Un omicidio feroce. Un pestaggio brutale, sproporzionato, consumato davanti agli occhi terrorizzati di bambini e della moglie che urlava: “Fermatevi, ha 65 anni“. Ma la furia del branco non si è fermata nemmeno davanti a quel volto ridotto a una “maschera di sangue”. Per la morte di Stefano “Luigi” Cena, il giostraio di 65 anni ucciso lo scorso ottobre a Capena, ci sono ora tre nomi che dovranno rispondere di omicidio volontario aggravato in concorso.
Omicidio Luigi Cena, tre ventenni a processo: “Inaudita ferocia contro la vittima”. La ricostruzione dei nove giorni di agonia del giostraio e il decreto firmato dal gip
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tivoli, Michele Cappai, ha firmato il decreto di giudizio immediato. Il processo si aprirà il prossimo 6 luglio davanti alla Corte d’Assise di Roma.
Alla sbarra tre giovanissimi residenti a Capena, attualmente detenuti nel carcere di Rebibbia: Mohamed Azzeldin (20 anni), Raul Gabriel Matei (20 anni) e Lorenzo Agueci (25 anni).
L’orrore alla sagra dell’uva: il movente futile
I fatti risalgono alla sera del 5 ottobre 2025, durante i festeggiamenti della sagra dell’uva e del vino. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Gabriele Iuzzolino, la scintilla è stata di una banalità agghiacciante: alcuni ragazzi erano saliti sulla giostra di Cena senza pagare il biglietto. Al rimprovero verbale del titolare, è seguita la spedizione punitiva.
“Ti ammazziamo oggi o la prossima volta“, avrebbero gridato prima di scagliarsi contro l’uomo. Il decreto descrive un’aggressione sistematica: Stefano Cena è stato circondato, bloccato, trascinato a terra e colpito ripetutamente con calci e pugni. Anche quando il 65enne ha cercato rifugio verso il gabbiotto della sua attrazione, è stato raggiunto alle spalle e scaraventato di nuovo a terra.
Dodici lesioni e nove giorni di agonia
Il referto medico legale è drammatico. I colpi hanno martoriato il corpo del giostraio, concentrandosi con particolare ferocia sulla testa. Sono state rilevate almeno dodici lesioni, di cui undici nell’area cranio-encefalica.
Stefano Cena è spirato nove giorni dopo l’aggressione, il 14 ottobre, in un ospedale romano dopo un’agonia che non gli ha lasciato scampo.
Le aggravanti: crudeltà e sproporzione
Il Gip ha accolto l’impianto accusatorio che contesta ai tre imputati diverse aggravanti pesantissime. Ossia i futili motivi, la sproporzione “enorme” tra la discussione sui gettoni e la brutalità del pestaggio e la minorata difesa: gli aggressori avrebbero approfittato dell’età della vittima (oltre i 65 anni) e del numero “soverchiante” dei partecipanti al pestaggio. Il giudice sottolinea come la condotta abbia rivelato un “impulso criminale violento” che ha usato il pretesto della giostra solo come valvola di sfogo.
L’avvocato Pietro Nicotera che assiste Agueci è convinto che il processo potrà chiarire ogni responsabilità: “Il nostro scopo è provare l’innocenza del mio assistito“.
Il dolore della famiglia

La famiglia di Stefano Cena si costituirà parte civile nel processo. A chiedere giustizia la moglie Daniela, i figli Miriam, Vanessa e Manuel, i fratelli e i nipoti. Dopo il brutale omicidio Capena era scesa in piazza per una fiaccolata di solidarietà.


















