Attacco hacker ai frigoriferi del sangue, la Asl Roma 1 alza la guardia: «Così ci difendiamo»

Dopo l'attacco degli hacker ai frigoriferi del sangue in Francia, la Asl Roma 1 rafforza i controlli

26 June 2024, Brandenburg, Cottbus: Blood reserves are stored in a refrigerator at the Carl-Thiem-Klinikum Cottbus. Photo by: Patrick Pleul/picture-alliance/dpa/AP Images

La sicurezza dei frigoriferi che conservano sangue ed emoderivati diventa una priorità anche a Roma dopo l’attacco hacker che ha colpito alcune banche del sangue in Francia.

Dopo l’attacco degli hacker ai frigoriferi del sangue in Francia, la Asl Roma 1 rafforza i controlli

Alla Asl Roma 1 sono stati richiamati i responsabili della sicurezza informatica e rafforzata l’attenzione sui sistemi di monitoraggio delle apparecchiature. Ma come si difendono le strutture sanitarie da eventuali intrusioni? La risposta, nel caso dell’azienda sanitaria romana, sta soprattutto nell’architettura dei sistemi: i frigoriferi non sono collegati direttamente alla rete informatica aziendale.

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26 June 2024, Brandenburg, Cottbus: Blood reserves are stored in a refrigerator at the Carl-Thiem-Klinikum Cottbus. Photo by: Patrick Pleul/picture-alliance/dpa/AP Images

A spiegarlo è Giuseppe Quintavalle, direttore generale della Asl Roma 1 e presidente della Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, che dopo quanto accaduto Oltralpe ha invitato tutte le strutture associate a innalzare il livello di attenzione.

«Abbiamo dato a tutti i nostri associati un messaggio chiaro: alziamo l’asticella della sicurezza. E questo anche se, al momento, non intravedo pericoli immediati», afferma Quintavalle, interpellato da LaPresse. «Esistono sistemi di protezione, contromisure messe in campo già negli anni passati per contrastare gli hacker, insieme a persone formate ad hoc che si occupano di cybersicurezza nelle strutture sanitarie».

Asl Roma 1, frigoriferi separati dalla rete informatica

Il punto di forza del sistema adottato dalla Asl Roma 1 è la separazione tra le apparecchiature di refrigerazione e la rete informatica aziendale. Il controllo delle temperature avviene attraverso sonde esterne inserite nei frigoriferi, ma indipendenti dal meccanismo che ne garantisce il funzionamento.

«Non c’è nessun collegamento tra la cella refrigerante e la sonda, che è la sola cosa attaccata alla rete aziendale, svincolata dal frigo e non collegata a motori o compressori. Quindi non è possibile che si spengano i frigoriferi», chiarisce Quintavalle.

In sostanza, un eventuale attacco alla rete informatica non potrebbe interrompere il funzionamento dei sistemi di refrigerazione. L’ipotesi teorica, considerata comunque molto remota, è che possa essere compromessa la sonda utilizzata per rilevare la temperatura.

«Quello che potrebbe accadere, ma è un’ipotesi molto remota perché i sistemi sono crittografati e protetti, è che venga spenta la sonda», precisa il direttore generale.

Le apparecchiature destinate alla conservazione del sangue e degli emocomponenti sono inoltre dotate di sistemi di monitoraggio e allarme, progettati per rilevare tempestivamente eventuali anomalie e consentire l’attivazione delle misure di protezione.

Che cosa è successo in Francia

A far scattare l’attenzione è stato l’attacco informatico del 2 novembre contro alcune banche del sangue francesi. Secondo le informazioni disponibili, gli hacker sarebbero riusciti a provocare un’anomalia nelle temperature dei frigoriferi, facendole passare da -30 a 110 gradi. L’episodio non avrebbe avuto conseguenze sul sangue e sui materiali conservati, grazie alle contromisure adottate dalle strutture.

Un caso che ha spinto il Centro nazionale sangue a richiamare anche le strutture italiane alla massima vigilanza. La direttrice Luciana Teofili ha sottolineato la necessità di alzare il livello di attenzione sugli «spazi freddi» del sistema sangue, invitando, in raccordo con il ministero della Salute, a verificare le temperature e ad adeguare le misure di sicurezza per prevenire nuovi rischi.

Controlli e simulazioni per prevenire gli attacchi

La raccomandazione riguarda l’intero sistema sanitario nazionale e coinvolge anche le aziende ospedaliere e territoriali di Roma. La Fiaso ha invitato le strutture associate a verificare non soltanto i controlli ordinari, ma anche la capacità di reagire a eventuali anomalie o incidenti informatici.

«Abbiamo raccomandato alle aziende sanitarie e agli ospedali di verificare, anche attraverso analisi e simulazioni, strumenti e procedure interne di verifica non soltanto routinaria, ma anche straordinaria delle temperature e dei trend», spiega Quintavalle.

I sistemi di monitoraggio consentono di registrare le variazioni e mantenere una tracciabilità degli eventi. «Le nostre strutture possiedono sistemi di monitoraggio e una tracciatura, anche scritta, di tutte le variazioni. Ormai la sanità è super connessa e la cybersicurezza è una priorità all’interno delle nostre strutture».

Per la Asl Roma 1, Quintavalle ha già allertato il responsabile della rete informatica, chiedendo la massima attenzione.

Quintavalle: «Ai cittadini dico di avere fiducia»

La crescente interconnessione delle strutture sanitarie rende la cybersicurezza una questione che non riguarda più soltanto la protezione dei dati, ma anche la continuità dei servizi e la sicurezza delle apparecchiature indispensabili per le cure.

«Ormai anche il nostro è un mondo particolarmente complesso», osserva Quintavalle. «Quello che sta succedendo in Francia dimostra come sia fondamentale mantenere il massimo livello di attenzione in tema di prevenzione e gestione dei rischi, ma anche di formazione del personale in risposta agli incidenti informatici».

Il messaggio rivolto ai cittadini è comunque rassicurante: «Le aziende sanitarie sono impegnate nel quotidiano nel prevenire e proteggere la continuità delle cure». E sulla situazione della Asl Roma 1 conclude: «Ogni azienda può contare su specialisti ad hoc. Ho allertato il responsabile della rete informatica: l’attenzione sarà massima».