Padre Pio, i social e il trucco del “ciambellone”: chi è Annarella, la matriarca dello spaccio a Ostia

Così Annarella la matriarca di 66 anni gestiva la piazza di spaccio aperta h24, tra rimproveri materni ai pusher e finti ingredienti per dolci nelle intercettazioni

Screenshot

La devozione per Padre Pio, la passione pasticceria e una dedica d’amore che sembra un manifesto: “Ostia mia sei bellissima”. Dietro il profilo di una tranquilla sessantaseienne si nascondeva in realtà Anna Anatolio, detta “Annarella”, capo storico della piazza di spaccio delle Case Rosse di Ostia Nuova.

Così Annarella la matriarca di 66 anni gestiva la piazza di spaccio aperta h24, tra rimproveri materni ai pusher e finti ingredienti per dolci nelle intercettazioni

Una rete smantellata l’altra mattina, all’alba di mercoledì 20 maggio dai Baschi Verdi della Guardia di Finanza. Il bilancio è di 26 arresti tra vedette, pusher e fiancheggiatori, specchio di un’economia sommersa capace di piazzare fino a 200 dosi al giorno tra cocaina, eroina e crack.

Il “confessionale al contrario” e la filiale a Fiumicino

La piazza di spaccio di via dell’Idroscalo non era solo un luogo di transito, ma una macchina da guerra commerciale con un’architettura precisa e quasi rituale.

I pusher lavoravano h24 in un locale di servizio al pianoterra: i clienti entravano dalla strada, percorrevano un corridoio buio e sbucavano nel giardino condominiale. Lì, lo scambio di droga e denaro avveniva attraverso una feritoia ricavata nel muro. Un vero e proprio «confessionale al contrario».

Ma il business non si fermava ai palazzoni popolari: si spacciava davanti alle scuole medie, nei bar, alle fermate dell’autobus. L’organizzazione si era persino espansa, aprendo una “filiale” in pieno centro a Fiumicino, gestita da uno dei membri del gruppo.

“Questa piazza l’ho alzata io, qui sono padrona”

A capo della piramide c’era sempre lei, Annarella. Quarant’anni passati a gestire i vicoli tra il mare e via dell’Idroscalo, un’autorità riconosciuta da tutti. Nelle intercettazioni dell’ordinanza di custodia cautelare, la donna rivendica il suo ruolo con la fredda consapevolezza dei leader: “Forse non hai capito… questa è una piazza che ho alzata io… da 40 anni. So padrona e me posso permettere de fa qualsiasi cosa”.

Nessun bisogno di alzare la voce. Ad un cliente-spacciatore che rischiava di attirare le forze dell’ordine, ordinava secca: “Vattene da qua! Se passano le guardie te vedono e se fermano subito!”. E quando temeva l’arrivo delle divise mandava la sorella in avanscoperta: “Affacciate un po’… famme sapè. C’erano quelli con le luci in mano, pensavo stessero a venì da noi”.

Tra un arresto e l’altro (era già finita in manette a novembre), Annarella ha cercato di tenere in piedi la baracca arruolando nipoti, giovani disoccupati e tossicodipendenti pagati direttamente in dosi. Una manodopera instabile, che le dava più grattacapi delle forze dell’ordine.

Nei confronti dei suoi pusher, la 66enne assumeva spesso un atteggiamento quasi materno, unito però a una rigida disciplina aziendale. Del tipo: “Te stai a fa’ der male. Devi stare lucido, non devi stare strampellato col cervello. Prima te facevi una volta la mattina e una la sera. Adesso non so più quante volte: ta, ta, ta”.

Ma poi c’erano anche gli avvertimenti:  “Se divento cattiva qua sotto non ce sta più nessuno. Me so’ fatta gli anni e non deve venire il primo str… a fare casini qua sotto. Non lo permetto”.

Dal “salmone” alle “uova per il ciambellone”: il codice criptato

Per sfuggire ai controlli e alle intercettazioni, il gruppo utilizzava un linguaggio in codice, spacciando la droga per generi alimentari. Gli investigatori hanno dovuto decifrare una fitta rete di metafore culinarie.

In una conversazione telefonica, Annarella propone a un cliente un carico di droga definendolo «salmone»: “Senti, te lo porto… c’ho parecchio salmone… te lo porto un po’?”. Dall’altra parte, l’acquirente chiede una scorta maggiore per coprire il mese: “A fine mese me serve de fa na spesa più grossa… così me ce arrivo tutto il mese”.

La spesa per il dolce

Ancor più singolare l’intercettazione con una pusher. Al telefono le due donne fingono di essere indaffarate in cucina per mascherare l’acquisto di stupefacente.

L’altra dice: “Ascolta, ho preso tutti gli ingredienti per fare il ciambellone… ma me so dimenticata le uova… magari te ce l’hai?…Eh… va bene… mo me le vengo a prendere, sennò me tocca riandà al supermercato”.

Pochi minuti dopo la telefonata, i sistemi di sorveglianza delle forze dell’ordine registravano il movimento: l’ingresso della donna nel palazzo di Annarella e l’uscita, tredici ufficialissimi minuti dopo, con le “uova” appena ritirate. Un sistema quasi perfetto, crollato sotto i colpi del blitz dei Baschi Verdi.