Operai in tuta protettiva di notte all’inceneritore: Unione Comitati denuncia: “Scavi e trasporti sospetti per ore”

"Il sito è pieno di materiale pericoloso": le immagini dell'Unione dei Comitati Contro l'Inceneritore riaccendono la battaglia legale e ambientale

Un nuovo fronte di tensione si apre attorno alle opere preliminari e alle attività di cantiere legate al progetto dell’inceneritore capitolino. A sollevare il caso è la pagina ufficiale dell’Unione dei Comitati Contro l’Inceneritore, che attraverso una nota corredata da scatti fotografici, ha documentato strane operazioni svolte in orario notturno all’interno dell’area di scavo.

“Il sito è pieno di materiale pericoloso”: le immagini dell’Unione dei Comitati Contro l’Inceneritore riaccendono la battaglia legale e ambientale

Secondo quanto sostenuto dall’associazione, nella prima serata di ieri dalle ore 21:00 fino a mezzanotte inoltrata, si sarebbe svolta un’attività di movimentazione di materiale stoccato in grandi sacchi idonei per il contenimento.

Nelle immagini pubblicate si vedono operatori equipaggiati con tute bianche integrali da protezione individuale e mascherine, mentre lavorano nell’area recintata sotto l’illuminazione artificiale.

I dettagli sulle operazioni notturne denunciate

Nel testo diffuso pubblicamente sul canale social dell’Unione dei Comitati Contro l’Inceneritore si legge testualmente l’accusa mossa dagli attivisti: «Decine di maxi-sacchi accatastati nella prima notte di ieri da operatori in tuta bianca integrale di quelle che servono alla protezione personale da materiali altamente pericolosi»

«Per oltre quattro ore hanno scavato nella parte sud-est del sito per poi trasportare e scaricare nell’angolo sud-ovest grandi quantità materiale sospetto, poi raccolto in appositi maxi-sacchi».

Con la conseguenza inoltre, secondo la ricostruzione fornita dalla sigla ecologista, che le piogge cadute nell’area rischino di aggravare il quadro ambientale, lasciando scoperte le porzioni di terreno interessate dai rilievi e dagli scavi.

Le iniziative legali e il ruolo delle istituzioni competenti

Di fronte a questo scenario, l’Unione dei Comitati ha dichiarato di aver affiancato alle denunce a mezzo social una serie di formali azioni giurisdizionali indirizzate agli organi inquirenti e di controllo.

L’azione legale promossa dagli attivisti mira a chiamare in causa gli enti preposti alla vigilanza ambientale, in particolare Arpa Lazio, unitamente a Roma Capitale e alla Città Metropolitana, ritenuti responsabili della tutela della salute pubblica e della correttezza delle procedure autorizzative dell’impianto.

Gli esposti presentati, intendono fare luce sulla regolarità dei tracciamenti, sul tipo di materiali, sulle modalità di stoccaggio temporaneo degli stessi, e sul rispetto rigoroso dei protocolli di sicurezza previsti dalla legge per la loro manipolazione nei cantieri operativi.

La richiesta di verifiche urgenti e la tutela della salute pubblica

La vicenda resta ora al vaglio delle autorità competenti, chiamate a verificare l’effettiva rispondenza dei fatti segnalati e la regolarità delle operazioni condotte nell’area. Per le associazioni e i residenti dei quartieri limitrofi, la trasparenza sui dati analitici del suolo e la tracciabilità dei rifiuti rimangono priorità assolute per evitare qualsiasi rischio di dispersione di agenti inquinanti nell’aria o nella falda acquifera.

In attesa di riscontri ufficiali da parte dei tecnici e delle istituzioni interpellate, l’Unione dei Comitati ribadisce la volontà di proseguire nell’attività di monitoraggio continuo del sito, chiedendo l’ispezione immediata delle aree recintate per garantire la massima tutela dell’ambiente e dei lavoratori coinvolti.