L’apparenza era quella di una normale sala giochi del quartiere Magliana, ma dietro le luci delle slot si nascondeva un sistema completamente abusivo. Un’operazione congiunta tra Polizia Locale, Polizia di Stato e Agenzia delle Dogane, ha portato alla luce un’articolata frode informatica, sfociata in perquisizioni, sequestri di contanti e pesanti denunce.
La maxi frode delle slot abusive nella sala gestita da una donna italiana: schede alterate per i dispositivi che restavano accesi anche nelle ore proibite
L’operazione è scattata nell’ambito dei controlli territoriali nel settore delle scommesse e dell’intrattenimento nella Capitale, portando ad un intervento all’interno dell’esercizio commerciale situato nella zona Magliana, da parte della Polizia Locale di Roma Capitale del XI Gruppo Marconi, del Commissariato San Paolo della Polizia di Stato e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Con l’irruzione nei locali della sala giochi, gli operanti si sono trovati di fronte a una chiara violazione delle normative vigenti sull’uso dei dispositivi da gioco. All’interno della struttura erano infatti presenti apparecchi slot accesi, messi a disposizione dei clienti in una fascia oraria proibita dalle ordinanze e dalle disposizioni locali.
Schede alterate e mancata connessione alla rete ADM
Ma sono stati i successivi accertamenti sui dispositivi, che hanno fatto emergere il sistema illecito ancora più profondo e strutturato. Tutti la slot infatti, risultavano completamente privi delle necessarie autorizzazioni amministrative e del codice identificativo che deve essere esposto e registrato per legge.
A tutti i dispositivi poi, mancava la connessione alla rete telematica nazionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: un requisito obbligatorio per consentire allo Stato la trasmissione automatica, la tracciabilità e il costante controllo dei dati relativi al flusso delle giocate e dei volumi d’affari incassati, impedendo l’evasione fiscale e la frode ai danni dell’erario.
Le manomissioni elettroniche e la stima della frode in contanti
Le verifiche analitiche eseguite sull’hardware delle macchine hanno rivelato dettagli ancora più sconcertanti infine, relativi al loro funzionamento alterato. Delle vere e proprie manomissioni erano state effettuate direttamente sulle schede elettroniche di gioco, con tracce di rimozione e alterazione dei sigilli e dei dispositivi di sicurezza originali installati dalle case costruttrici.
La portata della frode informatica e dell’incasso sottratto al prelievo erariale è emersa con l’apertura delle macchinette: all’interno dei monoblocchi degli apparecchi fuorilegge, dove i militari e i funzionari hanno rinvenuto diverse migliaia di euro in monete.
L’intero ammontare di denaro contante, valore direttamente legato alle giocate effettuate fino a quel momento e non tracciate, è stato immediatamente sottoposto a sequestro giudiziario così come le slot e le schede elettroniche manomesse per assicurare le prove.
Denuncia e indagini sulla titolare
Al termine delle operazioni di verifica del materiale illecito, i responsabili del controllo hanno identificato la gestione dell’attività . La titolare della sala giochi, una donna italiana di 57 anni, è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria.
A suo carico sono state formalizzate le ipotesi di reato di frode informatica ed esercizio abusivo di giochi d’azzardo. Gli investigatori e il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli stanno proseguendo gli accertamenti amministrativi e tecnici per fare luce su ulteriori illeciti e possibili canali criminali collegati alla frode.

















