Il contatore dell’ acqua è guasto ma Acea impone ugualmente il pagamento delle bollette pazze

Il contatore Acea va fuori giri e mostra consumi impossibili per due mini-appartamenti. L’azienda lo sostituisce ammettendo l’anomalia ma poi pretende che siano pagate le bollette pazze

Un contatore idrico di Acea impazzisce e inizia a segnalare consumi impossibili di acqua, fino a 1600 litri al giorno per una coppia di ultranovantenni. Si ottiene la sostituzione dello strumento, che infatti segnerà consumi ridotti di oltre cinque volte, ma l’Acea, pur riconoscendo l’anomalia, pretende ugualmente il pagamento delle bollette pazze. Arrivando fino alla sospensione per morosità dell’erogazione di acqua, un bene pubblico.

Il contatore Acea va fuori giri e mostra consumi impossibili per due mini-appartamenti. L’azienda lo sostituisce ammettendo l’anomalia ma poi pretende che siano pagate le bollette pazze

Succede nel quartiere del Quadraro, lungo la via Tuscolana. Nel quartiere medaglia d’oro della Resistenza, vive una coppia di ultranovantenni, due donne rispettivamente di 95 e di 91 anni, in un villino degli anni Trenta. Vivono ciascuna in un miniappartamento di neanche 40 metri quadrati. Hanno vissuto la guerra, hanno patito la fame, sono scampate al rastrellamento nazista del 17 aprile del 1944 ma, nella loro travagliata esistenza, mai avrebbero immaginato di dover patire pure la sete. Quella sete indotta dall’Acea che in un giorno del mese di maggio 2025 ha sospeso l’erogazione dell’acqua con l’accusa di morosità per un contenzioso in atto.

Il contatore impazzito

Tutto ha inizio nel 2021 quando Acea sostituisce nella nicchia sulla strada il contatore che misura i consumi di acqua del villino. Da quel momento è un crescendo di consumi galoppanti regolarmente pagati dalle due vecchine. Fino ad aprile 2024 quando, arrivata una bolletta bimestrale di 77 metri cubi di consumo d’acqua ovvero quasi 1300 litri d’acqua al giorno. Così decidono di rivolgersi al figlio di una delle due che invia una nota ad Acea affinchè verifichi il corretto funzionamento del contatore. Dopo varie peripezie burocratiche e l’arrivo di una nuova bolletta stavolta di 99 metri cubi di consumo (1650 litri al giorno, neanche ci fosse una piscina), l’8 ottobre interviene il tecnico a verificare il funzionamento del contatore. Accertato che c’è un’anomalia (gira la ruotellina anche in assenza di flusso idrico) il tecnico non sostituisce il contatore perché autorizzato a farlo solo in presenza di danni esterni ma suggerisce di far verificare da un idraulico di fiducia eventuali perdite dall’impianto.

La verifica da parte dell’idraulico dei proprietari si conclude con la conferma che l’impianto nel villino non ha perdite e per questo motivo si richiede nuovamente l’intervento del tecnico. Ovviamente, le vecchine si rifiutano di pagare bollette spropositate in presenza di un evidente malfunzionamento.

Si arriva al 21 novembre 2024 quando il tecnico Acea interviene nuovamente e sostituisce il contatore. L’azienda nella email inviata il giorno dopo all’utente ammette che “l’operatore ha riscontrato un’anomalia, pertanto ha provveduto alla sostituzione del contatore”. Nella stessa email l’Acea, a garanzia dell’utente, aggiunge che “provvederemo a effettuare, se necessario, un ricalcolo dei consumi già fatturati”. Ricalcolo che, non solo non avviene, ma che al contrario dà il via anche alla procedura di morosità.

La sospensione dell’acqua

A quel punto da parte dell’utente partono una serie di pec nelle quali si invita l’Acea a dare seguito al ricalcolo e la risposta è una serie di intimidazioni da parte dell’Ufficio clienti dell’azienda. Nella sostanza, se non si pagano le bollette pazze, scatteranno iniziative legali.

Il nuovo contatore funziona regolarmente mostrando consumi variabili da 15 a 18 metri cubi a bimestre (cioè un massimo di una media di 300 litri d’acqua al giorno, 150 per ciascuna delle ultranovantenni) e l’utente paga all’Acea il reale consumo (ne fanno fede due bonifici del 6 febbraio e del 5 maggio).

Pagare i consumi reali però non basta e, visto che l’utente si rifiuta di saldare l’intera somma delle bollette pazze (circa 700 euro per nove mesi di consumi sballati), l’Acea l’8 maggio sospende l’erogazione idrica alle due donne. Sospende a due ultranovantenni il flusso di acqua ovvero di un bene pubblico come sancito nel referendum nazionale del 2011 contro “l’adeguata remunerazione del capitale investito”, risultato referendario tradito nei fatti dalle aziende dei servizi. Per un giorno e una notte l’Acea ha impedito a due donne di bere dal rubinetto, di impiegare i servizi igienici, di lavarsi e tutto questo in presenza della volontà di pagare il giusto, come testimoniato dai bonifici effettuati a partire dalla posa del nuovo contatore.

Risultato: per riattivare nel giorno dopo il servizio, l’utente ha dovuto pagare non solo 130 euro per la procedura di distacco e riallaccio ma anche corrispondere subito la metà del dovuto e rateizzare la somma residua in due mesi. E Acea, pur ammettendo le sue responsabilità, di ricalcolo non ne vuole sentire neanche parlare.