Il centro riparazioni era un deposito di smartphone rubati e cannibalizzati: sigilli a negozio dell’Esquilino

Dietro all'insegna di un comune negozio si nascondeva un centro di riciclaggio: smartphone ridotti a scheletri e privati di ogni elemento che potesse ricondurre al legittimo proprietario

Foto d'archivio

Dietro l’insegna di un comune centro assistenza smartphone, a due passi dalla stazione Termini, non si riparavano dispositivi, ma si smantellavano per estrarne pezzi di ricambio utili a foraggiare il mercato nero. L’attività illecita è stata scoperta durante un controllo degli agenti della Divisione Amministrativa della Questura di Roma, che si sono trovati di fronte a uno scenario inequivocabile: scaffali pieni di dispositivi che non avrebbero mai ripreso a funzionare.

Dietro all’insegna di un comune negozio si nascondeva un centro di riciclaggio: smartphone ridotti a scheletri e privati di ogni elemento che potesse ricondurre al legittimo proprietario

Nel centro assistenza in via Alfredo Cappellini, i telefoni cellulari venivano sistematicamente cannibalizzati per alimentare un mercato parallelo di pezzi di ricambio di dubbia provenienza, rendendo il locale un vero e proprio centro di smistamento per la ricettazione.

Il sistema dei dispositivi “invisibili”

L’ispezione ha rivelato un’anomalia strutturale nella gestione dell’attività. La quasi totalità degli apparecchi rinvenuti era ridotta a scheletri tecnologici. Gli smartphone erano stati cannibalizzati rimuovendo i codici identificativi IMEI e ogni elemento che potesse ricondurre al legittimo proprietario.

In assenza dei registri di carico e della documentazione d’ingresso, i dispositivi diventavano “fantasma”: oggetti impossibili da tracciare, pronti per essere venduti a pezzi. Una pratica che permetteva di occultare la provenienza illecita dei beni, trasformando il laboratorio in un buco nero della legalità dove i cellulari venivano smontati senza lasciare traccia documentale.

L’unico telefono integro e la denuncia

In questo cimitero di circuiti e schermi spaccati, gli agenti hanno isolato un unico smartphone integro e perfettamente funzionante. Alla richiesta di esibirne le ricevute e spiegarne la presenza il titolare non è stato in grado di fornire risposte coerenti.

Così sono partiti i successivi accertamenti nelle banche dati delle Forze dell’Ordine, che hanno confermato i sospetti: quel telefono era stato denunciato come smarrito lo scorso dicembre. La prova che i dispositivi non erano lì per riparazioni autorizzate, ma venivano cannibalizzati o detenuti illegalmente, e che ha portato alla denuncia immediata del titolare per il reato di ricettazione.

I provvedimenti del Questore e la chiusura

La gravità dei fatti emersi ha spinto la Divisione Amministrativa a chiudere rapidamente l’istruttoria. Il Questore di Roma ha emesso un provvedimento di sospensione della licenza ai sensi dell’articolo 100 del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), ritenendo l’attività un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il centro assistenza rimarrà chiuso per 20 giorni, ponendo fine, almeno temporaneamente, al giro di affari legato agli smartphone cannibalizzati.