Incendio con ambulanza all’Oasi di Ostia, lo stabilimento sequestrato alcune settimane fa dal Comune di Roma Capitale e poi diventato, come tante altre strutture abbandonate dall’amministrazione al loro destino sul litorale romano, un ricovero per senza dimora.
Incendio con ambulanza all’Oasi di Ostia trasformatasi in poche settimane in un ricovero per clochard nel silenzio dell’amministrazione capitolina
Il rogo è divampato oggi, sabato 6 giugno, presso la struttura balneare di Lungomare Amerigo Vespucci ed è stato rapidamente estinto dai vigili del fuoco intervenuti sul posto con la squadra di Ostia 13/A e il carro auto protettori AB/13 intorno alle ore 15.30.
La task force si è concentrata in primo luogo sulle operazioni di spegnimento all’interno della struttura e hanno verificato l’eventuale presenza di feriti o persone coinvolte.
Bombole del gas abbandonate
Sconcertante il ritrovamento a ridosso di uno degli edifici dello stabilimento di un gruppo di bombole del gas accatastate l’una vicina all’altra in un angolo vicino alla fonte dell’incendio.


Durante lo spegnimento delle fiamme sono stati, inoltre, rinvenuti diversi giornali che bruciavano su alcuni materassi suscettibili di ampliare la portata del rogo le cui cause, al momento, sono oggetto di specifiche indagini da parte delle forze dell’ordine.
Si indaga a 360 gradi e non si esclude l’ipotesi di un gesto doloso.
Presente anche un’ambulanza per soccorso a persona anche se non si sono registrate conseguenze per la pubblica incolumità nella zona delle cabine e nei locali ormai abbandonati di un impianto condannato a un degrado irreversibile e senza che l’ente locale, anche in questo caso, abbia sinora preso provvedimenti per evitare quello che sul Lido di Roma, ormai, è diventato un refrain.
Anche perché, come affermato dal sindaco Roberto Gualtieri in occasione della conferenza stampa svoltasi in mattinata sulla riqualificazione del litorale romano, per i Lidi dei senza dimora non ci sono risorse disponibili per garantire la sorveglianza attiva di strutture che si trasformano in luoghi di desolante degrado.
Lo stabilimento del caso viene chiuso e i suoi locali diventano in breve tempo un ricovero per persone bisognose peraltro prive di qualsiasi forma di assistenza sociale.
La vicenda del sequestro
Dopo il provvedimento di sequestro de La Caletta, nel primo pomeriggio di mercoledì 15 aprile, la task force composta da circa venti agenti della Polizia Locale del X Gruppo Mare, supportata dai militari del 6° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza, si era presentata al civico 180.
Aveva così preso corpo il sequestro penale dello stabilimento balneare “Oasi”, con l’apposizione dei sigilli a un manufatto che versa in uno stato di evidente degrado e abbandono.

Il provvedimento che ha colpito l’Oasi, presenta motivazioni specifiche legate alla gestione del sito.
La nomina del custode giudiziario
La struttura era stata sottoposta a sequestro penale ai sensi degli articoli 1161 e 54 del Codice della Navigazione per occupazione arbitraria e innovazioni non autorizzate, oltre che per le violazioni previste dall’articolo 44 lettera C del DPR 380/01 relative ad abusi edilizi in zone vincolate
Nel cartello di sequestro era stato indicato il nuovo custode giudiziario individuato nel Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale, un dettaglio che sottolinea la riacquisizione pubblica del bene.
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