Omicidio di Fregene, l’indagine si allarga mentre Francesco Violoni, il figlio della vittima, nomina un suo avvocato di fiducia. Il fidanzato di Giada Crescenzi, unica indagata con l’accusa di aver ucciso a coltellate la futura suocera, Stefania Camboni nel villino di via Santa Teresa di Gallura giovedì 15 maggio scorso, ha scelto di farsi rappresentare da Alessandra Guarini, un legale piemontese di Biella, esperto di delitti all’arma bianca.
Omicidio di Fregene, l’indagine si allarga e anche l’ex compagno si affida a un legale diverso da quello scelto dalla famiglia della vittima
Alessandra Guarini ha fatto parte, tra l’altro, del collegio difensivo di Dimitri Fricano, condannato a 30 anni per la morte di Erika Petri, assassinata con 57 colpi di lama il 12 giugno del 2017 in una villetta di San Teodoro in Sardegna, dove la coppia stava trascorrendo un periodo di vacanza.
Villini, ferite da arma da taglio, fidanzati che non sono più tali. La scelta di Francesco Violoni si inserisce in un contesto investigativo in continua evoluzione.
Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti della 30enne rinchiusa nella sezione femminile del carcere di Civitavecchia, per il reato di omicidio aggravato dalla minorata difesa e dal vincolo di domicilio nella casa a due piani di proprietà della signora Stefania in cui viveva con il compagno, il gip Viviana Petrocelli, senza convalidare il fermo di polizia giudiziaria poiché assente qualsiasi pericolo di fuga dell’indagata, ha scritto che, nonostante, gli indizi di colpevolezza nei confronti di Giada siano “labili” sono sufficienti per tenerla in prigione per “esigenze probatorie”.

L’avvocato della famiglia Camboni “colpevolezza basata su indizi granitici”
Intanto l’avvocato della famiglia Camboni, Massimiliano Gabrielli che, sin dall’inizio si è detto certo della colpevolezza della 30enne, ribadisce in un comunicato la “granitica convinzione” della famiglia circa le responsabilità di Giada che avrebbe fornito un racconto “privo di riscontri e sorretto da tesi difensive inverosimili o addirittura fantasiose, come quella di una presunta mano omicida maschile”.
E se le indagini proseguono a largo raggio, non potendosi escludere la presenza di complici che potrebbero aver aiutato Giada a compromettere la scena del delitto simulando una rapina finita male, Gabrielli allontana da Francesco Violoni “ogni ombra, sospetto o insinuazione su un coinvolgimento diretto o indiretto del figlio della vittima” nell’omicidio.
“Ci piacerebbe sapere perché, se tutto il quadro di indizi è così granitico e Giada deve essere condannata senza bisogno di ulteriori gradi di giudizio, il suo assistito abbia scelto di farsi difendere da un legale che viene da lontano, una ‘dura’ che ha avuto modo di occuparsi di un caso così simile a quello di Fregene”, sottolineano gli avvocati di Giada Crescenzi, Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli.

Intanto l’indagata, imbottita di tranquillanti sin dalle prime ore di detenzione, ha recuperato lucidità ed energie rispetto all’interrogatorio di garanzia che si è tenuto davanti al Gip e ha continuato, anche nell’incontro di oggi con le sue avvocate, a ribadire la sua completa estraneità ai fatti, sebbene le rimangano l’ansia e l’angoscia causati dalla reclusione come per qualsiasi persona che sia incensurata e finisca dietro le sbarre.
“E’ rimasta molto delusa -dicono le due avvocate- dal fatto che il fidanzato, a questo punto dovemmo dire il suo ex compagno, abbia deciso insieme a tutta la sua famiglia di prendere le distanze da lei e dai suoi stessi genitori e, dopo averle detto ‘ti amo’ nel momento in cui la portavano via si sia eclissato e non l’abbia più cercata”.
L’ipotesi del concorso in omicidio
Nel caso in cui dovessero emergere ulteriori profili di responsabilità, rispetto all’esecuzione materiale dell’omicidio delitto e la procura dovesse iscrivere altre persone nel registro degli indagati, anche il capo di imputazione contestato a Giada Crescenzi cambierebbe in quello di concorso in omicidio aggravato.
“Il coinvolgimento di terzi -proseguono Anselmi e Cappelli- non viene escluso neppure dal gip di fronte a cui abbiamo cercato di ricostruire la scena del crimine ipotizzando una piena colpevolezza della nostra assistita, ma il quadro indiziario che è emerso finora nei suoi confronti è lacunoso”.
“Se Giada ha ucciso non può averlo fatto da sola, innanzitutto per l’incredibile numero di 34 coltellate inferte da una mano ben più grande e forte delle sue che sono minute e straordinariamente piccole, addirittura troppo per una persona che supera di poco il metro e sessanta”.
Tutto ciò che è stato raccolto dagli investigatori dovrà poi essere confrontato con gli esiti dell’autopsia effettuata sul cadavere della signora Camboni.
A iniziare dall’orario della morte perché se, per ipotesi, il delitto fosse stato commesso prima delle 4.30, quando Giada si sveglia momentaneamente da un sonno profondo alimentato da tranquillanti e dall’uso di tappi applicati alle orecchie, “non si potrebbe escludere che l’assassino sia un’altra persona, magari conosciuta dalla signora e a cui avrebbe potuto aprire la porta di casa rinvenuta aperta e senza segni di effrazione dal figlio Francesco al suo rientro dal lavoro, alle 7.15 del mattino”.
La questione dell’eredità
“Sappiamo inoltre -proseguono i due avvocati difensori- che la 58enne aveva chiesto denaro in prestito a diverse persone di Fregene. E anche che in famiglia c’erano stati scontri legali in merito alla divisione dell’eredità. Scontri sfociati in un processo civile che aveva riconosciuto alla donna scomparsa un risarcimento di 100mila euro che i familiari della vittima stavano restituendo con un emolumento di circa 200 euro al mese. Questioni che, naturalmente, non sono collegate in modo specifico a quanto accaduto ma che devono spingere gli investigatori a valutare anche piste alternative a un omicidio che, ritenendo come unica colpevole Giada, resterebbe oltretutto privo di movente”.
“Tra lei e la signora Stefania non c’erano mai state discussioni se non qualche scambio di battute su problemi minori come la ripartizione della spesa di prodotti alimentari. Un’ulteriore riprova di un clima tutt’altro che compromesso -aggiungono Anselmi e Cappelli- è il fatto che, proprio ieri, siano arrivati in via Santa Teresa di Gallura i corrieri che dovevano consegnare a Giada e al compagno, un nuovo letto e una nuova rete più comodi di quelli presenti in casa”.
“Non c’erano cioè ragioni che facciano pensare a una situazione di disagio per una convivenza che andava avanti da poco più di un mese. Per non parlare dei dissapori tra Stefania, che un anno prima aveva aggredito il figlio Francesco e l’altro figlio Jacopo che era andato a vivere dalla zia tre anni fa perché in disaccordo con la mamma che aveva iniziato una relazione dopo la scomparsa del marito”.
I labili indizi che hanno spinto il gip alla custodia cautelare
E poi ci sono tutti quegli elementi indiziari che sono stati enucleati dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia che indaga sull’omicidio, e ripresi dal gip fotografando le circostanze del crimine al momento dell’arresto di Giada.
Per esempio la questione delle ciabatte indossate da Giada e, secondo i carabinieri, lavate dalle tracce di sangue per allontanare da sé ogni sospetto, mentre per la difesa si sarebbero sporcate lievemente con il sangue già rappreso della donna quando la giovane sale al secondo piano del villino insieme al fidanzato, e la trovano riversa a terra sotto un tappeto di cuscini e avvolta in un lenzuolo.
Istantanee di un delitto che potrebbero cambiare totalmente di significato una volta che saranno pubblicate le conclusioni dei rilievi effettuati dal Reparto di Investigazioni Scientifiche dei carabinieri sulla scena del delitto.
I soccorritori che si precipitano nel villino riferiscono, poi di aver trovato il pavimento del secondo piano, dove si trovava il cadavere, appiccicoso come se fosse stato lavato con detersivo. “In realtà -precisano le due avvocatesse- si suppone che sia stato utilizzato del lisoformio ma il lisoformio, come è noto, deterge completamente le superfici su cui viene passato. Inoltre nessuno dei rilievi eseguiti con il luminol per individuare tracce ematiche nascoste o rimosse dall’assassino e da un suo eventuale complice riguarda la camera dove è avvenuto il delitto. L’unica rinvenuta sul posto è su una traversina utilizzata dal cane che si è sicuramente imbrattato avvicinandosi al corpo ormai senza vita della sua padrona”.
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