È finita al centro di un’articolata indagine della Procura di Roma la posizione di un autista dell’Atac, accusato di presunta truffa ai danni di un ente pubblico. L’uomo avrebbe alternato per mesi periodi di malattia a congedi parentali, svolgendo parallelamente un’altra attività lavorativa.
Le ipotesi degli investigatori del Distretto Casilino sull’autista ATAC dopo i controlli sotto copertura: i poliziotti avrebbero documentato la doppia professione durante le assenze
La vicenda giudiziaria riguarda la condotta di un dipendente dell’azienda del trasporto pubblico capitolino che dall’inizio dell’anno, avrebbe smesso di presentarsi alla guida dei mezzi di linea.
Secondo le ipotesi formulate dagli inquirenti, durante gli accertamenti, l’uomo avrebbe giustificato le prolungate assenze dal servizio attraverso attestazioni mediche di malattia e alla richiesta di specifici congedi parentali.
Tuttavia, le prolungate assenze dal posto di lavoro prescelto avrebbero insospettito la direzione aziendale, dando il via a una serie di verifiche da parte della forze dell’ordine volte a chiarire la reale compatibilità dello stato di salute dichiarato con le condotte tenute dal lavoratore al di fuori dell’ambito aziendale.
L’uomo è dunque indagato per l’ipotesi il reato di truffa aggravata, per il presunto danno economico arrecato alle casse della società pubblica.
I pedinamenti e l’infiltrazione degli poliziotti
Secondo quanto riferisce Repubblica, per raccogliere riscontri probatori definitivi sulle effettive mansioni svolte dal dipendente assenteista, gli agenti del Commissariato Casilino hanno avviato un’attività investigativa sul campo proseguita per diversi mesi.
I poliziotti hanno prima effettuato appostamenti e pedinamenti tradizionali nel quartiere Alessandrino, fotografando e filmando i movimenti del soggetto. Successivamente, per documentare senza margine di dubbio le presunte violazioni, alcuni agenti sarebbero ricorsi a una vera e propria operazione sotto copertura: si sono iscritti formalmente come clienti all’interno della struttura sportiva frequentata dall’indagato.
Fingendosi normali frequentatori della sala pesi, gli investigatori avrebbero potuto così osservare da vicinissimo l’uomo mentre svolgeva compiti di personal trainer, assistendo gli utenti negli allenamenti.
Gli elementi raccolti dagli investigatori non si fermano alla sola attività svolta all’interno della struttura ginnica di Roma est. Le verifiche della Polizia di Stato avrebbero infatti evidenziato come l’uomo lavorasse parallelamente anche in qualità di preparatore atletico per conto di una società sportiva dilettantistica di zona.
L’intera mole di documentazione è confluita in un’articolata informativa depositata presso gli uffici della Procura della Repubblica per gli adempimenti di competenza.

















