Come è morta Angelina. Un corpo che precipita nel vuoto con la schiena verso la strada e il viso rivolto al muro del palazzo. È questa l’immagine centrale della perizia tecnica depositata dall’ingegnere meccanico e forense Lucio Pinchera, incaricato dalla Corte d’Assise di Roma di ricostruire gli ultimi istanti di vita di Cristiane Angelina Soares De Souza, la 46enne italo-brasiliana morta nella notte tra il 3 e il 4 aprile 2024 a Ostia.
Il caso di Angelina, la 46enne precipitata in via Fasan: i rilievi tecnici dell’ingegner Pinchera smentiscono la tesi dei collaboratori di giustizia
I risultati della consulenza d’ufficio, appena consegnati alla Prima Sezione presieduta dalla dottoressa Paola Roja, sembrano scardinare le ultime ricostruzioni emerse in aula e gettano un’ombra pesante sulla posizione dell’imputato, il 43enne moldavo Dorin Nemtelea.
La dinamica del volo: i dubbi sul suicidio

Secondo la simulazione fisica effettuata dal perito, la vittima, volata per 14 metri e mezzo, è caduta dalla finestra della cucina del quarto piano di via Marino Fasan 38.
La traiettoria descritta è una linea verticale quasi adesa alla parete esterna: Angelina avrebbe urtato la tapparella del secondo piano, subendo una deviazione che l’ha portata a impattare violentemente contro una Ford Fiesta parcheggiata, prima di finire sull’asfalto.

L’esperto è netto nell’escludere, o quantomeno ritenere poco verosimile, l’ipotesi del gesto volontario. Per lanciarsi di schiena da quella finestra (trovata aperta solo per metà), la donna avrebbe dovuto compiere manovre innaturali: salire su una sedia, ruotare di 180 gradi e incastrarsi in uno spazio ridottissimo.
“Un aspetto poco coniugabile con un intento suicidiario”, scrive Pinchera, sottolineando come la posizione di caduta sia invece “compatibile con un intento omicidiario”.
L’ipotesi è che la donna sia stata sollevata e calata nel vuoto dopo una colluttazione, i cui segni erano evidenti nel disordine della cucina e del soggiorno. Anche se va aggiunto sembra che il disordine risalisse ai giorni precedenti.
La versione dei pusher e il “giallo” del terzo piano
Il processo aveva subito una brusca accelerata dopo le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, ex pusher del clan Spada. Secondo la loro versione, Nemtelea non avrebbe voluto uccidere Angelina, ma l’avrebbe “calata” dalla finestra per farla scendere al terzo piano. L’obiettivo? Svegliare un altro complice — il custode della piazza di spaccio che si era addormentato — per recuperare della droga.
Tuttavia, la perizia tecnica sembra smentire anche questa ricostruzione: se Angelina si fosse calata volontariamente o fosse stata calata con cautela, l’impatto sulla tapparella del secondo piano e sulla vettura sottostante avrebbe avuto un’intensità e una dinamica differenti, secondo le conclusioni dell’ingegnere incaricato di studiare la caduta di Angelina e la relativa traiettoria.
La richiesta dell’accusa: 15 anni per dolo eventuale
Nell’ultima udienza il pubblico ministero Eleonora Fini aveva riformulato l’accusa chiedendo 15 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale.
Secondo la Procura, anche se l’intento primario di Nemtelea fosse stato quello di “usare” la compagna per raggiungere il piano inferiore, l’uomo avrebbe accettato il rischio concreto che la donna potesse scivolare e morire.
Prima di emettere la sentenza però la Corte di Assise aveva affidato la perizia sul ‘volo’ mortale di Angelina a uno dei più noti esperti del settore, l’ingegnere Pinchera.
La difesa: “L’imputato non era in casa”
Di parere opposto la difesa che sostiene l’estraneità totale di Nemtelea, (in un primo momento spedito a giudizio con l’accusa di omicidio voontario) affermando che l’uomo non si trovava nell’appartamento al momento della tragedia. L’imputato avrebbe chiamato i soccorsi venti minuti dopo la caduta, durante la quale ha dichiarato di aver solo sentito un rumore sordo mentre si trovava al piano inferiore.
La Corte dovrà ora valutare se la “scienza” dei movimenti dei corpi, cristallizzata nella perizia Pinchera, basterà a chiudere il cerchio su una morte che, dopo due anni, attende ancora una verità definitiva.




















