Proseguono le iniziative processuali della Procura della Repubblica di Roma per avviare un iter giudiziario indipendente e parallelo sulle circostanze e sulle responsabilità che hanno condotto alla tragedia del bar discoteca Le Constellation di Crans Montana nella notte di Capodanno.
Sulla strage di Crans Montana i magistrati della capitale continuano a incalzare le autorità elvetiche
I magistrati romani hanno dato inizio a ulteriori iniziative nell’ambito della rogatoria necessaria per acquisire della giurisdizione elvetica elementi di prova e documentazioni utili a ricostruire le responsabilità dei coniugi Jacques e Jessica Moretti e delle autorità locali per mancati controlli sulla sicurezza del locale.
I pm hanno incaricato la Squadra Mobile di sentire i feriti, quando le condizioni lo permetteranno, e di acquisire le cartelle cliniche.
La Procura, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi con l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio, procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica.
Nella rogatoria, intanto, gli inquirenti capitolini hanno chiesto l’accesso agli atti, la lista degli indagati, i documenti relativi ai controlli e alle autorizzazioni del comune, anche sui materiali utilizzati nel locale in cui è divampato l’incendio che ha causato 41 vittime, tra le quali 6 ragazzi italiani, e oltre 100 feriti.
Una volta ricevuti gli atti si procederà con le iscrizioni nel registro degli indagati dei titolari dell’esercizio distrutto dalle fiamme e di eventuali ulteriori posizioni ritenute giuridicamente rilevanti.
La Svizzera dovrà altresì pronunciarsi sull’invio a Crans Montana di un pool investigativo italiano, composto da agenti della Squadra Mobile e specialisti dei vigili del fuoco, per affiancare gli inquirenti svizzeri nell’acquisizione delle prove. Ma si tratta di un passaggio che richiede uno specifico iter di approvazione.
Come sta Manfredi Marcucci
Manfredi Marcucci, il 16enne rimasto gravemente ferito nell’incendio di Crans Montana, è uscito dal coma farmacologico il 16 gennaio scorso dopo due settimane di cure intensive.
Ricoverato al Niguarda di Milano, il ragazzo ha compiuto ulteriori passi in avanti sull’arduo percorso della guarigione. Dopo essere stato estubato e trasferito nel centro grandi ustionati ha cominciato a parlare, a rispondere alle domande dei genitori. Nonostante le difficoltà, i medici parlano di un segnale positivo, anche se il percorso di recupero resta incerto.
“Posso andare in gita con la scuola? E i miei amici dove sono?” ha mormorato Manfredi ai suoi genitori, che non nascondono un cauto ottimismo. La memoria del ragazzo è ancora confusa, ma la sua voglia di comunicare è un segno di speranza. Manfredi, infatti, ha continuato a chiedere notizie dei compagni di classe e della sua famiglia, non ricordando i dettagli dell’incidente, che ha causato la morte di uno dei suoi amici, il 16enne di Prati Riccardo Minghetti.
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