A due anni dalla misteriosa scomparsa di Marco Benso, un residente dell’EUR che nell’estate del 2024 si trovava a Rocca di Cambio, il recente ed inquietante ritrovamento dei resti di un cranio sul Monte Cagno riaccendono la speranza di dare almeno una risposta alla famiglia dell’anziano.
Attesa per l’esito degli accertamenti medico-legali, che potranno stabilire o meno se i resti appartengano a Marco Benso, svanito nel nulla nell’estate del 2024
L’attenzione a due anni dalla scomparsa dell’88enne torna sull’Altopiano delle Rocche, dove il ritrovamento dei resti di un cranio umano nella complessa area del Monte Cagno, potrebbe rappresentare una svolta importante all’interno del lungo e doloroso percorso conoscitivo avviato per far luce sulla sorte di Marco Benso, svanito nel nulla il 29 luglio 2024.
Nonostante l’impatto della notizia, dal punto di vista investigativo ed istituzionale è fondamentale mantenere la massima prudenza. Allo stato attuale delle indagini non è infatti assolutamente possibile affermare con certezza che quei resti ossei appartengano all’anziano.
Saranno esclusivamente i rigorosi accertamenti condotti dalle autorità competenti, ed in particolare le approfondite analisi antropologiche, gli esami medico-legali e la fondamentale comparazione genetica del DNA, a stabilire l’effettiva identità del reperto affiorato dalla montagna.
La scomparsa nell’estate 2024 e la ricostruzione fino all’ultima scoperta
La vicenda prende il via la mattina del 29 luglio 2024. L’uomo, residente a Roma nel quartiere Eur e solito trascorrere le vacanze estive nell’Aquilano, si era allontanato a piedi intorno alle 8:00 dalla propria abitazione estiva situata in località I Cerri per una camminata verso il bar del paese.
Privo di telefono cellulare e senza documenti con sé, dopo aver consumato un caffè ha probabilmente perso l’orientamento. Invece di far ritorno verso casa, ha proseguito lungo la vecchia strada che collega Rocca di Cambio a L’Aquila.
Nella mattinata dello stesso giorno è stato notato lungo il percorso, prima da un ciclista verso le 10:00 e poi da un’infermiera alle 11:30. Un ulteriore avvistamento segnalato ai Carabinieri riguardava la mattina seguente in località Fonteavignone, dove un uomo con i capelli bianchi era stato visto indossare una maglietta rossa Nike con la scritta “Just do it”, pantaloncini rossi e scarpe da trekking, proprio gli indumenti indossati dall’uomo prima della sua scomparsa.
Le imponenti ricerche e la sospensione delle operazioni ufficiali
A seguito della denuncia presentata dai familiari, le operazioni di soccorso si erano immediatamente attivate nell’ambito del Piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse.
Un imponente dispiegamento di forze aveva passato al setaccio l’intero territorio impervio compreso tra Abruzzo e Lazio, caratterizzato da fitti boschi, pendii scoscesi ed ampie aree montane. Per giorni, squadre specializzate dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino, dei Carabinieri e numerosi volontari avevano operato via terra e via cielo con l’ausilio di elicotteri, droni di ultima generazione ed unità cinofile da ricerca.
Nonostante gli sforzi incessanti però, e la grande prestanza fisica dell’uomo, noto per essere un forte camminatore, dell’anziano si erano perse le tracce. Nel mese di agosto 2024 le ricerche ufficiali erano state sospese, pur mantenendo costante l’attenzione su ogni eventuale segnalazione o elemento utile.
Il ruolo del Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi a fianco della famiglia
Fin dai primi momenti dell’emergenza, il Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi OdV si è stretto attorno ai familiari di Marco Benso, affiancando il figlio Stefano e la nuora Aurora Polacsek nella gestione delle comunicazioni e nel costante appello agli organi di stampa. I volontari, avevano continuato a mantenere accesi i riflettori sulla vicenda anche dopo il termine delle operazioni sul campo.
“Per chi vive il dramma della scomparsa di un congiunto, infatti, il tempo non coincide mai con la chiusura delle verifiche formali: una ricerca può essere sospesa dalle autorità, ma per i familiari l’attesa e l’esigenza di risposte non finiscono mai. Il principio che guida l’operato dell’associazione è proprio quello di non limitarsi al periodo dell’emergenza iniziale, ma di continuare a supportare le famiglie quando l’assenza si trasforma in una quotidianità densa di interrogativi” – hanno sottolineato in queste ore.
L’attesa scientifica per dare un nome ai resti
Il possibile collegamento tra il cranio rinvenuto sul Monte Cagno e Marco Benso rappresenta un passaggio delicatissimo. Qualora l’identificazione genetica venisse confermata, non si tratterebbe soltanto della chiusura formale di una pratica investigativa.
Sarebbe soprattutto il momento in cui una famiglia sospesa nell’incertezza può conoscere la verità, restituendo dignità alla persona scomparsa e trasformando un’attesa senza fine in una certezza, per quanto dolorosa.
Fino a quando non perverrà una nota di identificazione ufficiale da parte della magistratura e della medicina legale, Marco Benso continua ad essere iscritto nell’elenco delle persone scomparse. “Oggi resta il momento della massima cautela, del rispetto del dolore della famiglia e dell’attesa rigorosa dei riscontri scientifici” – ribadisce il comitato.




















