Affondano nel mare i resti degli stabilimenti balneari che fecero grande il mito di Ostia negli anni del boom economico. L’ultima mareggiata ha devastato le strutture sopravvissute all’azione delle onde giunte a lambire la litoranea nella zona del Lido di Ponente, abbandonata al suo destino dalle istituzioni competenti.
Affondano nel mare i resti degli stabilimenti balneari che fecero del Lido di Roma una delle riviere più belle e frequentate d’Italia
Le immagini ritraggono ruderi ormai inservibili tra monconi di cemento armato e assi di legno, in un ammasso informe di detriti che rendono pericolosa la balneazione nei tratti antistanti agli arenili aggrediti dal Tirreno. Il Kursaal sul Lungomare Lutazio Catulo, lo Sporting Beach sul Lungomare Amerigo Vespucci e lo Shilling, affacciato su piazzale Cristoforo Colombo.

Un fronte di guerra
Un unico fronte di guerra per una campagna militare a difesa del turismo e di quanto quelle strutture, ormai irriconoscibili, abbiano contribuito a rendere famoso nel mondo il Lido di Roma.
La telecamera si muove tra le cabine crollate del Kursaal, spazia sui resti di quelle in muratura dello Sporting beach e sui miseri detriti dello Shilling, dove la stessa azienda che, per conto del Comune, si è occupata di rimuovere le strutture dello stabilimento Aneme e Core situato più a nord, ha portato via ciò che rimaneva del ristorante e dei chioschi affacciati sull’arenile.
In tutto questo il Campidoglio ha omesso di accedere ai fondi regionali per le emergenze dovute all’erosione costiera. Il Comune di Roma Capitale non ha neanche presentato la relativa domanda; ne hanno beneficiato dodici comuni costieri.

Una fine amara tra mareggiate e atti giudiziari
Una fine amarissima innanzitutto per lo Sporting Beach, uno degli emblemi del turismo di classe del litorale romano e che nei giorni scorsi è stato al centro di un provvedimento giudiziario.
Il Tribunale di Roma, infatti, ha apposto i sigilli all’ingresso della struttura di lungomare Amerigo Vespucci, già restituita alla gestione del Campidoglio per decadenza della concessione fin dal 2024.

Il sequestro dello Sporting Beach per la tutela dei mobili custoditi al suo interno destinati ai creditori, è l’ultimo atto di una fine annunciata. “E’ un atto conseguente all’impossibilità di poter lavorare e quindi poter pagare i creditori” ha sottolineato Massimo Muzzarelli, ex concessionario rimasto a presiedere la Federbalneari Roma.
Infinita la schiera dei clienti e dei vip che l’hanno frequentata per decenni: da Pupi Avati a diversi giocatori della AS Roma (Voeller, Nela e altri), a Simona Izzo, a Giampiero Galeazzi. Tra gli habitué anche Daniele De Rossi: la nonna ha infatti lavorato per diverso tempo nello stabilimento balneare.
Non è ancora chiara l’entità del debito maturato mentre è quasi certo che dallo stabilimento balneare i creditori potranno ricavare ben poco e ancor meno dopo l’ultima devastante mareggiata di queste ore che ha fatto piazza pulita delle sue costruzioni in legno.
Tutto cancellato. Il mito riposa ora tra i detriti. “Dal trampolino, ai tuffi vigliacchi, a candela, dalla piattaforma di dieci metri, fino al ricordo dei tanti palcoscenici cinematografici, mondani e di costume dei quali quella Kappa era un’icona insostituibile ed io, a volte spettatore e altre protagonista”, ha ricordato su queste pagine Maurizio Contigiani.
“Il Lungomare più bello d’Italia” cade a pezzi “in perfetto parallelismo con la china di degrado civico, morale, economico e politico del nostro paese”.
Una morte annunciata che, nell’inerzia delle istituzioni competenti, non ha risparmiato neppure lo stabilimento Aneme e Core sul Lungomare Paolo Toscanelli, all’altezza del civico 211, è stato oggetto di un’opera di rimozione lo scorso mese di agosto.
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