Un nuovo e inquietante modus operandi prende piede nel territorio della provincia romana, puntando sulla pressione psicologica e sull’uso indebito dei nomi delle istituzioni per consumare furti negli appartamenti. A fare le spese di questo subdolo tentativo di raggiro, ma con un finale fortunatamente opposto a quello sperato dai malviventi, è stato il musicista Pietro Roffi a Valmontone.Â
Un piano ingegnoso pensato per far uscire le vittime e svaligiare le abitazioni incustodite, bloccato sul nascere dalla prontezza del fisarmonicista Pietro Roffi
Grazie a una reazione estremamente lucida e alla prontezza di riflessi, la vittima designata ha smascherato la truffa in tempo reale, evitando che l’inganno si trasformasse nell’ennesimo svaligiamento di casa e decidendo di lanciare un chiaro allarme pubblico.
La chiamata civetta delle 13:00 e la finta convocazione in caserma
I fatti si sono verificati in pieno giorno, intorno alle ore 13:00, quando al telefono fisso dell’abitazione di Roffi è arrivata una chiamata dai toni perentori. Dall’altro capo del filo, un interlocutore dall’atteggiamento autorevole si è presentato come un rappresentante dell’Arma dei Carabinieri. Con tono urgente e pressante, l’impostore ha sollecitato la vittima a recarsi immediatamente e senza perdere un solo secondo presso la caserma di Colleferro per presunti accertamenti inderogabili.
Il meccanismo psicologico alla base del raggiro è ben strutturato: provocare ansia, sfruttare il rispetto reverenziale che i cittadini nutrono verso le forze dell’ordine e indurre la persona presa di mira ad abbandonare in tutta fretta la propria abitazione.
Pietro Roffi, anziché farsi sopraffare dal panico o eseguire ciecamente l’ordine impartito al telefono, ha mantenuto un’assoluta freddezza. Prima di varcare la soglia di casa, ha deciso di verificare personalmente l’autenticità di quella repentina convocazione.

La conferma di quanto stava avvenendo dalla vera stazione dei Carabinieri
Mantenendo la calma, il musicista ha cercato in autonomia il contatto ufficiale della stazione dei Carabinieri di Colleferro e ha composto il numero di telefono per chiedere spiegazioni sulla chiamata appena ricevuta. La risposta dei veri militari dell’Arma ha confermato appieno i suoi sospetti: dalla caserma non era partito alcun tipo di avviso né tantomeno alcuna richiesta di convocazione urgente per la sua persona.
«Oggi alle 13 hanno telefonato a casa mia spacciandosi per Carabinieri e chiedendo di andare urgentemente alla caserma di Colleferro. Ho chiamato direttamente la vera caserma per verificare e mi hanno confermato che non erano stati loro a chiamare», ha raccontato Roffi sui propri canali social per documentare la dinamica del fatto.
La strategia dei malviventi era limpidissima: fare in modo che l’abitazione rimanesse completamente incustodita per permettere ai complici, appostati nelle vicinanze, di introdursi all’interno e svaligiarla in tutta tranquillità .
Pedinamenti, auto civetta e chiamate mirate: la testimonianza sulla tecnica della banda
A confermare l’ipotesi dell’esistenza di un’organizzazione ben coordinata che studia le abitudini dei residenti prima di colpire, è la testimonianza di altre famiglie del posto, che hanno vissuto un tentativo di raggiro fotocopia.
In questo caso, i malviventi hanno telefonato pronunciando direttamente il nome della persona cercata, dimostrando di aver raccolto informazioni preliminari precise sui componenti del nucleo familiare. Anche in questa circostanza si chiedeva un immediato spostamento in caserma per un fantomatico controllo, ma l’inganno è crollato quando una giovane parente ha preso la cornetta minacciando di contattare subito i Carabinieri di Valmontone per verificare l’attendibilità della chiamata.
L’ipotesi formulata dai residenti è che i truffatori eseguano veri e propri sopralluoghi sul posto, parcheggiandosi con auto civetta in terreni adiacenti per monitorare i movimenti delle abitazioni e accertarsi dell’uscita dei proprietari; non a caso, appena fatta menzione dei controlli incrociati con le forze dell’ordine, un’utilitaria sospetta notata di fronte alla casa, si è data immediatamente alla fuga.
Il vademecum per proteggere le fasce deboli
Consapevole della pericolosità e della diffusione di questa nuova tecnica predatoria nel territorio compreso tra Valmontone e Colleferro, Pietro Roffi ha scelto di rendere pubblica la vicenda trasformandola in una guida pratica di autodifesa, rivolta in particolar modo a famiglie e persone anziane.
«Queste telefonate servono chiaramente a far uscire le persone di casa, lasciando l’abitazione vuota per permettere poi ai complici di entrare e rubare», spiega con grande precisione nel suo appello. «Non fatevi mettere fretta e non uscite di casa solo perché ve lo chiede qualcuno al telefono. Riagganciate e chiamate voi la caserma, utilizzando il numero ufficiale. Non date informazioni personali, sulla vostra abitazione o su chi è in casa e, anzi, in caso di pericolo chiamate il 112».
L’invito finale è a un passaparola capillare anche fuori dalla rete: «Lo scrivo per avvisare chi vive in zona e chiunque possa trovarsi nella stessa situazione. Parlatene soprattutto con i vostri genitori, i nonni e le persone anziane che conoscete. Avvisateli anche a voce, perché non tutti leggono i social!».


















