Erosione a Capocotta, il Tirreno avanza imperterrito anche a sud del Lido di Roma dopo aver devastato stabilimenti e arenili storici di Ostia, inclusi quelli su cui sono situate alcune delle sue spiagge libere urbane.
Erosione a Capocotta, il mare sbrana le dune e divora la linea di costa arrivando a lambire un ecosistema unico insieme all’area protetta di Sabaudia
Quella che si prospetta, ormai a pochi mesi dal suo inizio, è una stagione balneare degna di un reality show ribattezzato ‘L’isola dei disastri’.
E oggi, venerdì 20 febbraio, è venuta meno l’illusione che questo spettacolo devastante -cui fa da sfondo l’inerzia dell’amministrazione locale che ha addirittura rinunciato a fondi già disponibili per la lotta all’erosione– potesse limitarsi alla zona di Levante dove, pezzo dopo pezzo, sono venute giù le infrastrutture di Kursaal, Shilling e Sporting Beach, mentre la fontana dello Zodiaco fu salvata in extremis lo scorso anno.
Le onde e le mareggiate del generale inverno hanno, infatti, rivolto la loro famelica attenzione alle dune di Capocotta. L’impensabile è accaduto. L’ultimo lembo di macchia mediterranea, delimitata dalla via Litoranea oltreché naturale sbocco a mare della pineta di Castel Porziano, sta sparendo sotto la spinta inarrestabile dei flutti.
Un muro di sabbia alto due metri si è alzato sul fronte di quella meraviglia creata dalla natura, là dove il profilo ondulato della spiaggia è ricoperto di cespugli vicini alla fioritura.
Lo spettacolo è impressionante e si aggiunge distruzione alle piattaforme di alcuni dei chioschi che si trovano in quella zona e che da sempre sono un traguardo privilegiato da chi, anche durante la stagione fredda, desiderava concedersi lunghe passeggiate attraverso un ampio fronte di costa che ora non esiste più.
Una spada di Damocle pende ora sul destino dell’ultima testimonianza di un sistema dunale che, nel Lazio, ha soltanto un’area caratterizzata da un identico habitat naturale: quella di Sabaudia, situata decine di chilometri più a sud.
Adesso chi immaginava di godersi non solo l’estate, ma i tepori di una primavera non troppo lontana, dovrà fare i conti con uno scenario degno dello sbarco dei marines sulla spiaggia devastata dai bombardamenti dell’isola di Iwo Jima, durante la seconda guerra mondiale.
Quei sette chilometri di costa che sono collocati all’interno dell’area protetta di Castelporziano rischiano di sparire e, con essi, la vegetazione tipica che, nei mesi di aprile e maggio, sboccia lasciando spazio alla visione di un paesaggio a dir poco emozionante.
Chi salverà, adesso, quel paradiso abbandonato a un destino reversibile se le istituzioni competenti lo volessero? Chi metterà al sicuro i gigli e il vilucchio di mare o la camomilla marina, che esplodono in fitti cespugli che sembrano cuscini bianchi adagiati sulla sabbia?
A Pomezia, per esempio, il Comune ha deciso di prendere il toro per le corna e ha iniziato la posa di blocchi di basalto, per una lunghezza di circa 250 metri, a protezione delle case di Campo Ascolano ormai assediate dai marosi. E Capocotta?
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