Un mese di stop, a partire da oggi, per dare ai fondali il tempo di ripopolarsi. Con il fermo biologico le reti a strascico restano ferme lungo le coste del Lazio e i pescherecci in porto fino al 30 ottobre. Il conto arriva anche sui mercati, locali e romani, dove la disponibilità di pesce fresco potrebbe risentire del blocco.
Con il fermo biologico restano in porto i pescherecci di Fiumicino, Anzio, Civitavecchia, Gaeta e Terracina. Ai pescatori un sostegno al reddito
A fermarsi sono i pescherecci del Compartimento Marittimo di Roma, con le flotte di Fiumicino e Anzio, e quelli di Civitavecchia, Gaeta e Terracina: i principali compartimenti marittimi della regione. La regola porta la firma del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che con un decreto ha disciplinato per il 2026 l’interruzione temporanea e obbligatoria della pesca a strascico, recepita dall’Unione europea.
Meno pesce fresco sui banchi
Il mercato locale e quello romano resteranno senza circa 100 quintali al giorno di prodotto ittico fresco, quello che portano a terra i 23 pescherecci di Fiumicino. Un pezzo di offerta che si ferma per un mese. Ed è possibile che il pesce in arrivo nel Lazio provenga dall’Adriatico, dove la pesca è già ripartita. Mentre il Tirreno si ferma, su gran parte dell’Adriatico lo stop è appena finito: era cominciato a luglio per i compartimenti da Trieste ad Ancona, e ad agosto nel tratto da San Benedetto del Tronto a Bari.
Il sostegno ai pescatori
Il fermo non riguarda solo le barche. Dietro i pescherecci ormeggiati ci sono gli equipaggi, e per loro è previsto un sostegno al reddito. Vale per i pescatori imbarcati sulle barche interessate dallo stop e copre il mese di fermo, attraverso specifiche misure del Ministero del Lavoro. È la risposta a un’interruzione obbligatoria che, per la pesca a strascico, significa un mese senza uscite in mare.


















