Donna uccisa a Fregene, Gabrielli: “La Procura spinge per una confessione dell’indagata davanti al Gip”

Per il legale della famiglia la Procura spinge per una confessione dell'indagata che al momento nega il suo coinvolgimento

Un ritratto di Giada Crescenzi pubblicato sul suo profilo Fb

Giada Crescenzi, la 30enne in stato di fermo per l’omicidio di Stefania Camboni, uccisa con 15 coltellate al torace nella mansarda del suo villino di Fregene non ha ancora fatto ammissioni, ma la “ sydney sweeney sex scenesProcura spinge per una confessione dell’indagata di fronte al giudice per le indagini preliminari”. E’ quanto afferma Massimiliano Gabrielli l’avvocato che rappresenta i familiari della vittima: il compagno di Giada che ha trovato il corpo della madre immerso in un lago di sangue e coperto da alcuni cuscini alle 7.00 di mattina, l’altro fratello, la sorella e la zia materna.

Per il legale della famiglia la Procura spinge per una confessione dell’indagata che al momento nega il suo coinvolgimento

Una discovery di elementi indiziari così precisi non è cosa comune da parte di un pubblico ministero. Il prossimo passo è rappresentato dall’interrogatorio di garanzia che si terrà nell’arco delle 48 ore dal fermo dell’indagata, di fronte al Gip del Tribunale di Civitavecchia per la convalida della misura cautelare. La descrizione dettagliata di tutti gli indizi raccolti a suo carico fa pensare che l’obbiettivo della Procura sia di spingerla a confessare il delitto”.

Per il momento Giada Crescenzi, che viveva con il compagno nella tavernetta del villino di via Santa Teresa di Gallura, ha continuato a ripetere agli inquirenti di non essersi accorta di nulla perché, mentre il delitto veniva consumato al piano di sopra nella stanza della vittima, lei dormiva profondamente.

Un primo riscontro alle sue dichiarazioni verrà dall’esame necroscopico sul corpo della vittima che si terrà domani mattina, sabato 17 maggio, all’istituto di medicina legale.

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Stefania Comboni uccisa nella sua villetta con 15 coltellate al torace

I risultati dell’autopsia, cui prenderemo parte con un nostro consulente -puntualizza Gabrielli- potranno confermare o smentire la versione fornita dalla donna sull’orario del decesso e sulle modalità dell’aggressione”.

La simulazione di un furto finito in tragedia

La scena del delitto sembra essere stata preparata ad arte nel tentativo, grossolano, di simulare un furto finito in tragedia.

I carabinieri del reparto di investigazioni scientifiche (Ris) hanno, tra l’altro, rilevato con il luminol la presenza di copiose tracce ematiche, non visibili a occhio nudo, su oggetti presenti sul luogo del crimine che sono stati ripuliti dall’omicida.

Il quadro accusatorio è stato ulteriormente appesantito dalle risultanze delle indagini effettuate sul telefonino della 30enne che avrebbe fatto ricerche via Google su come togliere in modo efficace il sangue da un materasso o avvelenare una persona.

Il compendio indiziario raccolto è grave e concordante -prosegue il legale- il nostro obbiettivo, come parte lesa, è di contribuire al lavoro della magistratura per l’accertamento della verità. Ho già informato la polizia giudiziaria dell’esistenza di alcune riprese effettuate da alcune telecamere di sorveglianza che inquadrano le strade vicine alla villetta e potrebbero essere rilevanti dal punto di vista investigativo”.

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Tra queste c’è anche la via dove è stata ritrovata, a 100/150 metri dall’abitazione del delitto, l’auto della vittima quasi addossata a una rete di recinzione e con il finestrino lato guida tirato giù.

La condizione di capacità dell’indagata

L’inchiesta della Procura propende per l’ipotesi che chi ha assassinato la 58enne di Fregene abbia agito in modo frettoloso e per certi versi confusionario tanto che all’indagata non è stata contestata la premeditazione ma l’accusa di omicidio aggravato dalla minorata difesa e dall’abuso di relazioni domestiche e di ospitalità nel villino della morte.

La sera precedente alla notte in cui si è consumato l’assassinio Giada, il suo compagno e la madre avevano cenato insieme poi, mentre l’uomo si recava all’aeroporto di Fiumicino dove lavora come guardia giurata, le due donne si ritiravano nelle rispettive camere da letto.

A notte fonda, in un orario che sarà ricostruito sulla base dell’ispezione autoptica del cadavere, in casa Camboni si è scatenato l’inferno.

Ma qual è il movente che potrebbe aver spinto Giada Crescenzi ad ammazzare la futura suocera?

La giovane aveva lavorato anche lei in aeroporto ma svolgendo servizi di guardiania che non prevedono l’utilizzo del porto d’armi -sottolinea l’avvocato Gabrielli- e non mi risulta ci fossero problemi di carattere economico. La coppia era alla ricerca di una casa ed è stata temporaneamente ospitata dalla signora come soluzione ponte in vista di una sistemazione indipendente e definitiva”.

C’erano state delle difficoltà emerse dopo la scomparsa, nel 2020, del compagno di Stefania Camboni (l’ex calciatore del Maccarese e della primavera della Lazio Giorgio Violoni n.d.r.) ma erano state tutte superate e in famiglia regnava l’armonia. Non c’erano problemi economici e la donna aveva accolto i due ragazzi con piacere”.

Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, se Giada Crescenzi, nel caso in cui venga effettivamente dimostrata la sua colpevolezza, sia stata pienamente capace di intendere e di volere nel momento in cui ha accoltellato la madre del fidanzato.

La condizione di capacità dell’indagata -rileva ancora Gabrielli- è affare della difesa e non certo nostra, a mio parere non ci sono elementi che consentano neppure di ipotizzare una incapacità anche solo parziale di mente”.

I messaggi inquietanti pubblicati da Giada via web: “Vi prego aiutateci”

La coppia aveva iniziato a convivere nel gennaio del 2023. Destano una certa impressione alcuni post pubblicati dalla 30enne sul suo profilo Facebook.

Per esempio la frase di presentazione “Mens sana in corpore Xanax” con riferimento a uno dei più noti psicofarmaci a effetto sedativo.

O ancora il tenore spasmodico di un annuncio di ricerca di un appartamento in cui Giada Crescenzi, l’8 maggio scorso, scrive: “io, il mio compagno e due gattine cerchiamo un monolocale/bilocale/trilocale, insomma un posto dove andare a vivere perché siamo in una situazione critica!! Vi prego! Dormiamo pure per terra non ci interessa nulla, basta una cucina ed un bagno. Vi prego aiutateci. Possibilmente non esageratamente lontano dall’aeroporto in quanto siamo dipendenti aeroportuali e abbiamo orari abbastanza particolari”.

Una settimana dopo la tragedia. Ma sul punto Massimiliano Gabrielli è tranchant: “Stavano cercando una casa, ma ripeto, si trattava di una ricerca senza pressioni, per questo avevano incaricato anche un’agenzia immobiliare e la signora Stefania che faceva una vita molto riservata non avrebbe avuto alcun motivo per mettere fretta al figlio e alla sua fidanzata”.

E’ opportuno ricordare che qualsiasi persona denunciata, in stato di fermo, arrestata, oppure indagata o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.

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