riguarda la velocità dell’auto. Le consulenze cinematiche richiamate dalla difesa collocano la velocità dell’utilitaria, prima dell’impatto, intorno ai 49 chilometri orari. Secondo i consulenti, si tratterebbe di un dato compatibile con la dinamica dell’incidente, con le caratteristiche del veicolo e con le deformazioni riportate dopo lo schianto.

Roma Capitale avrebbe invece attribuito rilievo alla posizione finale della lancetta del tachimetro, rimasta ferma intorno ai 125 chilometri orari. La difesa contesta che quel valore possa dimostrare la velocità tenuta dall’auto prima della collisione.

La lancetta, infatti, sarebbe stata osservata soltanto dopo l’urto. Secondo la consulenza tecnica, la collisione, le deformazioni del veicolo, l’inerzia delle parti mobili, il possibile disallineamento dei supporti e un’eventuale interruzione dell’alimentazione elettrica potrebbero avere modificato la posizione degli indicatori. Infatti oltre che il tachimetro anche la lancetta della temperatura del liquido refrigerante sarebbe risultata spostata a destra, senza che durante l’ispezione fossero presenti segni di surriscaldamento.

Per la difesa, dunque, i 125 chilometri orari non rappresenterebbero la fotografia della velocità tenuta dall’auto prima dello schianto, ma soltanto un dato rilevato sul quadro strumenti dopo l’incidente. «È paradossale che, davanti a un incidente dalle conseguenze gravissime, si assuma come dato decisivo una velocità ricavata dalla lancetta dopo l’urto, senza confrontarsi con la ricostruzione cinematica, con le deformazioni dell’auto e con le condizioni concrete della strada», sostiene l’avvocato Domenico Stamato, che assiste Bulfoni per una nuova iniziativa legale contro Roma Capitale.

I pini morti e le condizioni della strada

La difesa contesta che l’attenzione possa essere concentrata esclusivamente sulla condotta del conducente, lasciando sullo sfondo la presenza dell’albero sulla carreggiata e le condizioni della strada. Secondo quanto riferito, i pini presenti lungo quel tratto risultavano ormai morti. A poche settimane dall’incidente di Bulfoni, la stessa strada sarebbe stata interessata da un altro incidente mortale, sul quale la difesa richiama anche il ruolo delle sconnessioni del manto stradale.

Soltanto nel dicembre 2023, a distanza di mesi dall’incidente, Roma Capitale avrebbe provveduto al taglio degli alberi.

Pioggia, fondo bagnato, assenza di illuminazione, buche, radici, dossi e dislivelli avrebbero reso ancora più difficile individuare e superare l’ostacolo. La limitata potenza dell’utilitaria, inoltre, renderebbe incompatibile, secondo i consulenti della difesa, l’ipotesi di una marcia a 125 chilometri orari in quel tratto.

La responsabilità dell’amministrazione e l’eventuale incidenza della condotta di guida restano, tuttavia, oggetto di contestazione. Dovranno essere valutate sulla base dei rilievi, degli atti ufficiali e delle consulenze tecniche.

Il sale grosso scambiato per droga

Dopo l’incidente, Bulfoni si è trovato coinvolto anche in un’altra vicenda che ha dell’incredibile. Durante gli accertamenti, all’interno della vettura venne trovato un sacchetto contenente cristalli bianchi. Il contenuto – sale grosso che Bulfoni conservava per scaramanzia – fu inizialmente scambiato per una sostanza stupefacente e posto sotto sequestro insieme a del contante in possesso del conducente. Gli accertamenti tossicologici avrebbero poi escluso l’ipotesi, riconducendo i cristalli al comune sale da cucina. La vicenda si sarebbe conclusa con l’archiviazione e con la restituzione dell’incasso del ristorante.

A distanza di circa un anno dall’incidente arrivò anche un provvedimento della Prefettura: due mesi di sospensione della patente, collegati alla precedente segnalazione della Polizia Locale X Mare relativa alle presunte sostanze stupefacenti. Bulfoni non è riuscito a opporsi, anche per le condizioni fisiche e psicologiche in cui si trovava dopo il coma, i ricoveri e l’inizio del lungo percorso riabilitativo.

L’appello rivolto ai testimoni

Resta da chiarire anche chi chiamò i soccorsi quella notte. La difesa ha già chiesto ad ARES 118 di produrre le annotazioni interne nelle quali sarebbero presenti i dati della persona che segnalò l’incidente e fornì le prime informazioni sull’emergenza.

ARES 118 avrebbe negato la produzione di quei documenti. Secondo la difesa, il contenuto della chiamata e l’identità del chiamante potrebbero contribuire a ricostruire la posizione del pino, le condizioni della carreggiata e quanto accaduto nei minuti immediatamente successivi allo schianto.

Bulfoni lancia un appello alla persona che quella notte chiamò il 118: «Mi contatti». La sua testimonianza potrebbe aiutare a chiarire la dinamica dell’incidente e le condizioni della strada nel momento in cui si verificò. Farsi avanti e raccontare ciò a cui avrebbe assistito potrebbe contribuire a ricostruire quei minuti e a comprendere che cosa accadde subito dopo lo schianto.

La richiesta di risarcimento

Roma Capitale ha negato ogni forma di risarcimento, contestando la ricostruzione della dinamica e attribuendo un peso centrale alla presunta velocità di 125 chilometri orari. La difesa replica che quel valore deriva dalla posizione della lancetta dopo l’urto, mentre le consulenze cinematiche indicano una velocità di circa 49 chilometri orari prima dell’impatto.

L’avvocato di Bulfoni chiede che siano valutati nel loro insieme tutti gli elementi: la presenza del pino e la sua posizione sulla strada, l’assenza di illuminazione, le condizioni del fondo, la pioggia, le buche, le radici, i dossi e i dislivelli. E ancora: la dinamica dell’urto, le deformazioni della vettura e il reale significato della posizione finale delle lancette.

Per Bulfoni non si tratta soltanto di una richiesta economica. Al centro c’è la necessità di ricostruire quella notte e di impedire che una vicenda segnata dal coma, da un grave danno neurologico e da anni di riabilitazione venga ridotta alla posizione di una lancetta rimasta ferma dopo lo schianto.

Si contrappongono, dunque, da una parte un uomo che, a quasi tre anni dall’incidente, continua a fare i conti con le conseguenze del trauma. Dall’altra, la ricostruzione dell’amministrazione, che invece nega ogni attribuzione di responsabilità.

Il punto sarà stabilire, sulla base degli atti e delle prove, che cosa accadde davvero quella notte in via di Castel Fusano: quanto fosse visibile quell’albero, in quali condizioni si trovasse la strada e quale valore possa essere attribuito a una lancetta rimasta immobile dopo lo schianto.