Per la Sagra del lupino appuntamento a Valentano questo fine settimana. Dal 4 al 6 aprile 2026 nel borgo si celebra la SS. Annunziata e, in concomitanza, si tiene questo evento di carattere culinario. La manifestazione, organizzata dal Comitato Festa SS. Annunziata e dalla Pro Loco Valentano, rappresenta un appuntamento imperdibile per residenti e turisti tra gastronomia tipica, musica e spettacoli. Si svolge ogni anno, almeno dal 1922, nei giorni di Pasqua e Pasquetta.
Il programma della Sagra del Lupino e della festa religiosa: relax e divertimento a Valentano
Il programma della Sagra del lupino e della festa dedicata a SS.Annunziata parte sabato 4 aprile con la Santa Messa di Resurrezione in notturna. Poi si entra nel vivo degli eventi domenica 5 aprile. Dalle 15:30 spazio al divertimento con il Full-Team Stunt Show, animazione per bambini con i giochi di una volta come la baby cuccagna, musica dal vivo. Non mancheranno gli stand gastronomici (apertura alle 17) con panini, salsiccia e vino.
Lunedì 6 aprile sarà dedicato alla celebrazione religiosa con la processione e al tradizionale Pranzo dell’Annunziata. Sarà a base di grigliata mista e antipasto con ceci, fagioli e altri prodotti del territorio.
Nel pomeriggio saranno distribuiti i lupini, ci sarà musica itinerante con la Over Soul Street Band e l’appuntamento con l’albero della cuccagna.
I lupini di Valentano: come vengono preparati
Per la Sagra del Lupino saranno utilizzati i prodotti locali. I lupini vengono puliti dalle signore anziane, che si riuniscono e li preparano. Prima della cottura vengono messi in ammollo e lasciati in acqua corrente per una settimana. L’acqua viene cambiata tutti i giorni.
Per l’edizione di quest’anno saranno utilizzati oltre 500 Kg di lupini.

Cosa vedere, gita fuoriporta a Valentano
La Sagra del Lupino sarà una bella occasione per fare un giro fuoriporta. Ecco cosa vedere a Valentano.
Museo della Preistoria della Tuscia e Rocca Farnese: storia e collezioni
Il Museo della Preistoria della Tuscia, ospitato nella storica Rocca Farnese di Valentano, è diventato un punto di riferimento culturale e museale sul territorio. La Rocca, costruita come luogo di difesa e avvistamento, divenne residenza dei Farnese dal 1354 al 1649 e successivamente fu utilizzata come granaio, prigione e, dal 1730, monastero di clausura per l’ordine delle suore Domenicane.
Il museo si articola in due sezioni principali: la pre-protostorica e quella medievale, rinascimentale e moderna. All’interno della Torre Ottagonale si trovano la collezione etrusca donata dal Vescovo Giovanni D’Ascenzi e la celebre “Tavoletta Enigmatica”, un raro reperto preistorico rinvenuto nella Caldera di Latera, che completa il percorso espositivo.
Chiese e santuari da visitare a Valentano

Tra i principali luoghi di interesse spicca la Chiesa di Santa Maria, ristrutturata nel Settecento da Pietro Amari, che conserva la Madonna della Coroncina e l’affresco della Madonna della Rosa. Recenti scavi hanno rivelato strutture medievali. La Chiesa di Santa Croce, tra le più antiche, custodisce un affresco umbro-senese del XV secolo ed è stata riaperta nel 2025 dopo un restauro.
Da visitare anche il Santuario della Madonna della Salute, risalente al XV secolo, simbolo della devozione locale. Infine, la Chiesa Collegiata di San Giovanni Evangelista, di origine romanica, ospita opere di artisti come Marcello Venusti, Pietro Lucatelli e Corrado Giaquinto.
Lago di Mezzano: storia, natura e mistero
A pochi chilometri da Valentano si trova il Lago di Mezzano, di origine vulcanica, a 452 metri di altitudine, con un perimetro di 2 km e profondità massima di 36 m. Gli studiosi lo identificano con il Lacus Statoniensis citato da Seneca e Plinio, dove sorgeva l’antica Statonia; le prospezioni subacquee hanno rivelato villaggi su palafitte risalenti all’Età del Bronzo.
Il lago, incontaminato e raggiungibile solo a piedi, è circondato da canneti, pascoli e boschi, habitat di folaghe, martin pescatori e falco di palude. Sul versante ovest, Monte Rosso ospita il bosco secolare e i resti del Castello di Mezzano. La zona è legata a leggende come quella di Pia de’ Tolomei e conserva monumenti naturali, tra cui una roverella di oltre 300 anni, simbolo di un’area ricca di storia, natura e archeologia etrusca.


















