Una pesante ondata di giustizia fai-da-te scuote lo storico quartiere del Quadraro Vecchio, a sud-est di Roma. Decine di volantini a colori, con i volti ravvicinati e senza filtri di alcune giovani donne accusate esplicitamente di essere delle borseggiatrici, hanno letteralmente tappezzato muri, cassonetti e cabine elettriche della zona.
Gogna mediatica e volantini anonimi con i volti delle presunte borseggiatrici scuotono il Quadraro: “Manca solo la taglia sulla testa”
La scoperta è avvenuta nelle ultime ore, quando una cittadina ha immortalato la situazione segnalando la presenza di queste affissioni di massa e invitando alla massima prudenza, ipotizzando che qualcuno nel quartiere abbia recentemente subito borseggi o addirittura furti in casa.
Le immagini, diventate rapidamente virali sui canali social romani, mostrano una vera e propria gogna pubblica orchestrata da ignoti. I manifesti presentano l’inequivocabile scritta in evidenza che etichetta il gruppo di donne come malviventi, senza utilizzare alcuna formula ipotetica o di dubbio.
Questo quadrante della Capitale, tradizionalmente compreso tra la Via Tuscolana, Via degli Angeli e Via di Centocelle, è noto a tutti per la sua atmosfera accogliente da piccolo paesino, caratterizzato da villette colorate e da un’identità profonda che fonde la memoria storica della Resistenza partigiana con la street art contemporanea. Proprio in questo contesto, l’improvvisa comparsa degli avvisi ha generato un clima di forte tensione e discussione tra le strade.
Il dibattito sui social e la paura di un clima da Far West
Chi ha diffuso inizialmente le fotografie online ha cercato di mantenere una posizione neutrale, sospendendo il giudizio sull’identità delle donne, ma ha espresso il forte auspicio che, prima di ricorrere a tali gesti eclatanti, sia stata sporta una regolare denuncia presso le autorità competenti.
Nel frattempo, l’iniziativa anonima ha assunto i contorni di una vera e propria segnalazione in stile vecchio West, mirata a far capire alle presunte borseggiatrici che l’intero quartiere è ormai in massima allerta e che non avranno vita facile in zona.
Una modalità aggressiva, che ha però sollevato profonde critiche da parte di una fetta importante della comunità locale. Un residente ha espresso apertamente il proprio dissenso nei confronti del tam tam fotografico, dichiarando in modo netto che in questo modo “Manca solo la taglia sulla testa” – e che non intende in alcun modo essere associato o confuso con chi utilizza tali scorciatoie extralegali.
Le ragioni della legalità contro la gogna pubblica
La reazione della cittadinanza si divide così tra la paura della criminalità e il rifiuto di metodi ritenuti incivili.
“Al Quadraro Vecchio risiedono moltissime famiglie perbene che non hanno mai avuto problemi a collaborare apertamente e con coraggio con le forze dell’ordine attraverso i canali ufficiali” – si aggiunge una residente.
Insomma, l’iniziativa, per quanto possa essere inizialmente apparsa come utile deterrente o come forma di protezione per i commercianti e i passanti, costituisce nei fatti una gravissima violazione di legge che sposta automaticamente l’autore anonimo dalla parte del torto.
C’è intanto chi, nel dibattito acceso di queste ore, sta anche invocando un intervento immediato da parte di chi di dovere, affinché venga ribadito chiaramente che le bacheche improvvisate sui cassonetti dei rifiuti e i manifesti d’accusa privati non rappresentano i sistemi di una società civile e democratica.


















