Raddoppio Roma-Viterbo, dagli scavi spuntano resti romani vicino alla via Flaminia

Scavi archeologici a Castelnuovo di Porto durante i lavori per il raddoppio della ferrovia Roma-Viterbo: emergono tre strutture di possibile epoca romana

Immagine di repertorio.

Un pezzo di Roma antica è riemerso durante i lavori per il raddoppio della ferrovia Roma-Viterbo. La scoperta è avvenuta a Castelnuovo di Porto, nell’area interessata dall’avvio del secondo stralcio dell’opera, vicino all’incrocio tra via Flaminia e via Montefiore, dove quest’ultima assume anche il nome di via Roma nel tratto urbano.

Scavi archeologici a Castelnuovo di Porto durante i lavori per il raddoppio della ferrovia Roma-Viterbo: emergono tre strutture di possibile epoca romana

Durante gli scavi sono comparsi tre elementi murari longitudinali, disposti perpendicolarmente rispetto alla strada. Non è ancora possibile stabilire con certezza a cosa servissero, né datare con precisione le strutture, ma il contesto e le caratteristiche dei resti fanno ipotizzare un’origine romana.

L’area è stata subito messa in sicurezza e le strutture sono state ricoperte con teli di geotessuto, così da proteggerle durante la fase degli approfondimenti archeologici.

Tombe, edificio o opere idrauliche: cosa potrebbe esserci sotto

La prima ipotesi riguarda un possibile complesso funerario di epoca romana. La vicinanza con l’antico tracciato della via Flaminia rende plausibile la presenza di sepolture organizzate lungo la strada, come avveniva frequentemente nel mondo romano.

Le strutture potrebbero quindi essere collegate a tombe “a cappuccina”, caratterizzate dalla copertura realizzata con tegole inclinate, oppure appartenere a un monumento funerario più complesso.

Ma non è affatto detto che si tratti di una necropoli: un’altra possibilità è che i resti appartengano a un edificio romano costruito in relazione alla viabilità. La posizione è infatti particolarmente significativa: l’area si trova vicino a un’antica direttrice di comunicazione e potrebbe aver ospitato strutture destinate alla sosta, al passaggio o ad altre attività legate alla strada.

Non viene esclusa neppure l’ipotesi di opere idrauliche, magari collegate a un edificio o a un insediamento presente nelle vicinanze.

Per ora, dunque, non c’è una risposta definitiva. Saranno gli scavi e lo studio della stratigrafia a chiarire la natura dei resti. Le indagini dovrebbero richiedere almeno un paio di settimane.

La scoperta è interessante soprattutto per un motivo: le strutture sono emerse in un punto dove la viabilità moderna e quella antica si sovrappongono idealmente.

Castelnuovo di Porto si trova infatti in un territorio ricco di testimonianze archeologiche e il luogo del ritrovamento è vicino alla stazione di Posta, struttura che potrebbe essere sorta in corrispondenza di un’antica statio romana, cioè un punto di sosta lungo una strada.

Ancora più importante è la vicinanza con l’incrocio tra via Flaminia e l’attuale via Roma-via Montefiore, percorso associato all’antica Campana Vetus, che avrebbe collegato la Flaminia con la via Tiberina.

È proprio questo scenario a rendere il ritrovamento degno di attenzione. Se le strutture fossero effettivamente romane, potrebbero raccontare qualcosa in più su come era organizzato questo tratto di territorio e su cosa accadeva lungo la Flaminia.

Per chi vive oggi questa zona, quindi, non si tratta soltanto di alcuni muri trovati durante un cantiere. Sotto un’opera ferroviaria progettata per migliorare i collegamenti del futuro potrebbe essere riaffiorata una parte della rete di insediamenti e infrastrutture che per secoli ha accompagnato il percorso della via Flaminia.

Adesso bisogna capire cosa raccontano quei tre resti. La risposta arriverà dalle prossime indagini archeologiche, che dovranno stabilire se si tratta di un’area funeraria, di un edificio oppure di strutture legate alla gestione delle acque e alla viabilità antica.