Corteo No Kings blocca tangenziale Est. Cori: “Siamo tutte antifasciste!” (VIDEO)

L’onda del corteo travolge la Tangenziale Est: il "No Kings" rompe gli argini e blocca la città

Un boato collettivo, poi il cambio di rotta che ha messo in scacco il piano di sicurezza della Capitale. “Blocchiamo tutto”: non è stato solo uno slogan, ma l’azione immediata che oggi, sabato 28 marzo, ha visto il corteo dei No Kings Italia deviare dal percorso autorizzato per riversarsi sulla Tangenziale Est. In un pomeriggio segnato dalla mobilitazione globale contro la guerra, la città si è ritrovata divisa tra la paralisi del traffico e una partecipazione popolare che ha polverizzato le stime della vigilia.

L’onda del corteo travolge la Tangenziale Est: il “No Kings” rompe gli argini e blocca la città

Il momento di massima tensione comunicativa e logistica si è verificato quando la testa del corteo, dopo aver attraversato via dello Scalo di San Lorenzo, ha deciso di puntare verso le rampe della Tangenziale Est. Al grido di “Siamo tutte antifasciste!” e “Blocchiamo tutto”, migliaia di manifestanti hanno occupato le corsie dell’arteria fondamentale per la mobilità romana, solitamente preclusa ai pedoni.

Il blocco ha trasformato il viadotto in una distesa di bandiere e striscioni, lasciando centinaia di automobilisti in balia delle chiusure d’urgenza. La decisione di uscire dall’itinerario stabilito è nata, secondo gli organizzatori, dalla necessità fisica di far defluire una massa umana che la Questura e i movimenti stessi non avevano previsto in queste proporzioni.

Un momento simbolico ha segnato l’arrivo: lo striscione di testa, recante lo slogan “Per un mondo libero dalle guerre”, è stato affisso sulle mura dell’Istituto di Medicina Legale della Sapienza, suggellando una mobilitazione che ha travalicato l’itinerario previsto.

Numeri da record: una città tagliata in due

Se le previsioni parlavano di una mobilitazione importante, la realtà dei fatti ha descritto uno scenario diverso. Gli organizzatori hanno parlato di 300.000 persone in piazza, numeri che la Questura però, non ha confermato. Al di là delle cifre ufficiali, l’evidenza del “fiume umano” era nei tempi di percorrenza: mentre i primi spezzoni avevano già ampiamente superato Piazza San Giovanni, la coda del corteo era ancora ferma a Piazza dell’Esquilino, impossibilitata a muoversi per la saturazione delle strade.

Il corteo, partito intorno alle 14:30 da Piazza della Repubblica, ha visto la partecipazione di delegazioni giunte da ogni parte d’Italia. Una mobilitazione massiccia che ha spinto i commercianti di via Cavour e delle zone limitrofe a serrare le saracinesche, temendo che la pressione della folla o possibili infiltrazioni potessero degenerare in scontri, nonostante il clima sia rimasto prevalentemente pacifico seppur accesissimo nei toni politici.

Simboli di morte in contrasto con messaggi pace e contro il riarmo

Al centro della manifestazione non c’è stata solo la protesta interna contro il Governo Meloni, di cui sono state chieste le dimissioni, ma il contesto internazionale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”.

Tra i simboli più eclatanti apparsi in piazza, ha sfilato un imponente missile di legno: sulla sua cima, però, non c’era una testata, ma fiori colorati e la bandiera della pace. Lungo la struttura erano affisse immagini crude dei conflitti in Medio Oriente, un monito visivo contro la corsa agli armamenti.

Tra le mani dei giovani, oltre l’orrore dei simboli di morte di una ghigliottina e le immagini di premier e ministri a testa in giù, su cui stanno indagando le forze dell’ordine, hanno trovato spazio anche cartelli diventati subito virali, come quello che recitava: “Terza guerra mondiale, ma che siete matti? Non la vogliamo studiare”. Un mix di colori e sigle che ha visto sventolare fianco a fianco le bandiere della Palestina e del Venezuela con quelle della CGIL, di AVS, di Amnesty International e dei numerosi centri sociali romani.

La Capitale blindata e la gestione dell’ordine pubblico

Nonostante la deviazione in Tangenziale, la macchina della sicurezza ha cercato di contenere i disagi. Oltre mille uomini e donne delle forze dell’ordine, tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, sono stati dispiegati nei punti nevralgici del centro. Il dispositivo, concordato durante il tavolo tecnico in Questura e nel comitato per l’ordine e la sicurezza, è stato rafforzato massicciamente dalle unità della Polizia Locale di Roma Capitale per gestire le deviazioni del traffico.

L’attenzione degli agenti è rimasta altissima per tutto il pomeriggio, specialmente nei passaggi più delicati vicino ai palazzi istituzionali, considerata la giornata classificata “ad alto rischio” per la concomitanza con le proteste di altre capitali mondiali. Nonostante la forzatura del percorso verso la Tangenziale, non si sono registrati scontri fisici diretti di rilievo, ma una costante attività di contenimento per evitare che i manifestanti si disperdessero nei vicoli del centro storico. Con il calare del sole, il corteo ha iniziato a convergere verso il pratone di San Giovanni.