Un caschetto rosso fuoco, una maschera bianca a coprire il volto e un pennello come arma di denuncia sociale.Laika (o Laika MCMLIV, come firma le sue opere) è da anni una delle voci più potenti, provocatorie e d’impatto della street art italiana e internazionale.
Dalle battaglie per Giulio Regeni al murale di Paola Egonu: chi è Laika, l’artista dal caschetto rosso e volto coperto finita nel mirino del commando che ha devastato la sua mostra
Il blitz squadrista che ieri ha devastato la sua mostra personale “The Collapse of Democracy” alla galleria «Rosso20Sette» di Roma – dove quattro uomini incappucciati hanno ricoperto di spray nero tutte le sue 15 opere – è solo l’ultimo scontro tra l’artista senza volto e chi tenta di silenziarne il messaggio.

Un nome nello spazio, un’identità nell’ombra
Attiva nella capitale e nelle principali città europee dal 2019, Laika ha scelto di fare dell’anonimato un punto di forza imprescindibile. Il suo pseudonimo è un omaggio alla celebre cagnolina inviata nello spazio dall’Unione Sovietica nel 1957, simbolo di chi viene spedito in prima linea a combattere una battaglia più grande di sé.
Per non distogliere l’attenzione dalle sue battaglie politiche e civili, nelle apparizioni pubbliche e durante le performance dal vivo non mostra mai i tratti del suo viso, celati da una maschera priva di espressione e incorniciati da una parrucca scarlatta. «L’anonimato è la mia libertà: permette alle opere di parlare da sole», ha spiegato in passato.
Il linguaggio: poster art, ironia e pugno nello stomaco
A differenza dei classici muralisti, Laika utilizza principalmente la tecnica del poster art: disegni realizzati in studio su grandi fogli di carta che poi, col favore della notte, vengono affissi sui muri delle città in luoghi dal forte valore simbolico.Il suo stile visivo è pop, accessibile, fortemente figurativo, ma sempre intriso di un’ironia amara e di una carica di denuncia immediata.
I temi cardine del suo lavoro spaziano dalla difesa dei diritti umani alla lotta contro il razzismo, la xenofobia e le discriminazioni di genere, fino alla critica sferzante contro l’imperialismo e le derive autoritarie delle democrazie occidentali — proprio l’argomento al centro della mostra vandalizzata a via del Sudario.
Le opere che l’hanno resa famosa nel mondo
Nel corso degli anni, le incursioni notturne di Laika hanno segnato la cronaca e il dibattito pubblico:
L’abbraccio per Zaki e Regeni (2020): Affisso nei pressi dell’Ambasciata d’Egitto a Roma, raffigurava Giulio Regeni che abbracciava Patrick Zaki sussurrandogli «Andrà tutto bene». Un’immagine diventata il simbolo mondiale della campagna di verità e giustizia per il ricercatore italiano.
Il murale anti-razzismo per Paola Egonu (2024): Comparso davanti alla sede del CONI a Roma per celebrare l’oro olimpico della pallavolista azzurra e attaccare il razzismo sistemico. L’opera fu sfregiata poche ore dopo e subito ripristinata dall’artista in un botta e risposta virale.
L’impegno nei teatri di crisi: Laika non si è limitata ai muri delle metropoli. Negli ultimi anni si è recata in Ucraina per realizzare opere contro la guerra, lungo la rotta balcanica dei migranti in Bosnia e sulle navi di salvataggio nel Mediterraneo.
Il raid di Roma, con la distruzione mirata delle tele su Trump, Tesla e i simboli dei diritti civili americani, conferma quanto l’arte di Laika riesca a toccare nervi scoperti. Ma per un’artista abituata a fare del muro un foglio di protesta, la censura a colpi di spray nero rischia di diventare solo un ulteriore megafono per la sua voce.

















