Chi sono Raffaele Pernasetti e Manuel Severa: dalla Banda della Magliana all’azienda dello spaccio al Trullo

I carabinieri durante l'esecuzione degli arresti

Operazione “Ritorno al Crimine”, con gli arresti di Raffaele Pernasetti e Manuel Severa stroncato il patto tra Magliana e Trullo. Roma non dimentica, ma soprattutto non cambia. L’operazione “Ritorno al crimine”, scattata all’alba di questa mattina, ha riportato a galla i fantasmi della Banda della Magliana, dimostrando che il legame tra la vecchia malavita dei “testaccini” e le nuove leve del narcotraffico è più solido che mai.

Operazione “Ritorno al Crimine”, con gli arresti di Raffaele Pernasetti e Manuel Severa stroncato il patto tra Magliana e Trullo

Tredici gli arresti (9 in carcere e 4 ai domiciliari) e 33 indagati: è questo il bilancio del blitz effettuato la notte scorsa dai carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinato dai pm Antimafia della Procura di Roma.

Al centro di tutto, due figure che rappresentano il passato e il presente del crimine romano: il “garante” Raffaele Pernasetti, noto come Er Palletta e il “manager” spietato Manuel Severa, detto Manuel Er Matto.

Raffaele Pernasetti: Il “cuoco” di Testaccio con il Dna della Magliana

A 76 anni, Raffaele Pernasetti, detto “Er Palletta”, non era affatto il pensionato dedito alla cucina che voleva far credere. Uomo di fiducia di Enrico “Renatino” De Pedis, Pernasetti è un pezzo di storia criminale: fondatore della Banda della Magliana, braccio armato del gruppo dei testaccini, condannato a 30 anni per omicidio e associazione a delinquere.

Chi sono Raffaele Pernasetti e Manuel Severa: dalla Banda della Magliana all’azienda dello spaccio al Trullo 1

Dopo la scarcerazione definitiva nel 2016, Pernasetti millantava una nuova vita come cuoco nel ristorante di famiglia a Testaccio. Ma dietro i fornelli, secondo gli inquirenti, continuava a tessere trame oscure.

Era lui il ponte di collegamento tra i grandi cartelli della droga e le piazze di spaccio della periferia romana. Riforniva, in particolare, il gruppo di Manuel Severa attraverso canali che passavano per l’ex calciatore della Lazio Primavera Alessandro Corvesi e i gruppi criminali di Ponte Milvio legati un tempo a Diabolik e al boss albanese Elvis Demce.

Grazie all’antico rapporto esistente con il vertice del clan Senese risalente ai primi anni ’80, una volta tornato in libertà, il leader della cosiddetta batteria dei testaccini avrebbe ottenuto il benestare, dal clan di origini napoletane, a operare nei quartieri romani di Trastevere e Testaccio, con propaggini anche alla Magliana e al Trullo, dove negli anni d’oro aveva dettato legge a suo modo. E lì aveva ricominciato – secondo la procura – a far sentire il suo peso.

La gambizzazione a Magliana

Con l’operazione di questa mattina i carabinieri hanno chiuso il cerchio anche su un altra gambizzazione di Walter Garofolo avvenuta in via Pian Due Torri alla Magliana il 25 marzo 2024.

Ad essere arrestati per quell’attentato, proprio Pernasetti che ne aveva ordinato la spedizione per un debito che il Garofalo aveva maturato nei suoi confronti, e Simone Di Matteo. Di Matteo è l’uomo che si trovava a bordo della Fiat Panda beige da cui, su ordine di Severa, furono esplosi oltre 17 colpi contro Cristiano Molé, ucciso per strada a Corviale nel gennaio 2024.

Manuel Severa: Er “Matto” che gestiva il narcotraffico come una Startup

Se Pernasetti era il prestigio, Manuel Severa, detto “Il Matto”, era l’efficienza. Nonostante il soprannome, Severa si è rivelato un leader lucidissimo e spietato, capace di imporre un modello di business paramilitare sui quartieri Trullo, Corviale e Magliana.

Il “Listino Prezzi” delle multe di Severa

L’indagine ha svelato un sistema di gestione unico nel panorama romano. Severa non era solo un boss, era un Amministratore Delegato del crimine. Nei quaderni “L1” e “L2” sequestrati dai Carabinieri, è stato trovato un vero e proprio codice disciplinare con tanto di sanzioni pecuniarie per i “dipendenti” meno efficienti: 100 euro per chi teneva spento il telefono, 125 per il ritardo a un appuntamento, 250 per il mancato cambio mensile dello smartphone, fino a 500 per la scarsa vendita.

Non solo multe: Severa organizzava “call” settimanali (riunioni virtuali) per analizzare l’andamento dello spaccio e prevedeva premi produzione per i pusher più attivi. Un metodo ossessivo che però è diventato la sua condanna: la contabilità minuziosa e i fogli in cui annotava armi (Uzi e silenziatori) e “bersagli” sono finiti nelle mani del sostituto procuratore Carlo Villani.

Il tentato omicidio e l’ombra del sangue

L’organizzazione non si limitava al business. Chi si ribellava al sistema delle multe rischiava la vita. “Lo scanno come un maiale”, diceva Severa nelle intercettazioni. L’inchiesta ha fatto luce anche su un tentato omicidio fallito solo per un colpo inceppato: un killer all’inseguimento della vittima tra i giardinetti, in una scena da film criminale che per le strade del Trullo era tragica realtà.

I sequestri

Nel corso delle fasi operative di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito un ulteriore arresto, in flagranza, di un uomo indagato, destinatario di perquisizione, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Complessivamente, nel corso delle perquisizioni contestuali all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, i Carabinieri hannno sequestrato due pistole risultate rubate, 50 cartucce calibro 9, oltre 13 kg hashish, 6,8 kg tra cocaina e crack, 11 banconote da 20 euro false, 18.900 euro e 2 orologi di lusso.