Si terranno oggi pomeriggio, martedì 29 luglio, alle 16, nella cattedrale di San Francesco d’Assisi, nel centro storico, i funerali di Doru Amarandei, conosciuto da molti semplicemente come “Teo”. La sua figura discreta ma familiare aveva toccato il cuore di numerosi cittadini di Civitavecchia, comune una settantina di chilometri da Roma, in particolare degli operatori e dei volontari della Comunità di Sant’Egidio, con cui aveva costruito negli anni un legame profondo fatto di fiducia, accoglienza e umanità.
Un uomo semplice, una storia profonda. Doru Amarandei, per tutti semplicemente “Teo”, per anni ha vissuto in strada, una presenza silenziosa all’uscita del casello autostradale. Poi l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio
Per anni, Doru era stato una presenza silenziosa all’uscita del casello autostradale di Civitavecchia Sud.
Non parlava molto, ma il suo sguardo e la sua compostezza avevano reso impossibile ignorarlo.
E’ stata proprio questa sua riservatezza a rendere difficile un primo contatto. I volontari di Sant’Egidio, tuttavia, non si si sono arresi: sera dopo sera, con gesti semplici e parole gentili, sono riusciti a guadagnare la sua fiducia.
Quella che era iniziata come un’offerta di aiuto si è trasformata nel tempo in una relazione autentica. Dietro il volto conosciuto dai passanti, i volontari hanno scoperto una persona dal grande cuore: Doru Amarandei. Dopo un lungo percorso, ha accettato l’invito a entrare in una delle convivenze della Comunità. Lì ha trovato una casa. Ma soprattutto, come lui stesso amava dire, ha trovato una “famiglia”.

“Io vagabondo” la sua canzone preferita
“Eravamo la sua famiglia”, raccontano oggi, con commozione, i membri di Sant’Egidio.
Ricordano con emozione la gratitudine che Doru manifestava, spesso con le lacrime agli occhi, per ogni gesto ricevuto. Il suo sorriso, la sua dolcezza e la sua dignità rimangono impressi nella memoria di chi lo ha conosciuto e accompagnato nel suo cammino.
Uno dei ricordi più vivi è legato alla sua passione per la musica, in particolare per la canzone “Io Vagabondo” dei Nomadi.
Quel verso, “…soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio…”, lo cantava spesso, con trasporto e commozione. Era una sorta di dichiarazione di fede e di resilienza, che ben sintetizzava la sua storia.
La Comunità di Sant’Egidio invita chiunque abbia condiviso un pezzo di strada con lui o voglia rendergli omaggio, a partecipare alle esequie di questo pomeriggio.
Un ultimo saluto a Doru, l’uomo che la strada aveva reso invisibile e che l’amore di una comunità ha restituito alla vita.


















