Tevere a mare puliti: installata a Ostia la terza barriera “acchiappa-rifiuti” per bloccare la plastica (FOTO)

Il sistema ha già rimosso 120 tonnellate di rifiuti: l'intervento a Ostia si aggiunge a quelli già attivi sulla riva destra e sull'Aniene. Come funziona in caso di piena

Nella foto la barriera raccogli-plastica del progetto Pelikan a Ostia

La Regione Lazio ha completato l’installazione della terza barriera raccogli-plastica del progetto Pelikan, posizionandola strategicamente alla foce del Tevere, in località Capo Due Rami sul lato di Ostia. L’infrastruttura si unisce alle due barriere già operative sulla riva destra del fiume e sull’Aniene, consolidando un sistema tecnologico avanzato progettato per intercettare i rifiuti solidi prima che raggiungano il mare Tirreno.

Il sistema ha già rimosso 120 tonnellate di rifiuti: l’intervento a Ostia si aggiunge a quelli già attivi sulla riva destra e sull’Aniene. Come funziona in caso di piena

Le barriere sono strutture imponenti lunghe circa 40 metri, realizzate in acciaio zincato per garantire resistenza alla corrosione e durabilità nel tempo. Il funzionamento si basa sul posizionamento in punti strategici, tipicamente in prossimità delle anse dove la corrente convoglia naturalmente i detriti verso l’esterno della curva.

Il sistema Pelikan River intercetta il “litter” superficiale e semi-sommerso grazie a una grata che scende fino a un metro di profondità nella colonna d’acqua. Questo permette di catturare non solo bottiglie e plastiche galleggianti, ma anche materiali più pesanti e ingombranti che viaggiano appena sotto il pelo dell’acqua.

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Nella foto la barriera raccogli-plastica del progetto Pelikan a Ostia

Sicurezza idraulica e gestione delle piene

Un aspetto fondamentale per la sicurezza dei cittadini, riguarda poi il comportamento delle barriere durante i fenomeni meteorologici avversi. Il tratto del Tevere interessato ha una portata media di 240 metri cubi al secondo; tuttavia, in caso di piene eccezionali, il sistema è dotato di un meccanismo di sicurezza automatico.

Quando la velocità della corrente supera la soglia critica di 1,5 metri al secondo, le barriere si posizionano in “modalità neutra”, allineandosi alla sponda per non ostacolare il deflusso delle acque e prevenire rischi alluvionali. Questo garantisce che la tutela ambientale non comprometta mai la sicurezza idraulica del territorio.

L’efficacia della flotta Pelikan e i risultati già ottenuti

Oltre alle barriere fisse, il progetto si avvale di una flotta di imbarcazioni intelligenti equipaggiate con droni, ROV (veicoli subacquei telecomandati) e sonde parametriche per il monitoraggio costante della qualità dell’acqua.

I dati raccolti finora confermano l’utilità pubblica dell’operazione: tra i rifiuti estratti figurano non solo plastiche, ma anche rifiuti urbani pericolosi come scaldabagni, bombole del gas, frigoriferi, materassi e cerchioni di auto. La rimozione di questi materiali è essenziale per evitare che l’inquinamento da macro-plastiche si frammenti in micro-particelle, quasi impossibili da recuperare una volta arrivate in mare.

I dati del primo anno

Nel primo anno di attività, il sistema ha dimostrato una capacità di raccolta straordinaria, sottraendo all’ecosistema tonnellate di materiali che avrebbero altrimenti contaminato le coste laziali. In merito ai risultati ottenuti, l’assessore regionale Fabrizio Ghera ha spiegato: “Nel primo anno di attività, lungo i fiumi Aniene e Tevere sono stati rimossi circa 120.000 chili di rifiuti, pari a 600 Big Bag tra plastica, legno, ingombranti e rifiuti urbani”. L’assessore ha inoltre sottolineato come l’imbarcazione Pelikan raccolga in media 30 kg di detriti al giorno, svolgendo un’azione di deterrenza e presidio costante.

L’impatto ambientale globale

L’importanza dell’intervento è supportata dai dati scientifici globali sulla Blue Economy: l’80% dei rifiuti marini proviene dalla terraferma, trasportato proprio dai corsi d’acqua. Con una produzione mondiale di plastica che tocca i 322 milioni di tonnellate annue, l’azione locale sulle foci dei grandi fiumi rappresenta l’unica barriera efficace per ridurre quel volume di 12 milioni di tonnellate che ogni anno finisce negli oceani.

Il modello integrato del Lazio punta in tal senso a trasformare la governance dei fiumi in un esempio di sviluppo sostenibile a livello internazionale.