Il percorso per accertare la verità sulla fine di Camilla Sanvoisin ha raggiunto uno snodo fondamentale con la richiesta di rinvio a giudizio per la donna accusata di averle ceduto la dose di droga che le fu fatale. La Procura di Roma ha chiuso il cerchio sulla figura di Benta Marong, cittadina gambiana individuata come la fornitrice dell’eroina killer, che ha causato l’arresto cardiaco della 25enne nel febbraio del 2025.
Identificata grazie alle chat del cellulare la pusher gambiana Benta Marong: fissata l’udienza con l’accusa di aver venduto la dose fatale a Camilla Sanvoisin
L’udienza preliminare è stata ufficialmente fissata per il prossimo 26 novembre, data in cui il Tribunale dovrà esprimersi sulle pesanti accuse di detenzione di stupefacenti e morte come conseguenza di altro delitto. Questa accelerazione processuale si inserisce in un quadro investigativo che negli ultimi giorni si è arricchito di nuovi e inquietanti dettagli relativi alla vita privata della vittima.
L’analisi tecnica e il ruolo della pusher
Le indagini condotte dai magistrati capitolini hanno trovato una base solida nell’esame dei dispositivi elettronici rinvenuti sulla scena del dramma. Attraverso l’analisi dei telefoni cellulari trovati nell’abitazione della Giustiniana, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la catena dei contatti che ha preceduto il decesso.
È proprio grazie a questi riscontri tecnologici che è stata identificata la pusher, la quale dovrà ora rispondere della cessione dello stupefacente risultato poi letale per Camilla. Nonostante i tentativi iniziali di derubricare la tragedia a un incidente isolato, la capacità della Procura di risalire alla fonte della sostanza ha permesso di dare un nome e un volto a chi avrebbe favorito l’esito fatale di quel freddo e tragico pomeriggio.
L’ombra dei maltrattamenti e il nuovo fascicolo
Parallelamente al filone sullo spaccio, un’inchiesta autonoma sta cercando di fare luce su quanto avveniva tra le mura domestiche prima della scomparsa della ragazza. L’analisi dello smartphone e del diario personale di Camilla ha infatti portato alla luce elementi che suggeriscono l’esistenza di maltrattamenti perpetrati ai suoi danni nel periodo antecedente alla morte.
Questo nuovo scenario investigativo ipotizza che la giovane vivesse in una condizione di sottomissione o sofferenza fisica e psicologica costante all’interno della relazione con il compagno, Giacomo Celluprica. Sebbene l’uomo sia stato assolto lo scorso maggio dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio per i flaconi di metadone trovati in casa, l’ipotesi di reato per maltrattamenti riapre completamente la sua posizione processuale.
Le memorie di Camilla e le prove documentali
Il diario della vittima è diventato un pezzo centrale del puzzle investigativo, offrendo una testimonianza postuma di una quotidianità segnata, secondo i sospetti dei pm, da abusi e vessazioni. Questi scritti, uniti alle chat e ai file multimediali estratti dai dispositivi, delineano un quadro di fragilità estrema che potrebbe aver subito l’aggravante di condotte umane violente.
La Procura intende verificare se i maltrattamenti abbiano avuto un ruolo nel determinare lo stato di prostrazione della ragazza, spingendola verso quel contesto degradato che ha poi portato al consumo della dose killer. Si tratta di una ricerca della verità che scava oltre l’overdose, cercando di restituire dignità a una vita che sembra essere stata segnata da una sofferenza sommersa per mesi.
La battaglia legale della famiglia Sanvoisin
In questo contesto di forti tensioni legali, la famiglia della venticinquenne, attraverso i propri avvocati, non ha mai smesso di sollecitare indagini più approfondite. I congiunti sono convinti che la morte non sia stata un evento fortuito, ma l’epilogo inevitabile di una spirale di violenza e isolamento.
La denuncia di possibili maltrattamenti rappresenta per i genitori un passo fondamentale per ottenere una giustizia completa, che non si fermi alla condanna della pusher ma che individui ogni responsabilità collaterale. L’apertura del nuovo fascicolo per le violenze domestiche risponde alla necessità di accertare se Camilla sia stata vittima di un sistema di soprusi che l’ha resa incapace di sottrarsi al proprio destino in quell’appartamento alla periferia nord di Roma.
Verso l’udienza
Mentre il nuovo filone d’indagine prosegue con l’acquisizione di ulteriori testimonianze, l’attenzione resta alta sull’appuntamento di novembre davanti al Gup. Quel giorno si deciderà se Benta Marong dovrà affrontare un processo pubblico per la morte della giovane, ma la decisione potrebbe essere influenzata anche dagli esiti delle nuove indagini.
La sovrapposizione dei due procedimenti disegna una vicenda giudiziaria complessa, dove la droga è solo l’ultimo atto di una storia di abusi che la Procura di Roma intende ora svelare integralmente. La speranza della famiglia è che il prossimo autunno porti finalmente le prime risposte certe su chi ha spento la vita di Camilla Sanvoisin, tra spaccio illegale e violenze sommerse.


















