Un condominio trasformato in una vera e propria base dello spaccio: è questo il quadro emerso dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Anzio, che hanno portato all’arresto di tre persone a Nettuno. Un modus operandi organizzato e capillare, con vedette, telecamere e persino il coinvolgimento di un minorenne, le attività illecite erano diventate sempre più radicate e strutturate all’interno del complesso residenziale, che nel business, avevano calcolato anche la vicinanza a diversi istituti scolastici.
Lo spaccio condominiale a due passi dalle scuole: smantellata la rete di “droga condominiale” che usava il minore per le attività più delicate
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Velletri, si sono sviluppate attraverso appostamenti e telecamere di videosorveglianza, attraverso i quali gli investigatori hanno ricostruito con precisione il funzionamento della rete di spaccio, tra le modalità di cessione della droga e l’organizzazione dei pusher.
Il primo approccio degli indagati con i clienti avveniva sul ballatoio esterno del condominio, dove le cessioni avvenivano sotto l’occhio vigile delle vedette. I clienti poi venivano fatti entrare nell’edificio seguendo le indicazioni precise fornite dagli spacciatori, un sistema studiato per evitare controlli e interferenze dall’esterno. La presenza di telecamere interne infine, completava il dispositivo di sicurezza, garantendo il controllo totale dell’area.
L’appartamento blindato: una base operativa interna
Successivamente, l’attività si è spostata all’interno di un appartamento trasformato in base operativa dello spaccio. L’abitazione era stata fortificata con inferriate a porte e finestre, consentendo la cessione della droga senza che gli spacciatori entrassero in contatto diretto con i clienti. Qui, gli indagati gestivano un flusso costante di cessioni, consolidando la loro rete con organizzazione e disciplina, come in una vera e propria “microimpresa” criminale.
L’appartamento blindato rappresentava un rifugio sicuro per il traffico di sostanze stupefacenti, dove ogni movimento era monitorato e coordinato per ridurre al minimo i rischi di scoperta.
Il coinvolgimento di un minorenne
Un elemento aggravante dell’indagine riguarda il coinvolgimento di un minorenne che partecipava all’attività di spaccio insieme a due pusher maggiorenni. E la presenza del giovane, permetteva agli spacciatori anche di ampliare la rete e di gestire le operazioni con maggiore flessibilità, approfittando della sua minore responsabilità penale per coprire alcune fasi dell’attività illecita.
Anche il minorenne, così come gli altri due indagati, è ora destinatario della misura cautelare della custodia in carcere, eseguita dai carabinieri con l’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Velletri.
Con l’arresto dei tre soggetti, le forze dell’ordine hanno interrotto la rete di spaccio consolidata e particolarmente pericolosa, capace di operare in pieno giorno all’interno di un condominio vicino a scuole e aree frequentate da minori.


















