Angelina non fu lanciata dalla finestra del quarto piano dopo una lite ma calata per raggiungere il terzo. Colpo di scena nel processo per la morte di Angelina Soares De Souza, la 46enne italo-brasiliana precipitata nella notte tra il 3 e il 4 aprile 2024 da un palazzo di via Mario Fasan a Ostia. Durante le ultime udienze davanti alla prima Corte d’Assise di Roma, due collaboratori di giustizia – pusher legati al clan Spada e arrestati pochi mesi dopo il delitto – hanno fornito una versione che modifica radicalmente l’ipotesi iniziale dell’accusa.
Nuove testimonianze cambiano la dinamica della morte di Angelina Soares De Souza: l’omicidio ora inquadrato col dolo eventuale
Per l’imputato, Dorin Nemtelea, 43 anni, moldavo, finito in carcere tempo dopo per omicidio aggravato dal rapporto sentimentale, il pm Eleonora Fini ha chiesto ieri 15 anni di reclusione dopo aver riconosciuto l’ipotesi di dolo eventuale. Secondo la nuova ricostruzione, l’imputato non avrebbe spinto la compagna “fuori dalla finestra”, come indicato nell’imputazione originaria: l’avrebbe invece calata nel vuoto per raggiungere il piano inferiore e svegliare un pusher addormentato, da cui dipendeva la gestione della “piazza di spaccio”.
Nemtelea e la vittima abitavano al quarto piano del palazzo, dove – secondo gli atti d’indagine – custodivano la droga destinata alla vendita nell’appartamento sottostante, al terzo piano.
Quel locale, di proprietà di Dario Trombetta, alias “il Gallina”, classe 1934 ed ex attore comparso nel film cult Amore tossico, era stato trasformato in punto di spaccio gestito per conto del clan Spada. Tutto è emerso dopo un’operazione della polizia del X Distretto nel luglio 2024, che ha portato all’arresto anche di Nemtelea, già detenuto per l’omicidio della compagna.
I due collaboratori di giustizia hanno spiegato che la notte della tragedia Nemtelea era “di turno” al terzo piano con Enrico Spada, incaricato della vendita. Dopo un litigio con Angelina, l’uomo sarebbe risalito in casa, ma avrebbe poi scoperto che Spada – chiuso dentro – si era addormentato, lasciando incustodita la piazza di spaccio. Temendo ritorsioni, Nemtelea avrebbe tentato in ogni modo di svegliarlo. Non riuscendoci, avrebbe deciso di calare la compagna dalla finestra del quarto piano, sperando che potesse bussare o attirare l’attenzione dall’esterno. La donna, tuttavia, sarebbe scivolata urtando una tenda del balcone sottostante, precipitando infine in strada.
La falsa testimonianza
La pm Fini ha descritto contesto di forte omertà. Una donna presente nell’appartamento al momento dei fatti avrebbe mentito in aula, sostenendo di essere andata via prima della caduta: per lei è stato richiesto lo stralcio per falsa testimonianza. Nemtelea, 20 minuti dopo l’impatto, aveva chiamato i soccorsi sostenendo di trovarsi al terzo piano e di aver sentito “solo un rumore”.
Il dolo eventuale
Una telecamera di sorveglianza ha ripreso la caduta della 46enne, ma non la finestra da cui era stata fatta calare.
Il caso quindi è stato ora inquadrato in omicidio volontario con dolo eventuale: Nemtelea – sostiene il pm – avrebbe previsto il rischio concreto di una caduta mortale, accettandolo pur di raggiungere il pusher addormentato.
La difesa: “Lui non c’era”
La Corte ha disposto l’acquisizione della telefonata fatta dall’imputato al 112 per allertare i soccorsi.
La difesa, intanto, gioca le sue carte. Per il difensore l’avvocato, Andrea Palmiero, Dorin non avrebbe ne’ spinto, ne’ calato la compagna dalla finestra perché in quel momento non era proprio nell’appartamento.
La prossima udienza è stata fissata per il 16 dicembre.



















