Una giornata all’aria aperta nei boschi dell’alto Lazio, ha rischiato di trasformarsi in una tragedia per un escursionista residente a Roma, rimasto bloccato in una zona impervia di Vejano, ed esattamente nella gola del fiume Mignone, inaccessibile ai veicoli di soccorso.
L’uomo si era inoltrato nella gola del fiume Mignone inaccessibile ai veicoli di soccorso: l’allarme prima del tramonto ha fatto scattare le ricerche dei Forestali
Quella che doveva essere una piacevole domenica di cammino e relax immersi nella natura si è trasformata all’improvviso in una trappola di vegetazione e silenzio per un escursionista romano, addentratosi da solo tra i boschi del comune di Vejano.
L’uomo ha perso l’orientamento a causa della fitta alberatura, finendo per smarrire del tutto la traccia del sentiero, e a complicare la situazione è subentrata la totale assenza di copertura telefonica: una trappola invisibile ma insidiosa che ha impedito all’uomo di lanciare subito l’allarme e chiedere aiuto.
Disorientato e senza riferimenti visivi, il camminatore si è spinto ancora più a fondo nella boscaglia fino a raggiungere il ciglio dell’Arcaccio, una profonda gola scoscesa modellata dal corso del fiume Mignone.
Tra momenti di crescente apprensione e con il tempo che scorreva inesorabile, l’unica speranza che gli era rimasta, era quella di muoversi passo dopo passo fino a intercettare una “finestra” di segnale per il proprio smartphone.
L’allarme nel primo pomeriggio e la posizione GPS
La svolta si è verificata nel primo pomeriggio, quando il telefono dell’escursionista è finalmente riuscito a riagganciare un tacca di rete cellulare. Senza perdere un solo secondo, l’uomo ha contattato i soccorsi mettendo in moto la macchina dei controlli.
La chiamata è stata subito girata ai Carabinieri Forestali di zona, che hanno preso in carico la gestione dell’emergenza. Mantenendo un contatto costante per calmarlo, i militari gli hanno dato le istruzioni fondamentali: tra queste, quella di rimanere assolutamente fermo per evitare scivoloni nel canyon o un ulteriore allontanamento.
Poi in una corsa contro il tempo prima che sopraggiungesse il buio, i Forestali gli hanno spiegato come estrapolare dal telefono e condividere le coordinate GPS della sua posizione.
E’ stato allora che i dati satellitari incrociati con le mappe, hanno confermato la gravità dello scenario: il disperso si trovava nel cuore della gola dell’Arcaccio, un punto del tutto inaccessibile ai veicoli e ai fuoristrada di soccorso.
La marcia a piedi nel canyon e il ritrovamento
Consapevoli che i mezzi a motore non avrebbero potuto spingersi oltre, i Carabinieri Forestali hanno lasciato l’automezzo di pattuglia al margine della strada carrabile e si sono incamminati a piedi, affrontando la folta boscaglia a passo sostenuto.
Risalendo e discendendo i pendii rocciosi lungo il bacino del fiume Mignone, facendosi strada tra gli ostacoli naturali della macchia, solo una volta giunti nei pressi delle coordinate ricevute, i soccorritori hanno iniziato a chiamare il disperso a gran voce.
Quando la risposta dell’escursionista ha finalmente rotto il silenzio della vallata: guidati dai richiami, i militari hanno azzerato le distanze e lo hanno raggiunto, trovandolo provato dalla paura ma fortunatamente incolume.
Il rientro in sicurezza e il ricongiungimento con la famiglia
Dopo aver accertato le sue buone condizioni di salute e avergli offerto un primo conforto, i Forestali lo hanno messo in sicurezza, aiutandolo ad affrontare a ritroso la ripida risalita fuori dal canyon dell’Arcaccio.
Al termine della complessa operazione la pattuglia e l’escursionista hanno fatto rientro al fuoristrada di servizio. Scortato dai militari fino al punto di partenza dove aveva parcheggiato la propria auto, l’uomo ha potuto finalmente riabbracciare i familiari, che hanno vissuto ore di angoscia in attesa di notizie rassicuranti.


















