Muore in acqua a Fregene davanti ai parenti, ma per il medico legale che ha firmato il referto sulla dinamica del decesso di una donna di 59 anni sono necessari ulteriori approfondimenti per stabilirne le cause.
Muore in acqua a Fregene mentre fa il bagno a pochi metri dalla riva, soccorsi immediati del 118 e della Capitaneria di porto di Roma Fiumicino
I fatti risalgono alle ore 18.30 di ieri, martedì 25 agosto, nel tratto di spiaggia situato nei pressi del Villaggio dei pescatori, dove si trova anche la struttura balneare de Il Kiosco in via Silvi Marina al confine con il lido di Maccarese.
Nulla lasciava presagire la tragedia
Una tranquilla giornata di mare si è trasformata in un vero e proprio incubo quando la 59enne ha deciso di fare un bagno insieme alla figlia mentre a riva restavano altri parenti ed alcuni amici venuti a godersi quel po’ di refrigerio tipico delle zone costiere, in una stagione estiva capace di superare tutti i record di afa e alte temperature.
Improvvisamente la donna ha iniziato ad accusare notevoli difficoltà di deambulazione, nonostante si trovasse in acqua e a pochi metri dalla battigia.
La prima a cercare di sostenerla è stata la figlia, ma la macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente grazie all’intervento di un assistente bagnante del vicino stabilimento e di altre persone che hanno preso la signora, ormai priva di conoscenza, e l’hanno adagiata sulla spiaggia in attesa dei soccorsi.
Tentativi di rianimazione
Sul posto sono sopraggiunte, praticamente in tempo reale, un’ambulanza del 118 e una pattuglia proveniente dalla vicina sede di Fregene della Capitaneria di Porto di Roma-Fiumicino alla quale i sanitari, che intanto avevano iniziato le manovre di rianimazione, hanno chiesto di portare anche un defibrillatore stanti le gravissime condizioni della vittima.
Tutti gli operatori si sono alternati per garantire la continuità delle fasi di compressione e decompressione del torace che si sono protratte a lungo fino a quando è risultato chiaro che l’arresto cardiocircolatorio, molto probabilmente avvenuto in acqua quando la donna ha accusato il malore, era irreversibile.
Una scena tragica che ha gettato nel dolore più profondo la figlia e il gruppo di accompagnatori che erano con lei ma anche le persone presenti in spiaggia perché il corpo è stato coperto e messo a disposizione del medico legale.
Giallo sulle cause del decesso
E qui si apre una sorta di giallo sulle circostanze con cui è avvenuta la certificazione del trapasso della 59enne.
Il medico pur avendo ricostruito la dinamica dell’evento sulla base delle numerose testimonianze rilasciate anche dai soccorritori e dai militari intervenuti ha, infatti, attribuito le cause del decesso a morte violenta.
La probabile spiegazione di questa sorta di anomalia, rispetto a casi simili in cui in genere assume rilievo la morte per cause naturali, è che il professionista abbia avuto dei dubbi sull’effettiva concatenazione delle modalità con cui si è manifestato il malore fatale sebbene non vi sia nulla che possa far pensare a qualcosa di traumatico o di doloso.
Questo significa che il magistrato di turno dovrà disporre l’esame autoptico della salma che non potrà, dunque, essere restituita in tempi brevi alla famiglia per celebrarne i funerali.




















