Femminicidio Ilaria Sula, Samson condannato all’ergastolo in primo grado. Il padre della 22enne: “Fatta giustizia”

I giudici della Corte d'Assise accolgono la richiesta della Procura di Roma: riconosciute le aggravanti per l'uccisione e l'occultamento del corpo di Ilaria Sula in una valigia

Mark Samson e Ilaria Sula

È arrivata la sentenza definitiva per l’atroce femminicidio di Ilaria Sula. La Terza Corte d’Assise di Roma ha condannato all’ergastolo l’ex fidanzato Mark Antony Samson, reo confesso del barbaro delitto, accogliendo integralmente le richieste della Procura al termine di una camera di consiglio durata tre ore.

I giudici della Corte d’Assise accolgono la richiesta della Procura di Roma: riconosciute le aggravanti per l’uccisione e l’occultamento del corpo di Ilaria Sula in una valigia

Nel pomeriggio di oggi la Terza Corte d’Assise di Roma ha pronunciato il verdetto di primo grado nei confronti di Mark Antony Samson, il giovane reo confesso dell’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula.

Al termine di una camera di consiglio protrattasi per circa tre ore presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia, i giudici hanno comminato all’imputato la massima pena prevista dall’ordinamento italiano, ovvero la condanna all’ergastolo.

La decisione rispecchia pienamente le richieste formulate dai pubblici ministeri della Procura di Roma, i quali avevano sollecitato il massimo del reato per i gravissimi fatti commessi il 25 marzo dello scorso anno nell’appartamento di via Homs, situato all’interno del quartiere Africano della capitale.

La sentenza ha formalmente riconosciuto la responsabilità dell’imputato per i reati di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. La Corte ha inoltre confermato la presenza di pesanti ed inequivocabili circostanze aggravanti, tra cui la premeditazione dell’atto criminale, la futile motivazione dell’aggressione e l’esistenza della pregressa relazione affettiva e sentimentale intercorsa tra l’assassino e la giovanissima vittima.

Subito dopo la lettura del dispositivo, la reazione del padre di Ilaria ha espresso la tragica ed indelebile portata del dramma familiare, sottolineando che è stata fatta giustizia ma ribadendo con amarezza che l’ergastolo reale resta per sempre sulle spalle dei genitori sopravvissuti alla figlia.

La ricostruzione della tragedia di via Homs

La vicenda giudiziaria trae origine dall’efferata aggressione consumatasi la primavera dello scorso anno tra le mura domestiche dell’abitazione in via Homs. In quella circostanza, Mark Antony Samson ha colto di sorpresa l’ex compagna sferrandole tre letali coltellate dirette alla gola che non le hanno lasciato alcuna possibilità di scampo.

Successivamente all’omicidio, l’aggressore si è adoperato per cancellare le tracce dell’atto efferato, infilando il corpo privo di vita di Ilaria all’interno di una capiente valigia. Il cadavere della ragazza è stato poi trasportato fuori città e abbandonato cinicamente nel vuoto in fondo a un dirupo situato nella zona di Capranica Prenestina, dove è stato rinvenuto soltanto a seguito delle successive ed immediate indagini degli investigatori.

Il tragico episodio ha profondamente scosso l’opinione pubblica nazionale ed il tessuto cittadino della capitale, trasformandosi in un ennesimo ed indelebile simbolo della lotta contro la violenza di genere e i femminicidi che continuano a spezzare vite giovanissime.

La lettera e l’emozione dei compagni della Sapienza

La giornata del verdetto a Rebibbia è stata contrassegnata anche da una straordinaria manifestazione di vicinanza e solidarietà da parte della comunità universitaria. Fuori dalle mura dell’aula bunker, gli studenti e le studentesse dell’Università La Sapienza di Roma, colleghi di corso di Ilaria e costituitisi parte civile nel processo attraverso l’avvocato Roberto Borgogno, hanno voluto testimoniare il proprio affetto alla famiglia leggendo una lettera dai toni toccanti e profondi.

I giovani hanno ricordato Ilaria come una ragazza splendida, solare, gentile, appassionata dello studio ed esemplare figlia, respingendo qualsiasi narrazione distorta della vicenda per concentrarsi sulla bellezza e l’unicità della sua esistenza.

Nel testo diffuso dai compagni di università si legge che il dolore vissuto dai genitori non deve andare vano, ma trasformarsi in una forza viva capace di pretendere giustizia e sensibilizzare la società intera. La comunità accademica della Sapienza ha rinnovato l’impegno civile a mantenere sempre viva la memoria di Ilaria all’interno delle aule e dei corridoi dell’ateneo, garantendo che il suo nome continui ad essere portavoce del diritto inalienabile alla vita e del rispetto contro ogni forma di prevaricazione e violenza.