Dai miti greci ai racconti medievali, il drago ha attraversato secoli di storia e simbolismo. A Roma, tra leggende di santi, battaglie epiche e paludi malariche, questa creatura si è trasformata da mostro pagano a emblema cristiano della vittoria sul male. Un viaggio tra archeologia, arte e folklore che unisce Ercole, Papa Silvestro, Gregorio Magno e l’Arcangelo Michele.
Dal mito pagano alla vittoria cristiana: la leggenda del drago di Malagrotta tra folklore romano e simbolismo medievale
Nella mitologia greca il drago è raffigurato come un enorme serpente con zampe e ali e non come la creatura fantastica a cui siamo abituati oggi, frutto dell’immaginazione medievale. Tra i miti ellenici ritroviamo la storia di Ladone, il drago dalle cento teste, guardiano dei pomi d’oro delle Esperidi. Fu ucciso da Eracle (Ercole) e trasformato da Hera nella costellazione del dragone. Poi abbiamo Pitone, un enorme drago-serpente che occupava il sito dell’Oracolo di Delfi, sconfitto da Apollo che si impossessò del luogo. I Romani, invece, attribuirono ai serpenti un valore sacro e protettivo: simboli domestici, emblemi apotropaici e animali legati al dio della medicina Esculapio, la cui iconografia è giunta fino alle insegne moderne delle farmacie. Non abbiamo esempi di esempi di “draghi” in carne in ossa tra i miti e le leggende classiche dell’antica Roma. C’è tuttavia un episodio curioso che risale alla Prima Guerra Punica che viene però annoverato tra i fatti “realmente” accaduti. Si racconta che il console Marco Attilio Regolo affrontò e sconfisse un gigantesco serpente lungo il fiume Bagradas in Africa. Nel tardo impero il draco divenne un’insegna militare delle legioni: una testa di drago vuota e stilizzata, montata su un’asta, era il vessillo delle coorti e soprattutto delle ali di cavalleria. Agitandosi al vento rincuorava i soldati e incuteva paura nei nemici.

Un secondo incontro tra i Romani e un drago sarebbe avvenuto al tempo di Costantino quando un terribile mostro prese dimora alle pendici del Palatino vicino a una pozza d’acqua stagnante. Diffondeva malattie e il suo alito pestilenziale uccideva all’istante chiunque transitasse nei pressi. Papa Silvestro I, armato di un solo crocifisso, lo affrontò: invocò l’intervento della Vergine, ammansì la creatura e la condusse fuori dalla tana legata a un filo della sua veste. Una volta all’esterno, il drago fu massacrato dalla folla inferocita. In virtù del miracolo di Papa Silvestro I, tutti i pagani presenti si convertirono all’istante al Cristianesimo. L’episodio è un chiaro evento simbolico della vittoria della religione cristiana sugli antichi culti pagani.
Nel VI secolo sotto il pontificato di Papa Gregorio Magno in carica dal 590 al 604, un altro drago avrebbe preso possesso delle campagne intorno a Roma in seguito a una grande alluvione. Con il suo alito pestilenziale provocava malattie terribili oltre a nutrirsi delle greggi al pascolo. Solo l’intervento del Pontefice riuscì a far allontanare il drago verso altri lidi. Questo piccolo racconto potrebbe raccordarsi con la vicenda del drago di Malagrotta. Quattro secoli dopo, intorno all’anno 1000, un enorme drago scaturì da un’oscura caverna e prese a scorrazzare nei dintorni dell’Urbe tra le attuali Malagrotta, Dragona e Dragoncello, località che presero il loro nome proprio da questa leggenda. Tuttavia un’altra versione collega la bestia a quella che l’Arcangelo Michele avrebbe cacciato da Roma. Si comprende come in questo caso, il drago-serpente rappresenti il demonio sconfitto dal santo, pertanto il bene che trionfa sul male, l’ordine sul caos.
La leggenda del drago di Malagrotta
Scendendo nel dettaglio della leggenda del drago di Malagrotta. Siamo nel Medioevo, nell’anno 1000. Nelle zone paludose dell’odierna Ponte Galeria a ovest di Roma, apparve un mostro enorme serpentiforme. Si nascondeva in una caverna buia e profonda che i contadini del posto presero a chiamare “Mala Grotta“. Quando il drago usciva dall’anfratto, seminava morte e distruzione tra gli uomini e gli armenti. Il Papa si vide costretto a chiamare a raccolta i più valorosi tra i nobili cavalieri del contado. Alla “Crociata” contro il drago risposero i Mattei di Casetta Mattei, i Massimo di Massimina e i Normanni di Maccarese guidati dal conte Ramone, futuro capostipite degli Anguillara.

Le cronache medievali riportano che Ramone degli Anguillara, protetto da una santa reliquia, affrontò il drago senza timore alcuno. Evitò gli attacchi della bestia e lo trafisse con un colpo di spada al cuore. Il Papa ricompensò l’eroe con le terre che costituirono il dominio degli Anguillara. Lo stemma di famiglia contò due serpenti incrociati a ricordo eterno dell’impresa anche se qualcuno ipotizza siano semplicemente anguille. La località dello scontro prese il nome di Malagrotta. Cito anche l’altra teoria riguardo il toponimo suddetto che deriverebbe dal latino Mola Rupta (“mola rotta”) in riferimento a una mola, una macina da mulino, operativa sul vicino Rio Galeria che appunto si ruppe.
Tutta colpa della malaria?
Cosa potrebbe esserci alla base di questa incredibile leggenda? All’epoca dei fatti narrati, tutta la zona tra Ponte Galeria e Malagrotta era agricola con vastissime zone inospitali, paludose e malsane. Il drago potrebbe rappresentare in senso metaforico proprio la malaria o le altre malattie causate dai miasmi delle paludi. Consideriamo, come accennato in precedenza, che nel Medioevo draghi e serpenti assunsero il ruolo di incarnazione delle forze demoniache, il male che andava domato e sconfitto per ristabilire l’ordine e la sicurezza. Ramone di Anguillara agisce pertanto come il leale e devoto cavaliere cristiano che si oppone alle forze maligne raffigurate dal drago di Malagrotta. Altra ipotesi, non da scartare, ritiene che la “Crociata” suddetta sia stata indetta dal Papa per estirpare dalla zona la piaga di una feroce banda di predoni che aveva preso possesso di una “Mala Grotta” persa tra le paludi. Il coraggioso Ramone a capo di un piccolo esercito avrebbe ripulito le campagne intorno a Roma dai briganti, forse sconfiggendone il capo in un duello all’ultimo sangue. In ogni caso, la vittoria del cavaliere, sia contro un famelico drago che comuni ladri di strada, assicurò il potere degli Anguillara nei secoli a venire.
Fonti bibliografiche e note:
- “Assassinio alle Peschiere di Julia Castronovo e altri racconti antichi” di Fabrizio Trainito.
- “Leggenda e realtà della Mala Grotta” di Francesco Mauro su “L’Astrolabio”.
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