Roma, intervista a Mr Okay: “Perché non mi sono tuffato a Capodanno nel Tevere”

Maurizio Palmulli in arte Mr Okay spiega le ragioni che gli hanno impedito di portare a conclusione il tradizionale rito del primo dell’anno

Sarebbe stato il tuffo numero 36 di una tradizione che dagli anni Settanta lega Mister Okay, al secolo Maurizio Palmulli, alla città di Roma. Il fatidico salto dalla spalletta di Ponte Cavour per inaugurare l’arrivo del nuovo anno con la testa rivolta verso il basso e il cuore in alto dedicato alla sua città, oggi 1° gennaio 2024, è stato annullato in extremis.

Maurizio Palmulli in arte Mr Okay spiega le ragioni che gli hanno impedito di portare a conclusione il tradizionale rito del primo dell’anno

E forse -ammette con una punta di delusione l’angelo del Tevere- sarà anche l’ultimo perché con due miocrofratture alle vertebre D7 e D9 il neurochirurgo che mi segue all’ospedale san Camillo di Roma mi ha detto chiaramente che se avessi saltato ne sarei uscito, come minimo, seduto su una carrozzella”.

Ma Mister Okay che ha iniziato a tuffarsi dapprima sui “montarozzi” di sabbia scaricati dai camion nei quartieri della periferia romana dove, a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta le case crescevano come funghi, dei consigli del medico avrebbe tanto voluto farne a meno.

Se ho le vertebre ridotte così -spiega Maurizio- è anche perché sin da ragazzino, insieme a qualche amico un po’ pazzerello come me, andavo a caccia di cantieri per arrampicarci sui ponteggi e saltare di sotto sui mucchi polverosi formati dalla pozzolana. Anche oggi mi sentivo, come allora e come sempre, pronto a saltare. Ho guardato le scalette accostate al parapetto e mi sono affacciato poi ho sentito una fitta alla schiena e ho capito che era venuto il momento di smettere”.

Ma di smettere davvero davvero? Lasciando così tutti i cittadini romani con l’amaro in bocca?

Mi è dispiaciuto tantissimo, ho sentito una delusione profonda, dopo aver vissuto per 35 anni con quel pensiero fisso rivolto all’appuntamento di fine anno -risponde Mister Okay- ma ho capito che se fossi andato giù mi sarei spaccato tutto quanto. La ragione ha prevalso sul cuore, ho cinque figli e otto nipoti di cui due in arrivo tra poche settimane e, in fondo, non dovevo dimostrare nulla a nessuno. Oltretutto è stata l’occasione per lanciare un monito a tutti quei giovanotti che si credono immortali. Quando ti devi fermare, ti devi fermare non puoi rischiare la vita”.

E la Roma presente oggi a ponte Cavour, come da copione, non l’avrà presa male Maurizio?

Il Tevere oggi era tra l’altro in secca -replica Maurizio Palmulli- e la profondità dell’acqua nel punto dove il letto del fiume è segnato da una buca, così come misurata dallo scandaglio raggiungeva a malapena di tre metri rispetto ai quattro necessari a fermare una caduta in cui si toccano i 75 chilometri orari di velocità. Avrei compromesso tutta la colonna vertebrale ed è quello che ho spiegato alla fine ai presenti. E la folla si è mostrata addirittura più comprensiva rispetto a quando il salto riusciva alla perfezione, è come se avessero condiviso la mia rinuncia dovuta a cause di forza maggiore, so che i romani mi hanno sempre sostenuto e voluto bene e lo hanno fatto anche in questa circostanza anche se a me un po’ me rode er ….”.

Nel tuffo a petto d’angelo alla fiumarola i segreti di una vita vissuta pericolosamente

La delusione di Mister Okay è tenuta a denti stretti, ma nessuno potrà mai dimenticare le tante stellette cucite sul petto durante una carriera di tuffatore che si è affiancata alla professione di marinaio di salvataggio perché, tra l’altro, proprio dalle tecniche di soccorso a mare viene il marchio di fabbrica dello stile con cui Maurizio Palmulli si è sempre tuffato dai venti metri d’altezza di Ponte Cavour.

Si chiama tuffo con petto d’angelo alla fiumarola perché si arriva in acqua quasi di pancia e la prima cosa che il bagnino deve fare al momento dell’immersione è tirare su la testa per riemergere il più rapidamente possibile e capire dove si trova la persona da soccorrere. Questo movimento -aggiunge Maurizio- accorcia la profondità del tuffo nell’abbrivio verso il fondo e che viene ulteriormente frenata dal fatto che l’acqua del Tevere non è ferma come quella di una piscina, ma caratterizzata dalla corrente”.

Roma non è stata l’unico teatro delle imprese di Mister Ok che si lanciato dal Tower Bridge di Londra, da Pont Neuf a Parigi e dal ponte delle catene di Budapest. Solo Praga, come oggi il biondo fiume, gli voltò le spalle una volta. “Nevicava e sotto all’arcata -ricorda Mister Okay– c’erano appena due metri d’acqua sopra un fondale di cemento armato, era impossibile tuffarsi, però sono comunque orgoglioso di aver avuto un passato in cui all’attività di marinaio di salvataggio, che anche quest’anno ho prestato al primo cancello della spiaggia libera di Castel Porziano, abbia potuto alternare alcune comparsate nel mondo del cinema”.

E già perché il volo a petto d’angelo di Mister Okay è immortalato anche nel film “La Grande Bellezza” diretto da Paolo Sorrentino e interpretato, tra gli altri da Toni Servillo. La scena con il salto dalla famosa spalletta venne girata, con un fuori programma, alla fine d’agosto del 2013. “Erano le cinque di mattina -ricorda Maurizio- il Tevere era una pozzanghera perché non pioveva da settimane ma ho guardato in basso e mi sono gettato, altre particine le ho avute anche nella serie televisiva Suburra Eterna”.

Tanti ricordi ma anche la consapevolezza che nella vita alle volte bisogna saper dire di no

In realtà sono in pochi a scommettere che Mister Okay abbia veramente deciso di confinare nel cassetto tutti questi ricordi, incluso il tuffo d’inizio anno, sebbene i più contenti di tutti per questa inattesa rinuncia siano stati i suoi figli. E primo tra tutti Claudio che da quando è nato, per un errore medico commesso al momento della nascita, è costretto da 37 anni a spostarsi su una sedia a rotelle.

Daje pa’ grazie per averci dato ascolto” esordisce Claudio Palmulli che vive a Bolzano, dove è delegato regionale della federazione italiana paralimpica (Fipps) per il calcio e l’hockey disputati dagli atleti che utilizzano la carrozzina elettrica, ma si occupa anche di fare da mental coach a persone che puntano al raggiungimento di obiettivi personali superando se stesse. Esperienze raccontate anche in un libro intitolato “Il vento sulle braccia” in cui Claudio racconta la sua vita e, tra l’altro, di essere stato il primo italiano a livello nazionale a percorrere con una carrozzina tradizionale e non superleggera, come quelle da corsa, tutti e 42,195 metri di una maratona tradizionale “Perché quelli che contano di più – sottolinea- sono proprio gli ultimi 195 metri, fu una bella impresa vissuta con mio papà accanto”.

Un trait d’union sempre più saldo che lega diverse generazioni di una stessa famiglia. Anche perché quelli che da oggi Maurizio, alias Mister Okay, osserverà con uno stato d’animo diverso sono forse proprio quei venti metri di Ponte Cavour che, almeno per questa volta, si è dovuto accontentare di guardare soltanto da lontano.