Carceri Roma: “Un cane vive meglio di un detenuto”

“Il mio cane vive 50 volte meglio di un detenuto”: l'allarme dei penalisti sulle carceri Regina Coeli e Rebibbia. Avvocati in sciopero dal 23 settembre

Una cella di Regina Coeli

«Il mio cane vive 50 volte meglio di un detenuto a Regina Coeli. Prende i croccantini quando vuole, viene assistito se malato, beve l’acqua e può andare a passeggiare». È con questa amara provocazione che Giuseppe Belcastro, presidente della Camera Penale di Roma, definisce l’emergenza che sta travolgendo gli istituti di pena italiani. Una situazione ritenuta «inaccettabile» dai penalisti e che metterebbe a rischio la tenuta stessa dello Stato di diritto e i principi della Costituzione.

Il mio cane vive 50 volte meglio di un detenuto”: l’allarme dei penalisti sulle carceri Regina Coeli e Rebibbia. Avvocati in sciopero dal 23 settembre

Per protestare contro il degrado delle strutture e l’inerzia delle istituzioni, l’avvocatura ha proclamato l’astensione dalle udienze dal 23 al 29 settembre.

Caldo torrido e acqua a richiesta: l’ispezione a Regina Coeli

I dettagli emersi dall’ultimo sopralluogo condotto dall’Osservatorio carceri della Camera Penale a Regina Coeli descrivono una quotidianità segnata dalla sofferenza. Come riferito dall’avvocato Maria Brucale, la struttura capitolina versa in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili

Le criticità

Assenza di refrigerazione: mancanza di frigoriferi nelle celle e servizi igienici posizionati a ridosso degli spazi dedicati alla preparazione dei pasti.

Temperature estreme: nel reparto di assistenza psichiatrica le finestre sono coperte da lastre di plexiglas, trasformando i locali in veri e propri ambienti invivibili durante i mesi estivi.

Privazione dei beni primari: per bere, i detenuti sono costretti a chiedere l’acqua agli agenti di Polizia penitenziaria attraverso le feritoie delle porte.

Rebibbia tra scabbia e topi: 46 suicidi dall’inizio dell’anno

Il quadro non migliora negli altri penitenziari romani. A Rebibbia si registrano emergenze sanitarie legate alla presenza di topi e alla diffusione della scabbia. Un contesto di sovraffollamento e disagio che riflette il bilancio tragico a livello nazionale: 46 suicidi dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane.

Di fronte alle sollecitazioni e alle ispezioni promosse dai penalisti presso il Ministero della Giustizia, la risposta istituzionale è apparsa insufficiente. «A fronte delle nostre segnalazioni – ha spiegato Belcastro – la risposta è stata il taglio di 8 unità nella pianta organica del Tribunale di Sorveglianza di Roma», aggravando ulteriormente i ritardi della burocrazia penitenziaria.

L’allarme esteso ai CPR e alla giustizia minorile

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Foto di archivio

Le criticità non si fermano alle carceri per adulti. L’avvocato Francesco Bianchi ha richiamato l’attenzione sulla tutela della salute nella giustizia minorile e all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Su questi ultimi, il legale ha sollevato un tema di trasparenza: «Sono luoghi nei quali non ci viene nemmeno consentito l’accesso per verificare le condizioni psicofisiche delle persone trattenute».

Il punto sulla crisi del sistema penitenziario verrà fatto sabato a Firenze nel corso del convegno «Lo stato generale dell’esecuzione penale. Analisi di un disastro», appuntamento che precederà l’inizio del blocco delle attività giudiziarie da parte degli avvocati.