Mirko Alivernini, “Io Sono Cinema”: a Cinecittà il docufilm sulla storia del regista

Mirko Alivernini arriva a Cinecittà con “Io Sono Cinema”, il docufilm che ripercorre una storia di cinema, innovazione e sperimentazione

A destra in questa Foto Mirko Alivernini e a sinistra, il regista Andrea Donato. Foto Canaledieci.it.

Dalla periferia di Acilia alla Sala Fellini di Cinecittà, con una storia costruita tra cinema, televisione, tecnologia e sperimentazione. È questo il percorso raccontato da “Io Sono Cinema”, il docufilm diretto da Andrea Donato e dedicato a Mirko Alivernini, protagonista di una vicenda artistica fuori dagli schemi.

Mirko Alivernini arriva a Cinecittà con “Io Sono Cinema”, il docufilm che ripercorre una storia di cinema, innovazione e sperimentazione

L’anteprima assoluta si è svolta sabato 5 settembre 2026, alle ore 21, nella prestigiosa Sala Fellini di Cinecittà, a Roma, davanti a una sala gremita. Non una semplice proiezione, ma una serata pensata per ripercorrere le tappe di un artista che ha trasformato uno strumento quotidiano come lo smartphone in una vera macchina cinematografica, anticipando una modalità di produzione che oggi appare sempre più naturale, ma che per anni è stata considerata una scelta decisamente controcorrente.

La storia personale e professionale di Mirko Alivernini parte da Acilia, dove la formazione personale e le passioni dell’adolescenza si intrecciano con attività apparentemente lontane dal mondo del cinema. Basket, pianoforte e danza sono alcune delle esperienze che accompagnano i primi anni del suo percorso, prima dell’avvicinamento al mondo dello spettacolo e della televisione.

Mirko Alivernini, “Io Sono Cinema”: a Cinecittà il docufilm sulla storia del regista 1
Pierfrancesco Pingitore, a destra nella foto, con, a sinistra, il regista del docufilm Andrea Donato. Canaledieci.it

Arrivano quindi le esperienze con i programmi dedicati alla Roma by Night, trasmessi dalle televisioni private, e un’intervista esclusiva realizzata a Madonna, episodio che rappresenta una delle esperienze più significative della sua fase televisiva.

Poi il passaggio al grande schermo e la costruzione di un percorso personale, caratterizzato dalla volontà di sperimentare. Tra i lavori ricordati nel docufilm ci sono “Balboa”, fan film, Una Vita da Pingitore”“Zoe-Il Segreto degli Onori”“Tomas Milian-Rocky Giraldi, delitto a Porta Portese”, omaggio all’eredità artistica di Tomas Milian, e “Tiro Libero-Basketball World Cup”, docufilm dedicato al mondo della pallacanestro in carrozzina e alla Nazionale di basket, girato a Dubai e disponibile su RaiPlay.

 

È proprio la tecnologia a rappresentare uno degli elementi più distintivi della vicenda raccontata in sala. Film girati e montati interamente con lo smartphone, quando questa possibilità non era ancora diventata una pratica diffusa, hanno contribuito a definire l’immagine di un autore interessato prima di tutto alla possibilità di raccontare, indipendentemente dagli strumenti tradizionalmente associati alla produzione cinematografica.

In questo senso, Mirko Alivernini viene presentato come un visionario e un anticipatore dell’uso creativo della tecnologia, capace di portare il cinema dentro uno strumento che tutti hanno in tasca. È un aspetto che attraversa l’intero docufilm e che permette di leggere la sua storia non soltanto come una successione di lavori, ma come la ricerca costante di un modo personale di fare cinema.

La serata di Cinecittà ha avuto anche un forte valore umano. Il docufilm è stato introdotto dalla poesia di Pierfrancesco Pingitore, recitata come omaggio all’amico e allievo. Un momento particolarmente significativo, che ha legato il racconto personale del protagonista alla presenza di numerosi esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura.

In sala erano presenti, tra gli altri, Sebastiano Somma, Marcello Cirillo, Angelo Martini, Massimo Vanni, Roberta Aguzzi, Adriana Russo, Milena Miconi, Barbara Galimberti, Elisabetta Viaggi, Giorgia Sbianchi, presentatrice della serata, Marialuisa Lo Monte, Enzo Procacci Leone, Emiliano Bacchi, Vincenzo Della Corte, Lucrezia Fucigna, Davide Mancori, Andrea Moriconi, Pamela Tomassini, Luigi Converso, Diego Triolo, Tony Morgan, Andrea Misuraca, Manuela Villa e Massimiliano Buzzanca.

Accanto a loro, numerosi amici e persone che hanno condiviso parti del percorso del protagonista, tra cui Graziella Pera, Rita Visconti, Pietro Romano, Pierangelo Pozzato, Alex Purger, indicato come l’amico di sempre, Emilio Capoano, Alessandro Scarnecchia e molti altri.

Uno dei momenti più intensi della serata è arrivato al termine della proiezione, durante l’intervista ad Angelo Martini, che ha ricordato anche un compleanno memorabile di Pierfrancesco Pingitore, al quale partecipò come invitato speciale Pippo Baudo.

Il racconto ha acceso una reazione spontanea del pubblico. Alla parola “artista”, pronunciata nel corso dell’intervento, la platea si è alzata in piedi tributando un’ovazione. Un’immagine che sintetizza il significato attribuito alla serata: il riconoscimento di un percorso costruito nel tempo e la volontà di celebrare una figura considerata un’eccellenza italiana.

Per Mirko Alivernini, quella nella Sala Fellini è stata quindi una giornata dal forte significato simbolico. Il luogo scelto per l’anteprima, Cinecittà, rappresenta infatti uno dei luoghi più evocativi della storia cinematografica italiana, mentre il docufilm racconta il percorso di un autore che ha scelto una strada personale, facendo della tecnologia non un semplice strumento, ma parte integrante della propria identità creativa.

Ed è proprio questa combinazione tra storia personale, cinema e innovazione a rendere “Io Sono Cinema” un racconto che va oltre la celebrazione di una carriera. Il film diretto da Andrea Donato prova a mostrare come una passione coltivata fin dai primi anni possa trasformarsi in una ricerca artistica capace di attraversare linguaggi diversi.

La serata del 5 settembre ha così consegnato alla Sala Fellini un ritratto pubblico e privato di Mirko Alivernini, mettendo al centro non soltanto i suoi film, ma soprattutto la determinazione con cui ha costruito negli anni il proprio modo di fare cinema.

Un percorso partito dalla periferia romana e arrivato a uno dei luoghi simbolo del cinema italiano, con “Io Sono Cinema” a raccontare una storia fatta di sperimentazione, incontri, immagini e tecnologia. Una storia che, nella serata di Cinecittà, ha trovato anche il riconoscimento di una platea pronta a celebrarne il protagonista.

Se vuoi approfondire questi argomenti, clicca sulle parole chiave arancioni presenti in questo articolo e leggi gli altri pezzi collegati, pubblicati nella banca dati di Canaledieci.it.