Un appuntamento chiarificatore trasformato in una trappola spietata, con una dinamica che evoca il dramma di Willy Monteiro Duarte. Emergono dettagli sempre più inquietanti sull’arresto dei fratelli gemelli Mirko e Roberto Natalizi, i trentenni pugili finiti in carcere ieri mattina con l’accusa di tentato omicidio per aver ridotto in una maschera di sangue un 19enne di Fiumicino.
I dettagli del violento agguato dopo la lite fuori da un locale: l’esca del chiarimento, il tentato investimento e il pestaggio con la spranga da parte dei pugili Natalizi
Se la notizia del loro fermo è stata già lanciata ieri da Canaledieci, i dettagli delle indagini della Polizia di Stato e della Procura di Civitavecchia svelano ora la sequenza da brividi con cui il diciannovenne è stato tratto in inganno, braccato e ridotto in fin di vita.
L’origine: i complimenti molesti e il primo scontro
Tutto comincia nella notte tra il 13 e il 14 giugno all’esterno del noto locale Dadaumpa di Fiumicino. Roberto Natalizi, che quella sera lavora come addetto alla sicurezza (come dipendente di una ditta specializzata e non del locale), è in evidente stato di alterazione alcolica quando rivolge pesanti apprezzamenti a sfondo sessuale alla fidanzata del diciannovenne.
Il ragazzo reagisce. Ne nasce una colluttazione violenta: il bodyguard colpisce il giovane al volto con dei pugni, ma la vittima riesce a difendersi e a restituire i colpi.

È l’affronto che fa scattare la sete di vendetta. Prima di allontanarsi, Natalizi lancia minacce di morte promettendo una ritorsione armata e, poco dopo, tenta persino di investire con la propria auto il diciannovenne e il suo gruppo di amici.
L’esca sui social e il falso mediatore
Il giorno successivo scatta il piano. Roberto Natalizi si mette sulle tracce del ragazzo: lo individua sui social network e gli invia una richiesta di amicizia. Poi, muovendo le fila attraverso un conoscente comune che si offre come “mediatore”, propone un incontro di pace.
L’appuntamento viene fissato nei pressi del locale della sera prima. Sembra un tentativo per stringersi la mano e chiudere la faccenda, ma è solo un’esca.
La trappola in piazzale Mediterraneo: sabbia negli occhi e spranga
Una volta sul posto, scatta l’autentico escamotage: con una scusa il diciannovenne viene isolato e fatto convogliare da solo nel vicino piazzale Mediterraneo. Lì ad attenderlo c’è la controparte.
Il ragazzo non fa in tempo a capire cosa stia succedendo che l’aggressore gli lancia una manciata di sabbia dritta negli occhi per accecarlo e impedirgli ogni reazione. Il diciannovenne, disorientato, tenta una fuga disperata, ma viene immediatamente braccato.
Dal nulla sbuca anche il fratello gemello, Mirko Natalizi, pugile professionista noto sul ring con il sinistro soprannome di “Terminator”.
Il pestaggio selvaggio
Inizia il massacro. I due fratelli, forti della loro superiorità fisica e della tecnica da ring, sono armati anche di una spranga (e una mazza da baseball). Colpiscono ripetutamente il ragazzo, continuando a infierire con ferocia inaudita anche quando la vittima è ormai a terra esanime, immobilizzata con una morsa al collo.
Un amico del diciannovenne si lancia nel mezzo per fare da scudo e salvarlo, venendo a sua volta violentemente ferito. La furia dei gemelli si placa solo quando lo stesso “mediatore” decide di intervenire fisicamente, riuscendo a bloccare i due pugili e a strappare loro l’arma dalle mani.
Le indagini e l’arresto
Il diciannovenne è stato trasportato in ospedale con ferite gravissime e il volto ridotto a una maschera di sangue, giudicato guaribile in 45 giorni.
Le indagini degli investigatori della Questura di Roma e del Commissariato di Fiumicino, supportate dalle telecamere di videosorveglianza e dalle testimonianze dei presenti, hanno blindato le accuse. Ieri per i fratelli Natalizi si sono aperte le porte del carcere.


















