Roma cammina sul vuoto: oltre 7mila cunicoli e cavità minacciano lo sprofondamento stradale

Nuovo allarmante studio dell'Ispra svela quanti km quadrati di strade di Roma poggiano su vuoti sotterranei: cinque municipi sono ad alto rischio di sprofondamento stradale e strutturale

Nella foto la spaventosa voragine aperta nel 2024 nwl VII municipio, inghiottì due auto

Una ragnatela invisibile di vuoti sotterranei si estende per oltre 100 km quadrati sotto l’asfalto di Roma, minacciando la stabilità della Capitale. Una nuova mappatura scientifica aggiornata, rivela che ampie porzioni di territorio urbano poggiano su fragili cavità artificiali, principale causa dei continui e pericolosi sprofondamenti stradali.

Nuovo allarmante studio dell’Ispra svela quanti km quadrati di strade di Roma poggiano su vuoti sotterranei: cinque municipi sono ad alto rischio di sprofondamento stradale e strutturale

I dati emersi dall’aggiornamento della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, presentata nel Parco Naturale dell’Appia Antica, delineano un quadro geologico complesso e inquietante. Lo studio, curato dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’Ispra in collaborazione con l’Istituto Di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr e l’Università Tuscia di Viterbo, evidenzia che oltre 100 chilometri quadrati del territorio dell’Urbe sono interessati da vuoti sotterranei.

Il dato più allarmante riguarda i quasi 61 km quadrati che ricadono in aree classificate ad elevata densità di cavità, dove il terreno è ridotto a una sorta di groviera invisibile.

Il lavoro di censimento ha permesso di mappare un’area campione di circa 350 chilometri quadrati di tessuto urbano caratterizzata da sistemi ipogei. Gli esperti hanno raccolto circa 5.600 dati puntuali, che segnalano la presenza certa di un vuoto di cui non si conosce ancora l’esatta estensione, e 1.600 dati lineari e poligonali, in grado di rappresentare lo sviluppo dei cunicoli o la planimetria precisa delle strutture sotterranee.

Questa imponente banca dati integra le fonti bibliografiche con gli archivi cartografici storici, le mappe archeologiche e le indagini speleologiche dirette sul campo condotte in collaborazione con Roma Capitale, Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma, aggiornando la precedente edizione della carta risalente al 2017.

Cosa significa per la città: il pericolo dei sinkholes che aprono le voragini

La presenza di questa immensa rete di vuoti non è priva di conseguenze dirette sulla vita quotidiana della popolazione romana. Come spiegato dettagliatamente dall’Ispra, la presenza di questi vuoti rappresenta uno dei principali fattori scatenanti i cosiddetti sinkholes antropogenici, ovvero gli improvvisi sprofondamenti che aprono voragini distruttive nelle strade cittadine, inghiottendo automobili e minacciando le fondamenta dei palazzi.

Roma si ritrova così a fare i conti con una fragilità strutturale diffusa che impone una costante revisione dei piani di sicurezza e di manutenzione ordinaria delle vie di scorrimento.

La distribuzione di queste cavità non è omogenea ma risponde alla storia urbanistica ed estrattiva della città. Le zone a maggiore densità risultano fortemente concentrate nei municipi I, II, IV, V e VIII.

Si tratta dei settori urbani storicamente interessati dallo sfruttamento intensivo delle pozzolane e dei tufi, materiali da costruzione estratti fin dall’antichità, nonché della presenza dei complessi sistemi catacombali e ipogei. Al contrario, i settori occidentali e nordoccidentali mostrano una concentrazione decisamente minore, legata alla differente natura litologica dei terreni affioranti e a una minore attività estrattiva nel corso dei secoli.

Gli aspetti dedotti e le prospettive future

Dall’analisi complessiva dei dati si deduce che la rete di cavità sotterranee di origine antropica sotto Roma è il frutto di una stratificazione di attività di escavazione che si sono succedute per oltre duemila anni, dall’epoca romana fino alla metà del XX secolo. La consapevolezza che l’estensione complessiva di questi vuoti risulti tuttora solo parzialmente conosciuta introduce un elemento di incertezza che richiede strumenti di programmazione sempre più raffinati.

Secondo Maria Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, conoscere approfonditamente il sottosuolo della Capitale significa comprendere una parte fondamentale della sua stessa identità e del suo sviluppo futuro.

La conoscenza tecnica non deve essere vista come un mero dato statistico o una fonte di allarmismo, ma costituisce uno strumento indispensabile per dotare l’amministrazione cittadina di una maggiore capacità di programmare l’espansione urbanistica, prevenire le criticità idrogeologiche e valorizzare risorse nascoste di enorme valore culturale, storico e ambientale.

I casi più eclatanti

Il 23 giugno 2023, una voragine improvvisa in via Giannetto Valli, al Portuense, colpì i locali della caldaia di un condominio. Il crollo del terreno ha fatto piegare il muro di cinta, costringendo i Vigili del Fuoco a sgomberare d’urgenza otto famiglie. I residenti hanno dovuto attendere la realizzazione di una passerella di sicurezza per poter rientrare a casa.

Tra i dissesti idrogeologici più impressionanti nella memoria recente di Roma, spicca il crollo avvenuto nel 2024 al Quadraro. Nella notte tra il 27 e il 28 marzo, in via Sestio Menas, si spalancò all’improvviso una spaventosa voragine profonda ben 13 metri e larga 8.

L’enorme cratere inghiottì istantaneamente due auto in sosta e danneggiò la rete fognaria. Quell’evento causò l’evacuazione d’urgenza di 36 famiglie in via Attio Labeone, fortunatamente rientrate in breve tempo, e fortissimi disagi ai commercianti della zona.

Solo lo scorso 4 aprile, in pieno giorno, una voragine profonda otto metri ha squarciato viale dei Colli Portuensi. Il crollo ha sfiorato un’auto in sosta e imposto la chiusura stradale verso la Gianicolense, isolando un’arteria vitale. Per sicurezza, i Vigili del Fuoco hanno rimosso un palo della luce.