Il brutale pestaggio che trasformò i corridoi della metro Ottaviano in un Far West lo scorso 12 novembre, ha finalmente un epilogo giudiziario definitivo. La Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro cittadini romeni, ritenuti responsabili del brutale pestaggio avvenuto presso la fermata della Linea A che costò il ferimento di due guardie giurate e 45 giorni di prognosi allo youtuber noto come Cicalone.
Si nascondevano tra la Finlandia e la Romania i quattro romeni indagati per l’aggressione costata allo youtuber Cicalone 45 giorni di prognosi
Un’operazione internazionale ha permesso di rintracciare i fuggitivi tra il Nord Europa e i Balcani, mettendo fine a una latitanza seguita a un’aggressione che aveva trasformato un pomeriggio di riprese video del creator digitale, in una scena di inaudita violenza urbana.
La dinamica del pestaggio in diretta
Tutto ha avuto inizio quando il gruppo di indagati si è accorto di essere ripreso dalle telecamere di una collaboratrice del noto youtuber. In pochi istanti, dalle minacce verbali si è passati a una furia cieca. Gli aggressori si sono scagliati contro Cicalone, colpendolo ripetutamente con calci e pugni al volto.
La violenza non si è fermata nemmeno quando la vittima è rovinata al suolo: i quattro hanno continuato a infierire con estrema crudeltà. In questo contesto, l’intervento coraggioso di due guardie particolari giurate non è bastato a placare gli animi; i vigilantes, intervenuti per difendere Cicalone, sono stati a loro volta aggrediti e feriti prima che il gruppo riuscisse a dileguarsi tra i corridoi della metropolitana.
Il bilancio dell’aggressione e le indagini della PolMetro
Le conseguenze fisiche dell’assalto furono pesanti. Mentre le due guardie giurate hanno riportato lesioni fortunatamente lievi, guaribili in un paio di giorni, la situazione per il creator digitale è apparsa subito più grave. I medici hanno infatti stabilito per Cicalone una prognosi di ben 45 giorni a causa dei traumi riportati.
Le indagini della PolMetro si sono avvalse delle immagini acquisite e di un meticoloso lavoro di analisi dei filmati, che ha permesso di cristallizzare i volti dei responsabilità e definire il quadro probatorio a seguito del quale il GIP ha disposto il carcere, riconoscendo la pericolosità sociale dei soggetti coinvolti nell’attacco a Cicalone.
La rete internazionale e l’estradizione
L’attività investigativa ha varcato i confini nazionali. Tre dei quattro indagati sono stati infatti localizzati in Finlandia dalle autorità locali, grazie alle segnalazioni degli investigatori capitolini. Attualmente si trovano detenuti per altri reati in attesa dell’estradizione.
Il quarto componente della banda, un giovane di 27 anni, è stato invece intercettato in Romania. Quest’ultimo è atterrato ieri pomeriggio all’aeroporto di Fiumicino, consegnato direttamente nelle mani della Polizia di Stato. Anche per lui si sono aperte le porte del carcere, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere delle accuse mosse in merito al ferimento di Cicalone e degli agenti di sicurezza.
Iter giudiziale e presunzione di innocenza
Mentre il procedimento penale prosegue il suo iter, è importante sottolineare che, nonostante la gravità degli indizi raccolti contro chi ha assaltato Cicalone, vige per tutti gli indagati il principio della presunzione di innocenza.
Le prove raccolte dalla Procura dovranno essere confermate in sede di dibattimento, fino a una sentenza definitiva. Resta però il segnale forte delle istituzioni: la violenza a chi documenta il degrado, come nel caso di Cicalone, non restano impunite.

















