A 120 anni dalla nascita la nipote di Aldo Fabrizi lo ricorda in tv

Tra aneddoti, storie di famiglia e di spettacolo la Rai ricorda Aldo Fabrizi intervistando la nipote Laura che insegna in una scuola dell’Infernetto dove ricorda spesso il nonno

Sei minuti solo sei minuti per raccontare una piccola parte dell’eredità che Aldo Fabrizi ha lasciato non solo nel mondo dello spettacolo, ma anche nella storia di questo Paese. Sono stati quelli dedicati oggi, mercoledì 12 novembre, da Unomattina in onda sul primo canale Rai che ha intervistato Laura Fabbrizi (con due b nel cognome e vedremo più avanti perché) la nipote del grande attore romano.

Tra aneddoti, storie di famiglia e di spettacolo la Rai ricorda Aldo Fabrizi intervistando la nipote Laura che insegna in una scuola dell’Infernetto dove ricorda spesso il nonno

Una trasmissione con un taglio particolare: quella di imperniare la rievocazione a 120 anni dalla nascita del grande artista più sugli aspetti drammatici che su quelli legati ai numerosi ruoli comici interpretati nel corso della sua poliedrica carriera.

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Laura Fabbrizi con il giornalista Paolo Sommaruga a Unomattina

Avrei voluto raccontare molti altri aneddoti, ma i tempi della televisione e della scaletta del programma in quel momento condotto dal giornalista Paolo Sommaruga sono stati tiranni. Nonno -sottolinea la nipote Laura- ha recitato in moltissime parti drammatiche a iniziare dal film ‘Roma Città aperta’ di Rossellini in cui, nei panni di Pietro, il sacerdote che viene fucilato a Forte Bravetta, ricordava le figure realmente esistite dei preti della Resistenza romana: don Giuseppe Morosini, giustiziato dai nazifascisti e don Pietro Pappagallo trucidato alle Fosse Ardeatine durante l’occupazione della capitale da parte dei tedeschi”.

Nei confronti di quel film Fabrizi, scomparso a Roma il 2 aprile del 1990 a 85 anni, come ha ricordato Laura in una tesi intitolata ‘La voce, l’uomo e l’artista’ discussa nel mese di giugno dell’anno scorso presso l‘università Mercatorum, aveva un solo cruccio: non essere riuscito a vincere l’Oscar che fu tributato, invece, ad Anna Magnani che nella stessa pellicola interpretava Teresa Gullace.

La popolana romana assassinata da un soldato tedesco a viale Giulio Cesare, nel tentativo di avvicinare il marito affacciato alle sbarre di una finestra e in procinto di essere deportato insieme ad altri uomini nei campi di prigionia in Germania.

Oltre a un’immagine di nonno -prosegue Laura- avrei gradito ricordare i profumi della casa di piazza Bologna dove andavamo a trovarlo. Quelli speziati, di aglio, cipolla e pomodoro che cucinava ritualmente e aveva il vizio di assaggiare con il dito medio prima di giudicare e sentenziare le sue pietanze”.

E’ da lì che si capiva se la ricetta fosse buona o meno buona anche se buone erano sempre. Quella cucina era un luogo di incontro, dove lui accoglieva persone importanti o del mondo dello spettacolo, gente meno comune con cui si intratteneva mentre procedeva la preparazione del pasto. Nello stesso tempo parlava e talvolta prendeva la sua macchina da scrivere Olivetti per comporre sonetti, o scrivere lettere e poesie con tanto di dediche”.

Aldo Fabrizi campione di comicità ma anche uomo talvolta chiuso in se stesso

Una rappresentazione televisiva a tutto tondo di un Fabrizi inedito su cui il conduttore ha posto una specifica domanda. Ossia se l’artista, aldilà dell’immagine gioviale incastonata in sketch come quello dello scolaretto trasmesso durante l’intervista, oltre che il precursore di un certo tipo di comicità fosse anche un po’ burbero.

L’accenno a un presunto brutto carattere di nonno nella dimensione del suo privato -rimarca Laura Fabbrizi– si spiega con la corazza che Aldo Fabrizi aveva sviluppato rispetto al suo vissuto e a un’infanzia in cui aveva sofferto per le umili condizioni da cui proveniva. Grazie alla sua grande determinazione è riuscito poi nell’intento di mettere sù una famiglia senza pensieri e di poter essere stato d’aiuto anche alle cinque sorelle e alla mamma. Determinato e resiliente più che scontroso direi”.

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Ma i 120 anni dalla nascita di Aldo Fabrizi sono anche il simbolo di una tendenza generalizzata che troppo spesso lascia cadere nell’oblìo il passato e suoi più significativi protagonisti. Contro la polvere del tempo che passa Laura Fabbrizi, insegnante in una quinta classe dell’Istituto Comprensivo Mozart dell’Infernetto si sta dedicando a una serie di iniziative didattiche che mantengano viva la memoria del nonno.

Ricordarlo a scuola: “Ve raccontamo Roma”

Durante ogni ciclo scolastico -sottolinea Laura- cerco di coinvolgere i miei alunni, tutte le volte entusiasti e curiosi di partecipare alle mie proposte, nell’allestimento di rappresentazioni in cui recitano qualche scenetta comica o altre parti tratte dal Rugantino e da commedie che ha interpretato nonno Aldo”.

“Quest’anno porteremo in scena uno spettacolo di fine anno intitolatoVe raccontamo Romanarrato anche altri sonetti del suo repertorio. Sono inoltre molto contenta del fatto che la dirigente scolastica, professoressa Cristiana Sottile, sia intenzionata a dedicare proprio a lui il teatro della scuola”.

Tanta parte della memoria di Aldo Fabrizi è ancora nascosta tra le carte e le testimonianze che fanno parte di un vastissimo archivio di famiglia a iniziare dal libro biografico intitolato ‘Aldo Fabrizi mio padre’ scritto dal papà di Laura, Massimo, scomparso nel 2016 e che, insieme ad altri documenti ancora inediti, lei vuole riportare in auge.

L’arcano della doppia B nel cognome di famiglia

Carte che hanno rivelato, tra l’altro, il mistero del cognome con la doppia B: Aldo Fabbrizi e non semplicemente Fabrizi. Arcano che Laura ha ricostruito nella sua tesi dopo aver trovato un’epistola, datata 12 aprile del 1926, nella quale la mamma dell’attore gli scrive per spiegargli di essere ritornata dall’ufficio del distretto di leva dove la sua scheda anagrafica, cercata appunto, sotto la lettera F, ma con una sola B, non si trovasse.

Grazie a una fede battesimale in cui il cognome era scritto correttamente con due B la donna riuscì finalmente a rintracciare l’incartamento di archivio a cui era associato il cognome Fabbrizi. “Ma mio nonno -racconta Laura- che già all’epoca dimostrava un certo caratterino continuò a farsi chiamare semplicemente Fabrizi”.

Un uomo di cultura

Dopo gli anni del teatro, anche grazie alla moglie Reginella, al secolo Beatrice Rocchi non solo bellissima ma dotata di una splendida voce che ne fece una cantante di tutto rilievo, e sposata nel 1930, Fabrizi dopo aver calcato le scene dell’avanspettacolo con le sue irresistibili gag entrò nel magico mondo della celluloide recitando in pellicole come ‘Avanti c’è posto’, ‘Campo de’ fiori’ e l’’Ultima carrozzella’.

Un uomo di grande cultura, come è stato ricordato durante la trasmissione televisiva di Unomattina che scriveva non solo testi, e composizioni proprie, ma anche le sceneggiature dei film alcuni dei quali interpretati accanto a Totò e dove regnava principalmente l’improvvisazione.

Sul set lo ricordavano non solo dotato di una grande pazienzama buono come il pane” tanto che sulla propria tomba avrebbe voluto che venisse scritto l’epitaffio: “tolto da questo mondo troppo al dente”.

Un modo, decisamente ironico per richiamare il suo palato raffinato e il gusto per la cucina.

Un mondo di sapori che trovò posto anche in alcuni suoi libri di ricette e che ispirò il papà di Laura tanto da spingerlo ad aprire nel quartiere dell’Infernetto dove la famiglia ancora risiede, un ristorante dall’insegna emblematica: ‘Avanti c’è posto’.

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