Questo sabato pomeriggio la Capitale è percorsa da una mobilitazione globale, un fiume umano che ha rivendicato il diritto alla pace ma che, in alcuni tratti del suo percorso, ha lasciato spazio a simboli di violenza politica e di morte che riportano la memoria ai periodi più bui della storia italiana. Il corteo “No Kings”, inserito nella cornice internazionale “Together – Contro i re e le loro guerre”, è partito con l’ambizione di unire 300mila voci contro i conflitti mondiali, per poi ritrovarsi a sventolare delle immagini scioccanti di una ghigliottina e di esponenti delle istituzioni raffigurati come condannati a morte.
Tensione a Roma per la mobilitazione “No Kings”: commercianti serrano le saracinesche al passaggio del corteo tra slogan sovversivi e messaggi di morte diretti al Governo
L’episodio più grave è avvenuto nel cuore del centro storico, in Piazza dell’Esquilino. Qui, tra le bandiere arcobaleno e gli striscioni contro il riarmo, è comparsa una ghigliottina in legno di dimensioni reali.
Accanto al patibolo, con un richiamo esplicito e macabro a Piazzale Loreto, sono state esposte le foto della premier Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa, tutte rigorosamente collocate a testa in giù.

L’esposizione di questi simboli non è stata un episodio isolato di folklore, ma si è accompagnata a striscioni dal contenuto inequivocabile. “Se viviamo è per far saltare la testa dei re”, recitava un cartello, mentre altri vessilli inneggiavano alla figura degli anarchici Sara e Sandro. Un attacco diretto al cuore dello Stato che ha trasformato, per molti osservatori, una manifestazione di pace in un palcoscenico di minacce eversive.
L’ala anarchica e il fronte per Cospito
Il corteo, che ha raggiunto Piazza San Giovanni snodandosi tra Via Cavour e Via Einaudi, ha visto la partecipazione massiccia di nuclei anarchici che hanno sfruttato la visibilità dell’evento per riportare al centro della piazza la battaglia contro il regime carcerario del 41bis.
“Lo Stato tortura, Alfredo Libero”, si leggeva sugli stendardi in sostegno di Alfredo Cospito, l’anarchico condannato al carcere duro. La tensione è stata percepibile lungo tutto il tragitto: al grido di “un saluto dai sovversivi”, lanciato dai megafoni del camion in testa alla manifestazione, diversi commercianti di Via Cavour hanno preferito abbassare le saracinesche per timore di disordini, nonostante il carattere ufficialmente pacifico dell’evento.
Forze dell’ordine in azione per identificare i responsabili dell’esposizione dei vessilli offensivi
Le forze dell’ordine hanno monitorato l’intero tragitto del corteo, in particolare il quadrante tra Via Einaudi e Via Cavour. Al momento, la situazione è sotto osservazione per identificare i responsabili dell’esposizione dei vessilli offensivi e della struttura del patibolo in legno, considerati gesti di grave ostilità verso le cariche dello Stato.
Resta lo shock per una giornata che sta mostrando una frattura profonda. Da un lato la “grande domanda di pace” evocata dai leader di sinistra, dall’altro l’uso di simboli di morte che puntano direttamente ai massimi vertici dello Stato. Se per Landini e i rappresentanti di AVS la piazza rappresenta “un’altra Italia possibile”, per le istituzioni in questo sabato 28 marzo rimane l’immagine di una ghigliottina che sta trasformando la critica politica in un’inquietante istigazione alla violenza.
Le indagini sulle responsabilità dell’esposizione dei manifesti a testa in giù e del patibolo sono già state avviate dalle forze dell’ordine presenti sul posto, nel tentativo di identificare i gruppi responsabili di questo gravissimo strappo democratico.


















