
Questa mattina, martedì 5 agosto, il sindaco di Albano Laziale, Massimiliano Borelli, ha firmato l’atto di nascita che riconosce ufficialmente due madri, Gigliola e Viviana, come genitori della piccola Arianna Gina.
Il sindaco di Albano Laziale, Massimiliano Borrelli, è soddisfatto. Il Comune riconosce riconosce il diritto, sancito dalla Corte Costituzionale, di una bambina ad avere due madri
Si tratta del primo caso nel comune, alle porte di Roma, uno dei più importanti dei Castelli Romani, a seguito della storica sentenza della Corte Costituzionale numero 68/2025, che ha dichiarato incostituzionale il divieto di riconoscimento alla nascita da parte della madre non biologica.

La Consulta, superando le restrizioni imposte dal governo Meloni, ha stabilito che i figli nati da due madri, in seguito a procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero, possono essere riconosciuti da entrambe le genitrici fin dalla nascita.
Questa decisione ha ribaltato la circolare del 2023 del Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, che aveva negato il riconoscimento della seconda madre.
Secondo la Corte negare il riconoscimento alla cosiddetta “madre intenzionale” viola il diritto fondamentale del minore a una chiara identità giuridica, alla stabilità familiare e alla tutela da parte di entrambe le figure genitoriali.
Dopo la richiesta presentata dalle due mamme, l’ufficio di stato civile del Comune si è attivato per formalizzare il riconoscimento, garantendo così alla bambina pieno diritto all’identità personale e familiare.

“Un atto semplice e burocratico, ma carico di valore umano e civico”, ha commentato il sindaco Borelli, che ha ringraziato il personale comunale per l’empatia dimostrata nel gestire la procedura.
“Questa giornata segna una pagina importante per Albano Laziale – ha dichiarato il primo cittadino – perché ribadisce che famiglia è dove si cresce insieme, si educa e si ama. Ogni famiglia deve avere la libertà di esistere, e ogni bambino quella di essere riconosciuto”.
Ancora ostacoli, donne single escluse
Il percorso, comunque, non è ancora spianato.
Con una seconda sentenza, la 69, la Corte ha dichiarato che precludere la fecondazione assistita alle donne single non è incostituzionale.
La decisione di estendere la PMA anche a loro spetta, dunque, al Parlamento, che dovrà eventualmente intervenire con una nuova legge.

















